Negli studi geografici contemporanei, la ricostruzione della nascita e dell’evoluzione della Modernità è sovente ricondotta alle vicende di un paradigma esclusivamente occidentale, prodotto delle attività delle corti rinascimentali europee. L’interpretazione di questo fondamentale mutamento nel pensiero del mondo manifesta la necessità di contestualizzare gli avvenimenti nel più ampio ambito mediterraneo: nella descrizione della ricezione della Geographia di Tolomeo in Europa ma anche nel Vicino Oriente, nei due macro-periodi dei secoli IX-XI e XIV-XV. Nella prima parte di questo lavoro, si conduce un confronto attraverso il quale si tenta di mettere in luce alcuni contatti valorizzati occasionalmente nella letteratura precedente, con la ricostruzione delle vicende di figure come quelle dei geografi del califfo abbaside al-Ma’mūn (primo periodo); del bizantino Giorgio Amiroutzes e la prima traduzione moderna dell’opera tolemaica alla corte di Mehmet II; del pittore Matteo de’ Pasti, i suoi viaggi tra le due grandi sponde del Mediterraneo e il traffico di carte geografiche di cui fu protagonista (secondo periodo). Nella seconda parte, si citano opere ed eventi che provano a riequilibrare il rapporto tra Venezia e Firenze rivalorizzando, alla luce dei riscontri più recenti, il peso della produzione veneziana. In particolare, per osservare le diverse sfumature dell’idea di Modernità, è necessario considerare quelli che sono stati i teatri principali del suo sviluppo: quella rete di città creative attive nella traduzione, nell’ammodernamento e nella diffusione della Geographia nell’Italia del XV secolo, in cui si include anche Ferrara. Il confronto tra la sponda occidentale e quella orientale del Mediterraneo viene riproposto attraverso le diverse declinazioni dell’opera tolemaica che avrebbero portato alla definizione della prospettiva nello sguardo occidentale; differenza cruciale rispetto alla teoria della visione nello sguardo orientale. Nella parte conclusiva, gli elementi raccolti durante il percorso vengono analizzati lungo tre potenziali direzioni di ricerca in rapporto alle conseguenze nella concezione di nuovi paradigmi territoriali intesi come dispositivi politici, a partire dal XVII secolo, considerando il ruolo fondamentale svolto, oltre che dalla cultura visuale, anche dalla stampa e dai tentativi di Modernità del Vicino Oriente.

Alle origini della territorialità moderna: il Mediterraneo, l’Oriente, l’Occidente

MODAFFARI, GIOVANNI
2020

Abstract

Negli studi geografici contemporanei, la ricostruzione della nascita e dell’evoluzione della Modernità è sovente ricondotta alle vicende di un paradigma esclusivamente occidentale, prodotto delle attività delle corti rinascimentali europee. L’interpretazione di questo fondamentale mutamento nel pensiero del mondo manifesta la necessità di contestualizzare gli avvenimenti nel più ampio ambito mediterraneo: nella descrizione della ricezione della Geographia di Tolomeo in Europa ma anche nel Vicino Oriente, nei due macro-periodi dei secoli IX-XI e XIV-XV. Nella prima parte di questo lavoro, si conduce un confronto attraverso il quale si tenta di mettere in luce alcuni contatti valorizzati occasionalmente nella letteratura precedente, con la ricostruzione delle vicende di figure come quelle dei geografi del califfo abbaside al-Ma’mūn (primo periodo); del bizantino Giorgio Amiroutzes e la prima traduzione moderna dell’opera tolemaica alla corte di Mehmet II; del pittore Matteo de’ Pasti, i suoi viaggi tra le due grandi sponde del Mediterraneo e il traffico di carte geografiche di cui fu protagonista (secondo periodo). Nella seconda parte, si citano opere ed eventi che provano a riequilibrare il rapporto tra Venezia e Firenze rivalorizzando, alla luce dei riscontri più recenti, il peso della produzione veneziana. In particolare, per osservare le diverse sfumature dell’idea di Modernità, è necessario considerare quelli che sono stati i teatri principali del suo sviluppo: quella rete di città creative attive nella traduzione, nell’ammodernamento e nella diffusione della Geographia nell’Italia del XV secolo, in cui si include anche Ferrara. Il confronto tra la sponda occidentale e quella orientale del Mediterraneo viene riproposto attraverso le diverse declinazioni dell’opera tolemaica che avrebbero portato alla definizione della prospettiva nello sguardo occidentale; differenza cruciale rispetto alla teoria della visione nello sguardo orientale. Nella parte conclusiva, gli elementi raccolti durante il percorso vengono analizzati lungo tre potenziali direzioni di ricerca in rapporto alle conseguenze nella concezione di nuovi paradigmi territoriali intesi come dispositivi politici, a partire dal XVII secolo, considerando il ruolo fondamentale svolto, oltre che dalla cultura visuale, anche dalla stampa e dai tentativi di Modernità del Vicino Oriente.
22-mag-2020
Italiano
Storia del pensiero geografico, Mediterraneo, Geographia, Tolomeo, Occidente, Oriente, cartografia, Impero ottomano
Università degli Studi di Milano-Bicocca
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/106541
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIMIB-106541