La Tesi ha per oggetto le forme del récit d’enfance da Daudet a Proust; s’iscrive nel solco metodologico di Auerbach, Spitzer e F. Orlando; e si articola in cinque parti più un’introduzione. Tale premessa offre uno sguardo storico-sociologico sui motivi per cui il tema dell’infanzia ha avuto così scarsa fortuna – nel romanzo in generale e in Francia in particolare – fino alla metà del diciannovesimo secolo, e tiene conto di fenomeni di lunga durata come il diffondersi delle teorie sensiste di Locke, l’avvicendarsi di Illuminismo e Romanticismo, la pubblicazione e la pronta traduzione del David Copperfield di Dickens tra il 1850 e il ‘51. La novità dell’argomento, a questa altezza cronologica, condiziona la scelta dei mezzi espressivi orientando la scrittura verso due possibili tonalità di rappresentazione del bambino: una di carattere comico-ironico, l’altra poetico-sublime. La prima sezione è dedicata all’infanzia detta attraverso il filtro dell’ironia, così come si configura nelle opere di Daudet, Vallès, Anatole France e Renard. I motivi e le costanti che definiscono questo raggruppamento hanno a che fare con il punto di vista (la presenza diegetica di un adulto che rivede e racconta il bambino che è stato), la struttura del racconto (condotto alla prima persona ma oscillante dentro un particolare gioco polifonico di voci), il senso di un’operazione che approda all’incertezza sull’ordine gerarchico vigente nel testo e nella società. Si passa, nel capitolo seguente, a una disamina più approfondita di quello che può essere considerato l’esempio principe di questa categoria: l’Enfant di Jules Vallès. Nella terza parte, si ripete lo stesso tipo di operazione per l’infanzia lirica, che ha come esponenti principali Loti, Rolland, Colette, Boylesve, Alain-Fournier e Larbaud. Anche qui s’individua un sistema di ritorni tematici e rimandi stilistici – la prosa di carattere impressionista, la fascinazione per i processi della memoria, la campagna come luogo privilegiato della resistenza al cambiamento, il valore sacrale del segreto e dell’arte – che modula secondo molteplici sfumature il rapporto di contrasto tra l’universo del bambino e quello degli adulti. Segue poi, nel capitolo quarto, l’analisi del Roman d’un enfant di Pierre Loti. La ricerca si chiude infine su Proust: colui che, non più vincolato ad un’evocazione astratta alla Romain Rolland né obbligato a ridere di sé come Vallès, ha saputo fondere – attraverso un’inedita poetica della memoria – le due tonalità di racconto, prendendo dall’una la concretezza e l’abbondanza dei dettagli, dall’altra la serietà del tono, l’identificazione, il pathos.

Storia di una madeleine: poetiche del récit d’enfance da Daudet a Proust

2017

Abstract

La Tesi ha per oggetto le forme del récit d’enfance da Daudet a Proust; s’iscrive nel solco metodologico di Auerbach, Spitzer e F. Orlando; e si articola in cinque parti più un’introduzione. Tale premessa offre uno sguardo storico-sociologico sui motivi per cui il tema dell’infanzia ha avuto così scarsa fortuna – nel romanzo in generale e in Francia in particolare – fino alla metà del diciannovesimo secolo, e tiene conto di fenomeni di lunga durata come il diffondersi delle teorie sensiste di Locke, l’avvicendarsi di Illuminismo e Romanticismo, la pubblicazione e la pronta traduzione del David Copperfield di Dickens tra il 1850 e il ‘51. La novità dell’argomento, a questa altezza cronologica, condiziona la scelta dei mezzi espressivi orientando la scrittura verso due possibili tonalità di rappresentazione del bambino: una di carattere comico-ironico, l’altra poetico-sublime. La prima sezione è dedicata all’infanzia detta attraverso il filtro dell’ironia, così come si configura nelle opere di Daudet, Vallès, Anatole France e Renard. I motivi e le costanti che definiscono questo raggruppamento hanno a che fare con il punto di vista (la presenza diegetica di un adulto che rivede e racconta il bambino che è stato), la struttura del racconto (condotto alla prima persona ma oscillante dentro un particolare gioco polifonico di voci), il senso di un’operazione che approda all’incertezza sull’ordine gerarchico vigente nel testo e nella società. Si passa, nel capitolo seguente, a una disamina più approfondita di quello che può essere considerato l’esempio principe di questa categoria: l’Enfant di Jules Vallès. Nella terza parte, si ripete lo stesso tipo di operazione per l’infanzia lirica, che ha come esponenti principali Loti, Rolland, Colette, Boylesve, Alain-Fournier e Larbaud. Anche qui s’individua un sistema di ritorni tematici e rimandi stilistici – la prosa di carattere impressionista, la fascinazione per i processi della memoria, la campagna come luogo privilegiato della resistenza al cambiamento, il valore sacrale del segreto e dell’arte – che modula secondo molteplici sfumature il rapporto di contrasto tra l’universo del bambino e quello degli adulti. Segue poi, nel capitolo quarto, l’analisi del Roman d’un enfant di Pierre Loti. La ricerca si chiude infine su Proust: colui che, non più vincolato ad un’evocazione astratta alla Romain Rolland né obbligato a ridere di sé come Vallès, ha saputo fondere – attraverso un’inedita poetica della memoria – le due tonalità di racconto, prendendo dall’una la concretezza e l’abbondanza dei dettagli, dall’altra la serietà del tono, l’identificazione, il pathos.
22-gen-2017
Italiano
Iotti, Gianni
Università degli Studi di Pisa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/130706
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-130706