L’inchiesta linguistica sul campo alla base del presente lavoro è costituita da due campagne: la prima si è svolta dal 15 settembre 2006 al 30 luglio 2007, attraverso interviste audio-registrate che hanno coinvolto 16 informatori; la seconda dal 7 gennaio 2012 al 30 settembre 2015, attraverso interviste videoregistrate che hanno coinvolto 72 informatori (alcuni dei quali già intervistati in precedenza). Sia i materiali sonori e visivi raccolti, disponibili per ulteriori indagini del candidato o di altri studiosi, sia il loro ordinamento e le relative analisi presentano un notevole interesse. In proposito si tenga presente che al 2006 gli iscritti alla comunità ebraica di Livorno erano circa 700, per cui il numero degli interrogati corrisponde a circa un decimo. Il campione rimane molto cospicuo, se non rappresentativo in termini tecnicamente statistici, pur se si considera che la tradizione ebraica livornese va oltre gli iscritti alla Keillà e che il detto campione include anche a) parlanti ebrei appartenenti a famiglie in vario modo legate a Livorno ma residenti altrove in Italia e all’estero (Israele, Tunisia, Stati Uniti, ecc.); b) parlanti non ebrei ma impegnati (o di famiglia impegnata) in attività commerciali insieme con ebrei. Questa composizione del campione riflette dinamiche sociali, culturali e linguistiche proprie della comunità indagata, che storicamente ha operato in contesti transnazionali e in un rapporto non discriminato né discriminatorio (entro certi limiti) rispetto alla società circostante. La prima parte del lavoro è dedicata a un profilo storico-linguistico della comunità ebraica di Livorno e alla questione della genesi e della evoluzione del giudeo-livornese, tradizionalmente identificato come bagito o bagitto: questo è uno dei rari casi in cui una varietà giudeo-italiana è indicata con uno specifico glottonimo. Seguono indicazioni circa i principi metodologici adottati per la costituzione del campione, la formulazione del questionario e l'elicitazione dei dati mediante varie tecniche investigative. Il successivo capitolo è dedicato all'analisi degli aspetti fono-morfologici del corpus e alle componenti che ne caratterizzano il lessico differenziale rispetto all'italiano e alle varietà toscane (voci di origine ebraica, iberica o anche italiana e toscana, ma con particolari valori semantici, pragmatici o espressivi). Il fulcro della tesi è comunque il glossario costituito sulla base delle interviste orali. I lemmi raccolti sono 997; per ogni lemma si indicano - oltre alle relative varianti fonetiche - la specificazione grammaticale, la base etimologica e il significato; si riportano poi i contesti di occorrenza con rinvio alle varie interviste. Sin da ora un DVD allegato alla tesi permette il controllo sui relativi segmenti sonori e/o audiovisivi. Ogni singolo lemma si conclude con una sezione dedicata alle sue attestazioni, se esistenti, nella produzione scritta giudeo-livornese e in precedenti glossari o dizionari di ambito livornese, toscano o italiano. Corredano il glossario delle appendici contenenti a) le schede sociolinguistiche dei singoli informatori; b) il lemmario delle voci e delle espressioni attestate nelle fonti a stampa. Quest'ultima appendice permette di apprezzare complessivamente la consistenza del lessico raccolto sul campo rispetto alle fonti giudeo-livornesi scritte (poesie, testi teatrali, lessici, saggi di appassionati e studiosi, ecc.) che coprono circa due secoli, andando dalle canzonette di Purim e dalle prime parodie di fine Settecento sino al Vocabolario livornese con finestra aperta sul bagitto di Giuseppe Marchi (Livorno 1993). Il bagitto sette-ottocentesco era dotato di peculiari caratteri fonomorfologici ed era intimamente legato alle varietà ibero-romanze ancora in uso nella comunità ebraica di Livorno; inoltre varie osservazioni otto- e novecentesche sottolineano quale carattere fortemente distintivo di questa varietà un particolare profilo prosodico e intonativo, identificato spesso come cadenza. Con l'unità d'Italia e soprattutto col XX secolo c'è stato un riallineamento strutturale con le altre parlate giudeo-italiane, che ha prodotto una varietà distinta dal livornese comune ma anche dal giudeo-livornese “di prima fase”. Questa varietà, denominata spesso gergo o ancora bagitto, ha conosciuto dagli anni '30 agli anni '50 una grande fioritura, sul piano letterario e teatrale, ma ha subito, specie dal dopoguerra in poi, un declino nell'uso, che le fonti del secondo Novecento descrivono in termini di imminente o già avvenuta morte del bagitto. L'analisi condotta sulla consistenza del lessico giudeo-livornese nel XXI secolo e sui profili sociolinguistici emersi dalle interviste giunge a conclusioni ben diverse. L'alto numero di lemmi conservatisi (997 rispetto ai 2030 attestati in fonti scritte dal 1793 al 1993), il fatto che oltre un terzo del campione manifesti una conoscenza discreta o elevata del lessico giudeo-livornese, la diversificazione interna di tale lessico rispetto ai vari ambiti concettuali e pragmatici, gli stessi fenomeni di neoformazione lessicale rilevati sono tutti elementi che contraddicono un giudizio di morte o di completo declino di questa varietà. Le schede sociolinguistiche dei singoli informatori, sintetizzate in appositi grafici, forniscono già elementi di valutazione sui contesti, le modalità d'uso e le funzioni pragmatiche di queste voci ed espressioni.

Il bagitto (giudeo-livornese) dalle origini alla parlata attuale: un'inchiesta sul campo con 72 informatori

ORFANO, ALESSANDRO
2017

Abstract

L’inchiesta linguistica sul campo alla base del presente lavoro è costituita da due campagne: la prima si è svolta dal 15 settembre 2006 al 30 luglio 2007, attraverso interviste audio-registrate che hanno coinvolto 16 informatori; la seconda dal 7 gennaio 2012 al 30 settembre 2015, attraverso interviste videoregistrate che hanno coinvolto 72 informatori (alcuni dei quali già intervistati in precedenza). Sia i materiali sonori e visivi raccolti, disponibili per ulteriori indagini del candidato o di altri studiosi, sia il loro ordinamento e le relative analisi presentano un notevole interesse. In proposito si tenga presente che al 2006 gli iscritti alla comunità ebraica di Livorno erano circa 700, per cui il numero degli interrogati corrisponde a circa un decimo. Il campione rimane molto cospicuo, se non rappresentativo in termini tecnicamente statistici, pur se si considera che la tradizione ebraica livornese va oltre gli iscritti alla Keillà e che il detto campione include anche a) parlanti ebrei appartenenti a famiglie in vario modo legate a Livorno ma residenti altrove in Italia e all’estero (Israele, Tunisia, Stati Uniti, ecc.); b) parlanti non ebrei ma impegnati (o di famiglia impegnata) in attività commerciali insieme con ebrei. Questa composizione del campione riflette dinamiche sociali, culturali e linguistiche proprie della comunità indagata, che storicamente ha operato in contesti transnazionali e in un rapporto non discriminato né discriminatorio (entro certi limiti) rispetto alla società circostante. La prima parte del lavoro è dedicata a un profilo storico-linguistico della comunità ebraica di Livorno e alla questione della genesi e della evoluzione del giudeo-livornese, tradizionalmente identificato come bagito o bagitto: questo è uno dei rari casi in cui una varietà giudeo-italiana è indicata con uno specifico glottonimo. Seguono indicazioni circa i principi metodologici adottati per la costituzione del campione, la formulazione del questionario e l'elicitazione dei dati mediante varie tecniche investigative. Il successivo capitolo è dedicato all'analisi degli aspetti fono-morfologici del corpus e alle componenti che ne caratterizzano il lessico differenziale rispetto all'italiano e alle varietà toscane (voci di origine ebraica, iberica o anche italiana e toscana, ma con particolari valori semantici, pragmatici o espressivi). Il fulcro della tesi è comunque il glossario costituito sulla base delle interviste orali. I lemmi raccolti sono 997; per ogni lemma si indicano - oltre alle relative varianti fonetiche - la specificazione grammaticale, la base etimologica e il significato; si riportano poi i contesti di occorrenza con rinvio alle varie interviste. Sin da ora un DVD allegato alla tesi permette il controllo sui relativi segmenti sonori e/o audiovisivi. Ogni singolo lemma si conclude con una sezione dedicata alle sue attestazioni, se esistenti, nella produzione scritta giudeo-livornese e in precedenti glossari o dizionari di ambito livornese, toscano o italiano. Corredano il glossario delle appendici contenenti a) le schede sociolinguistiche dei singoli informatori; b) il lemmario delle voci e delle espressioni attestate nelle fonti a stampa. Quest'ultima appendice permette di apprezzare complessivamente la consistenza del lessico raccolto sul campo rispetto alle fonti giudeo-livornesi scritte (poesie, testi teatrali, lessici, saggi di appassionati e studiosi, ecc.) che coprono circa due secoli, andando dalle canzonette di Purim e dalle prime parodie di fine Settecento sino al Vocabolario livornese con finestra aperta sul bagitto di Giuseppe Marchi (Livorno 1993). Il bagitto sette-ottocentesco era dotato di peculiari caratteri fonomorfologici ed era intimamente legato alle varietà ibero-romanze ancora in uso nella comunità ebraica di Livorno; inoltre varie osservazioni otto- e novecentesche sottolineano quale carattere fortemente distintivo di questa varietà un particolare profilo prosodico e intonativo, identificato spesso come cadenza. Con l'unità d'Italia e soprattutto col XX secolo c'è stato un riallineamento strutturale con le altre parlate giudeo-italiane, che ha prodotto una varietà distinta dal livornese comune ma anche dal giudeo-livornese “di prima fase”. Questa varietà, denominata spesso gergo o ancora bagitto, ha conosciuto dagli anni '30 agli anni '50 una grande fioritura, sul piano letterario e teatrale, ma ha subito, specie dal dopoguerra in poi, un declino nell'uso, che le fonti del secondo Novecento descrivono in termini di imminente o già avvenuta morte del bagitto. L'analisi condotta sulla consistenza del lessico giudeo-livornese nel XXI secolo e sui profili sociolinguistici emersi dalle interviste giunge a conclusioni ben diverse. L'alto numero di lemmi conservatisi (997 rispetto ai 2030 attestati in fonti scritte dal 1793 al 1993), il fatto che oltre un terzo del campione manifesti una conoscenza discreta o elevata del lessico giudeo-livornese, la diversificazione interna di tale lessico rispetto ai vari ambiti concettuali e pragmatici, gli stessi fenomeni di neoformazione lessicale rilevati sono tutti elementi che contraddicono un giudizio di morte o di completo declino di questa varietà. Le schede sociolinguistiche dei singoli informatori, sintetizzate in appositi grafici, forniscono già elementi di valutazione sui contesti, le modalità d'uso e le funzioni pragmatiche di queste voci ed espressioni.
22-gen-2017
Italiano
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/132200
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-132200