Il presente studio, diviso in due Parti, ha come oggetto l’analisi del complesso archeologico di Campetti a Veio, limitatamente alle strutture e alle stratigrafie rinvenute, la sua interpretazione e il confronto con altri siti archeologici di analoga funzione. Nella Parte Prima sono raccolti i capitoli riguardanti la storia degli studi (1), la metodologia della ricerca (2) e l’analisi della stratigrafia e delle strutture del sito in esame, organizzate secondo un ordine cronologico (3-9). Segue poi il capitolo relativo ai complessi archeologici confrontabili (10) ed infine le interpretazioni conclusive (11). La Parte Seconda raccoglie gli elaborati grafici: le planimetrie pertinenti le Fasi archeologiche esaminate e le sezioni generali elaborate a filo di ferro o prospettiche. La parte più consistente della documentazione è rappresentata dalle sezioni stratigrafiche, planimetrie, sezioni/prospetti di edifici o ambienti particolarmente significativi. Le nuove indagini archeologiche (1996-2007) hanno scoperto nuovi significativi dati: il sito era interpretato come una villa romana, periferica rispetto al nucleo della città romana di Veio, mentre i recenti scavi oltre ad individuare significative e inaspettate testimonianze sin dall’età protostorica, hanno portato ad una nuova interpretazione del sito come complesso termale-terapeutico e cultuale almeno a partire dal I sec. d.C. Il complesso di Campetti illustra la storia di Veio a partire dall’età protostorica (Periodo I), come indica il ritrovamento di alcune capanne (Fase 1 e 2) e di numeroso materiale archeologico. Per l’età etrusca (Periodo II) l’area, che doveva inserirsi nel fitto tessuto urbano della città, presenta realtà monumentali caratterizzate, in alcuni casi, da aspetti cultuali e cerimoniali che evidenziano l’importanza sacra del luogo, ripresa anche in epoca successiva. In età romana (Periodi III-V) il sito in esame, in base alle numerose strutture collegate con l’acqua (cisterne, vasche, piscine) e alle diverse iscrizioni con dediche votive a Igea, Ercole, le Fonti e Diana, è interpretabile come un complesso termale-terapeutico e cultuale e allo stato attuale delle ricerche è possibile proporre confronti, nell’ambito dell’Etruria meridionale, con i siti di Vicarello, Stigliano e Aquae Caeretanae.
Il complesso archeologico di Campetti a Veio e i luoghi di culto collegati alle acque (santuari alla sorgente, complessi termali/terapeutici/cultuali) dell’Italia centrale in età romana: tipologie monumentali e considerazioni storiche
2007
Abstract
Il presente studio, diviso in due Parti, ha come oggetto l’analisi del complesso archeologico di Campetti a Veio, limitatamente alle strutture e alle stratigrafie rinvenute, la sua interpretazione e il confronto con altri siti archeologici di analoga funzione. Nella Parte Prima sono raccolti i capitoli riguardanti la storia degli studi (1), la metodologia della ricerca (2) e l’analisi della stratigrafia e delle strutture del sito in esame, organizzate secondo un ordine cronologico (3-9). Segue poi il capitolo relativo ai complessi archeologici confrontabili (10) ed infine le interpretazioni conclusive (11). La Parte Seconda raccoglie gli elaborati grafici: le planimetrie pertinenti le Fasi archeologiche esaminate e le sezioni generali elaborate a filo di ferro o prospettiche. La parte più consistente della documentazione è rappresentata dalle sezioni stratigrafiche, planimetrie, sezioni/prospetti di edifici o ambienti particolarmente significativi. Le nuove indagini archeologiche (1996-2007) hanno scoperto nuovi significativi dati: il sito era interpretato come una villa romana, periferica rispetto al nucleo della città romana di Veio, mentre i recenti scavi oltre ad individuare significative e inaspettate testimonianze sin dall’età protostorica, hanno portato ad una nuova interpretazione del sito come complesso termale-terapeutico e cultuale almeno a partire dal I sec. d.C. Il complesso di Campetti illustra la storia di Veio a partire dall’età protostorica (Periodo I), come indica il ritrovamento di alcune capanne (Fase 1 e 2) e di numeroso materiale archeologico. Per l’età etrusca (Periodo II) l’area, che doveva inserirsi nel fitto tessuto urbano della città, presenta realtà monumentali caratterizzate, in alcuni casi, da aspetti cultuali e cerimoniali che evidenziano l’importanza sacra del luogo, ripresa anche in epoca successiva. In età romana (Periodi III-V) il sito in esame, in base alle numerose strutture collegate con l’acqua (cisterne, vasche, piscine) e alle diverse iscrizioni con dediche votive a Igea, Ercole, le Fonti e Diana, è interpretabile come un complesso termale-terapeutico e cultuale e allo stato attuale delle ricerche è possibile proporre confronti, nell’ambito dell’Etruria meridionale, con i siti di Vicarello, Stigliano e Aquae Caeretanae.File | Dimensione | Formato | |
---|---|---|---|
Ugo_Fusco_ParteI.pdf
accesso aperto
Tipologia:
Altro materiale allegato
Dimensione
44.67 MB
Formato
Adobe PDF
|
44.67 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
Ugo_Fusco_ParteII.pdf
accesso aperto
Tipologia:
Altro materiale allegato
Dimensione
3.29 MB
Formato
Adobe PDF
|
3.29 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/128881
URN:NBN:IT:UNIPI-128881