Nel mio lavoro ho cercato di fornire un’immagine complessiva del pensiero filosofico di Leopardi partendo da due concetti in particolare, il «desiderio» e l’«assuefazione». Una simile operazione è motivata dal fatto che questi sono due concetti che Leopardi mostra di utilizzare non solo per la comprensione del mondo umano, ma anche per la descrizione della natura nel suo complesso. Essi potranno anche essere considerati come le due coordinate di un unico piano entro cui comprendere tutto l’esistente. Se il desiderio è pensato da Leopardi come una tendenza innata e illimitata al piacere inseparabile dalla vita stessa, assuefazione è invece sinonimo di abitudine. Essa presuppone una «conformabilità» o «assuefabilità» (vale a dire una capacità, propria tanto del corpo quanto della mente, di acquisire sempre nuove forme o appunto assuefazioni) e una «memoria», intesa come superficie di registrazione. Il mio lavoro si articola in cinque capitoli, che possono essere divisi in tre gruppi principali. I primi due ruotano attorno al concetto di desiderio, il terzo e il quarto si concentrano sul tema dell’assuefazione, mentre il quinto ed ultimo capitolo considera queste due tematiche all’interno del contesto politico. Pur fondandosi principalmente sullo "Zibaldone", il mio lavoro tenta delle incursioni anche in altri testi, in particolare nei "Canti", nelle "Operette morali" e nei "Pensieri", considerati non come momenti accessori ma nella loro specifica portata conoscitiva, capace talvolta di rischiarare alcuni luoghi più propriamente filosofici del pensiero leopardiano.

Dinamiche del desiderio e forme dell'assuefazione. Studio sul pensiero di Leopardi

2011

Abstract

Nel mio lavoro ho cercato di fornire un’immagine complessiva del pensiero filosofico di Leopardi partendo da due concetti in particolare, il «desiderio» e l’«assuefazione». Una simile operazione è motivata dal fatto che questi sono due concetti che Leopardi mostra di utilizzare non solo per la comprensione del mondo umano, ma anche per la descrizione della natura nel suo complesso. Essi potranno anche essere considerati come le due coordinate di un unico piano entro cui comprendere tutto l’esistente. Se il desiderio è pensato da Leopardi come una tendenza innata e illimitata al piacere inseparabile dalla vita stessa, assuefazione è invece sinonimo di abitudine. Essa presuppone una «conformabilità» o «assuefabilità» (vale a dire una capacità, propria tanto del corpo quanto della mente, di acquisire sempre nuove forme o appunto assuefazioni) e una «memoria», intesa come superficie di registrazione. Il mio lavoro si articola in cinque capitoli, che possono essere divisi in tre gruppi principali. I primi due ruotano attorno al concetto di desiderio, il terzo e il quarto si concentrano sul tema dell’assuefazione, mentre il quinto ed ultimo capitolo considera queste due tematiche all’interno del contesto politico. Pur fondandosi principalmente sullo "Zibaldone", il mio lavoro tenta delle incursioni anche in altri testi, in particolare nei "Canti", nelle "Operette morali" e nei "Pensieri", considerati non come momenti accessori ma nella loro specifica portata conoscitiva, capace talvolta di rischiarare alcuni luoghi più propriamente filosofici del pensiero leopardiano.
14-nov-2011
Italiano
Amoroso, Leonardo
Università degli Studi di Pisa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/128368
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-128368