Lo studio prevede un'analisi dettagliata della prosa non finzionale in lingua italiana degli ultimi venticinque anni. Partendo dalla distinzione aristotelica fra poesia e storia, si vuole dimostrare come essa, nella cosiddetta non-fiction (termine consacrato dal romanziere Truman Capote nel 1966) italiana, sia stata rielaborata originalmente. Difatti, la non-fiction prevede un uso di narrazioni strettamente veridiche, che si avvalgono però di dispositivi finzionali propri della fiction. Ciò viene illustrato brevemente in un preambolo teorico che costituisce il capitolo 1. Nel capitolo 2, s'illustra il panorama delle narrazioni fra letteratura e giornalismo dagli anni '60 ai giorni nostri in Italia, puntando a sottolineare soprattutto le specificità delle prose non d'invenzione del passato. L'inizio degli anni '90 segna, a questo proposito, uno spartiacque temporale, a partire dal quale il rinnovato interesse per una narrazione testimoniale e un uso strumentale del documento costituiscono due elementi di forte novità rispetto a reportage, saggi, inchieste del passato. Il capitolo 3 esamina proprio come varie forme di scrittura non d'invenzione consegnate dalla tradizione letteraria siano state, nella non-fiction, rielaborate in discorsi parzialmente originali, che non coincidono né col romanzo né con le forme di partenza. Scritti di viaggio, saggio, reportage e biografia sono le quattro grandi categorie esaminate nelle loro premesse teoriche e negli esiti di trasformazione, a partire da specifici esempi narrativi contemporanei esaminati in dettaglio (Arminio, Trevi, Pascale, Franchini, et cetera). Il capitolo 4, di taglio più saggistico, si concentra invece su alcune peculiarità stilistiche e costanti tematiche della non-ficiton, provando a delineare alcune continuità all'interno di una categoria di prosa indubbiamente eterogenea. Anzitutto, si esamina la posizione del narratore rispetto ai personaggi reali di cui parla, il suo margine di libertà nell'esprimere la vita interiore di essi (una facoltà che, teoricamente, solo il narratore di fiction può concedersi), la sua capacità di riscrivere testimonianze e dialoghi reali pur senza avervi assistito. Questa capacità, che già travalica i limiti dell'invenzione concessi normalmente a una narrazione storiografica, apre a una riflessione più generale su limiti dell'invenzione e margini del "discorso di verità" che la non-fiction contemporanea presuppone. Alcuni esempi dalla letteratura straniera (per es. Carrère) sono portati all'attenzione. Vengono infine analizzati presupposti autoriali e costanti tematiche, nell'ordine: il senso di opposizione e conciliazione con la realtà esterna degli autori-protagonisti, l'impotenza verso la sfera della cronaca (e la possibilità di intervenire sulla Storia) che sembra cogliere gli scrittori non finzionali, l'uso del racconto di cronaca come coinvolgimento in prima persona e processo simbolico di espiazione per riscattare la marginalità della letteratura. Una breve riflessione sulla posizione della non-fiction rispetto alla storiografia coeva e alla letteratura di fiction (con una nota sulla posizione compromissoria di tale categoria di scrittura) chiude lo studio, non prima di aver dato una definizione provvisoria della categoria, più soddisfacente del termine per negazione "non-fiction": storiografie parallele. Il termine sottolinea la pluralità irriducibile di tali scritture e la sua posizione eterodossa rispetto al lavoro di ricerca storiografico e ai suoi presupposti di esattezza, obiettività, impersonalità.

Storiografie parallele. Uno studio della non-fiction italiana

MARCHESE, LORENZO
2016

Abstract

Lo studio prevede un'analisi dettagliata della prosa non finzionale in lingua italiana degli ultimi venticinque anni. Partendo dalla distinzione aristotelica fra poesia e storia, si vuole dimostrare come essa, nella cosiddetta non-fiction (termine consacrato dal romanziere Truman Capote nel 1966) italiana, sia stata rielaborata originalmente. Difatti, la non-fiction prevede un uso di narrazioni strettamente veridiche, che si avvalgono però di dispositivi finzionali propri della fiction. Ciò viene illustrato brevemente in un preambolo teorico che costituisce il capitolo 1. Nel capitolo 2, s'illustra il panorama delle narrazioni fra letteratura e giornalismo dagli anni '60 ai giorni nostri in Italia, puntando a sottolineare soprattutto le specificità delle prose non d'invenzione del passato. L'inizio degli anni '90 segna, a questo proposito, uno spartiacque temporale, a partire dal quale il rinnovato interesse per una narrazione testimoniale e un uso strumentale del documento costituiscono due elementi di forte novità rispetto a reportage, saggi, inchieste del passato. Il capitolo 3 esamina proprio come varie forme di scrittura non d'invenzione consegnate dalla tradizione letteraria siano state, nella non-fiction, rielaborate in discorsi parzialmente originali, che non coincidono né col romanzo né con le forme di partenza. Scritti di viaggio, saggio, reportage e biografia sono le quattro grandi categorie esaminate nelle loro premesse teoriche e negli esiti di trasformazione, a partire da specifici esempi narrativi contemporanei esaminati in dettaglio (Arminio, Trevi, Pascale, Franchini, et cetera). Il capitolo 4, di taglio più saggistico, si concentra invece su alcune peculiarità stilistiche e costanti tematiche della non-ficiton, provando a delineare alcune continuità all'interno di una categoria di prosa indubbiamente eterogenea. Anzitutto, si esamina la posizione del narratore rispetto ai personaggi reali di cui parla, il suo margine di libertà nell'esprimere la vita interiore di essi (una facoltà che, teoricamente, solo il narratore di fiction può concedersi), la sua capacità di riscrivere testimonianze e dialoghi reali pur senza avervi assistito. Questa capacità, che già travalica i limiti dell'invenzione concessi normalmente a una narrazione storiografica, apre a una riflessione più generale su limiti dell'invenzione e margini del "discorso di verità" che la non-fiction contemporanea presuppone. Alcuni esempi dalla letteratura straniera (per es. Carrère) sono portati all'attenzione. Vengono infine analizzati presupposti autoriali e costanti tematiche, nell'ordine: il senso di opposizione e conciliazione con la realtà esterna degli autori-protagonisti, l'impotenza verso la sfera della cronaca (e la possibilità di intervenire sulla Storia) che sembra cogliere gli scrittori non finzionali, l'uso del racconto di cronaca come coinvolgimento in prima persona e processo simbolico di espiazione per riscattare la marginalità della letteratura. Una breve riflessione sulla posizione della non-fiction rispetto alla storiografia coeva e alla letteratura di fiction (con una nota sulla posizione compromissoria di tale categoria di scrittura) chiude lo studio, non prima di aver dato una definizione provvisoria della categoria, più soddisfacente del termine per negazione "non-fiction": storiografie parallele. Il termine sottolinea la pluralità irriducibile di tali scritture e la sua posizione eterodossa rispetto al lavoro di ricerca storiografico e ai suoi presupposti di esattezza, obiettività, impersonalità.
30-nov-2016
Italiano
autenticità
contemporaneo
invenzione
non-fiction
romanzo
saggio
storiografia
Donnarumma, Raffaele
Casadei, Alberto
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/129902
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-129902