L’intervento di plastica erniaria inguinale per via anteriore con protesi è una delle procedure chirurgiche più eseguite nel mondo, soprattutto dopo l’introduzione di tecniche tension-free con materiale protesico, le quali hanno accorciato la degenza post operatoria ed il tasso di recidiva. Un problema ancora non risolto è costituito dal CPIP (dolore inguinale cronico post ernioplastica) che ha, ad oggi, ancora notevole impatto sulla qualità della vita del paziente nonché costi sanitari aggiuntivi non trascurabili essendo stato quantificato, a seconda degli studi in letteratura, colpire dal 6% al 18% dei pazienti. La genesi multifattoriale della sindrome dolorosa cronica ha come principali indiziati l’intrappolamento nervoso di fibre sensitive all’interno della protesi o delle linee di sutura; l’attenzione quindi si è spostata nella ricerca di materiali protesici con meno residuo tissutale e posizionabili senza suture aggiuntive. Al momento le protesi biologiche, pur rappresentando l’alternativa ideale, non possono essere utilizzate a causa del costo esageratamente elevato. In questo lavoro è stato fatto un confronto a distanza dell’impatto del dolore in due gruppi di pazienti, un gruppo sottoposto a plastica tradizionale con protesi in polipropilene sec. Lichtenstein, il secondo gruppo sottoposto a plastica con protesi ProGrip senza alcun punto di sutura aggiuntivo. I risultati ottenuti hanno innanzitutto definito che la procedura effettuata con ProGrip risulta significativamente più breve (p<0.0001), consentendo quindi l’utilizzo di minori quantità di anestetico e sedazioni più veloci. Sovrapponibile la lunghezza delle ferite. L’entità del dolore cronico post operatorio appare sovrapponibile a medio-lungo termine, anche se tra il primo e il terzo mese post procedura si nota un decremento maggiore del dolore nel gruppo ProGrip, seppure in modo non significativo statisticamente. Sovrapponibile anche la sicurezza di entrambe le tecniche, non avendo osservato alcuna infezione di ferita né alcuna recidiva nel periodo di osservazione. Come atteso, una vera differenza, se si esclude l’approccio laparoscopico, può essere data dal poter utilizzare protesi biologiche, con completo riassorbimento e assenza di materiale residuo nei tessuti, situazione al momento non consentita dall’eccessivo costo dei materiali.

IL DOLORE ACUTO E CRONICO DOPO PLASTICA ERNIARIA INGUINALE CON PROTESI. RUOLO DELLA RIDUZIONE DEL RESIDUO PROTESICO NEL SUO CONTROLLO. RISULTATI A MEDIO TERMINE

2017

Abstract

L’intervento di plastica erniaria inguinale per via anteriore con protesi è una delle procedure chirurgiche più eseguite nel mondo, soprattutto dopo l’introduzione di tecniche tension-free con materiale protesico, le quali hanno accorciato la degenza post operatoria ed il tasso di recidiva. Un problema ancora non risolto è costituito dal CPIP (dolore inguinale cronico post ernioplastica) che ha, ad oggi, ancora notevole impatto sulla qualità della vita del paziente nonché costi sanitari aggiuntivi non trascurabili essendo stato quantificato, a seconda degli studi in letteratura, colpire dal 6% al 18% dei pazienti. La genesi multifattoriale della sindrome dolorosa cronica ha come principali indiziati l’intrappolamento nervoso di fibre sensitive all’interno della protesi o delle linee di sutura; l’attenzione quindi si è spostata nella ricerca di materiali protesici con meno residuo tissutale e posizionabili senza suture aggiuntive. Al momento le protesi biologiche, pur rappresentando l’alternativa ideale, non possono essere utilizzate a causa del costo esageratamente elevato. In questo lavoro è stato fatto un confronto a distanza dell’impatto del dolore in due gruppi di pazienti, un gruppo sottoposto a plastica tradizionale con protesi in polipropilene sec. Lichtenstein, il secondo gruppo sottoposto a plastica con protesi ProGrip senza alcun punto di sutura aggiuntivo. I risultati ottenuti hanno innanzitutto definito che la procedura effettuata con ProGrip risulta significativamente più breve (p<0.0001), consentendo quindi l’utilizzo di minori quantità di anestetico e sedazioni più veloci. Sovrapponibile la lunghezza delle ferite. L’entità del dolore cronico post operatorio appare sovrapponibile a medio-lungo termine, anche se tra il primo e il terzo mese post procedura si nota un decremento maggiore del dolore nel gruppo ProGrip, seppure in modo non significativo statisticamente. Sovrapponibile anche la sicurezza di entrambe le tecniche, non avendo osservato alcuna infezione di ferita né alcuna recidiva nel periodo di osservazione. Come atteso, una vera differenza, se si esclude l’approccio laparoscopico, può essere data dal poter utilizzare protesi biologiche, con completo riassorbimento e assenza di materiale residuo nei tessuti, situazione al momento non consentita dall’eccessivo costo dei materiali.
mar-2017
Italiano
chronic pain, herniplasty, mesh
Roncoroni, Luigi
Università degli Studi di Parma
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
relazione%20attivit%c3%a0%20di%20dottorato.pdf

accesso solo da BNCF e BNCR

Tipologia: Altro materiale allegato
Dimensione 45.95 kB
Formato Adobe PDF
45.95 kB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/127355
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPR-127355