Tra il settembre 1529 e l’agosto 1530 Firenze e la Toscana vissero un lungo dramma, nel quale si intrecciarono virtù civiche e vendette personali, viltà ed eroismi, duelli e tradimenti, gesti di cavalleria e orribili stragi. L’assedio di Firenze (cioè la campagna militare intrapresa da papa Clemente VII de’ Medici, con l’aiuto dell’imperatore Carlo V, per riconquistare la città toscana al dominio della sua famiglia), è stato a lungo considerato dalla storiografia un momento di svolta per la storia d’Italia: la fine delle libertà repubblicane e l’inizio delle dominazioni straniere. Per circa cent’anni, tra gli anni Trenta dell’Ottocento e il Ventennio fascista, sull’argomento furono prodotti un gran numero di studi, per la maggior parte caratterizzati da un approccio idealizzato (e ideologizzato) ai fatti, e condotti su basi non scientifiche. Nel secondo dopoguerra, il tema perse poi molto del suo appeal, ed è stato spesso letto a partire da vecchie interpretazioni. La sconfitta fiorentina è stata frequentemente attribuita a cause esogene, a un intervento militare che avrebbe avuto successo solo grazie al tradimento del capitano generale dei fiorentini, Malatesta Baglioni. Quanto pesarono sulla vicenda le cause endogene? Quale fu il ruolo del patriziato fiorentino nella guerra civile che si svolse in quegli anni, e quale l’apporto fornito dal Dominio, cioè dalle città e dai territori sottomessi a Firenze, nella genesi e nella risoluzione del conflitto? Come si ricomposero gli equilibri sociali distrutti in quegli anni? La storiografia tradizionale ha descritto l’assedio di Firenze come uno scontro impari tra una potenza continentale e un piccolo stato regionale, destinato inevitabilmente a soccombere. Era davvero irresistibile l’impeto militare dell’Impero di Carlo V? Le basi del potere spagnolo furono effettivamente così salde, come la storiografia successiva ha sostenuto? Ripartendo dai documenti dell’epoca, e incrociando le numerose fonti disponibili negli archivi italiani ed europei, l’autore ricostruisce nei dettagli le vicende del biennio 1529-30, che servirono di base per la transizione verso un nuovo sistema politico.

L'assedio di Firenze (1529-1530). Politica, diplomazia e conflitto durante le guerre d'Italia

2012

Abstract

Tra il settembre 1529 e l’agosto 1530 Firenze e la Toscana vissero un lungo dramma, nel quale si intrecciarono virtù civiche e vendette personali, viltà ed eroismi, duelli e tradimenti, gesti di cavalleria e orribili stragi. L’assedio di Firenze (cioè la campagna militare intrapresa da papa Clemente VII de’ Medici, con l’aiuto dell’imperatore Carlo V, per riconquistare la città toscana al dominio della sua famiglia), è stato a lungo considerato dalla storiografia un momento di svolta per la storia d’Italia: la fine delle libertà repubblicane e l’inizio delle dominazioni straniere. Per circa cent’anni, tra gli anni Trenta dell’Ottocento e il Ventennio fascista, sull’argomento furono prodotti un gran numero di studi, per la maggior parte caratterizzati da un approccio idealizzato (e ideologizzato) ai fatti, e condotti su basi non scientifiche. Nel secondo dopoguerra, il tema perse poi molto del suo appeal, ed è stato spesso letto a partire da vecchie interpretazioni. La sconfitta fiorentina è stata frequentemente attribuita a cause esogene, a un intervento militare che avrebbe avuto successo solo grazie al tradimento del capitano generale dei fiorentini, Malatesta Baglioni. Quanto pesarono sulla vicenda le cause endogene? Quale fu il ruolo del patriziato fiorentino nella guerra civile che si svolse in quegli anni, e quale l’apporto fornito dal Dominio, cioè dalle città e dai territori sottomessi a Firenze, nella genesi e nella risoluzione del conflitto? Come si ricomposero gli equilibri sociali distrutti in quegli anni? La storiografia tradizionale ha descritto l’assedio di Firenze come uno scontro impari tra una potenza continentale e un piccolo stato regionale, destinato inevitabilmente a soccombere. Era davvero irresistibile l’impeto militare dell’Impero di Carlo V? Le basi del potere spagnolo furono effettivamente così salde, come la storiografia successiva ha sostenuto? Ripartendo dai documenti dell’epoca, e incrociando le numerose fonti disponibili negli archivi italiani ed europei, l’autore ricostruisce nei dettagli le vicende del biennio 1529-30, che servirono di base per la transizione verso un nuovo sistema politico.
16-dic-2012
Italiano
Angiolini, Franco
Università degli Studi di Pisa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/131136
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-131136