Un viaggio critico nel mondo delle lobbies, per definire il loro attuale modo di essere e di operare e la rilevanza sociale ed istituzionale del ruolo della rappre-sentanza di interessi nella realtà economica. La diversa comprensione del fenomeno del lobbismo nella esperienza anglo-sassone, da sempre più aperta alla osmosi tra società civile ed istituzioni, ri-spetto a quella dei paesi di tradizione giuridica latina, retta dal monopolio dei partiti, ed il conseguente differente approccio normativo al tema. Dalla prima regolamentazione Statunitense del Federal Regulation of Lobbying Act del 1946 alla attuale disciplina del Lobbying Disclosure Technical Amendments Act del 1998, integrata anche dalle nuove disposizioni regolamentari della pre-sidenza Obama, fino alla più recente esperienza della Comunità Europea. I tentativi storici, persisi sinora nei meandri delle commissioni parlamentari, di dotare il nostro paese di una normativa che disciplini l’accesso ai luoghi di potere e l’accreditamento dei rappresentanti dei gruppi di interessi a fornire indicazioni utili al processo di decision making. La compatibilità di una regolamentazione normativa del fenomeno con i principi della nostra Costituzione e gli istituti di democrazia partecipativa da essa previsti (art. 50 cost.); le resistenze culturali e politiche a rendere traspa-rente il processo di scambio informativo tra società civile e procedimento di formazione della volontà pubblica. Le speranze riaperte dalla approvazione della legge Regionale Toscana n. 5/2002 dalla analoga esperienza molisana. E’ tutto quello che questo lavoro di approfondimento comparativo sul tema ha cercato di mettere in luce, facendo il punto dello “stato internazionale dell’arte” del fenomeno.
La legittimazione dell'attività di lobbying
2010
Abstract
Un viaggio critico nel mondo delle lobbies, per definire il loro attuale modo di essere e di operare e la rilevanza sociale ed istituzionale del ruolo della rappre-sentanza di interessi nella realtà economica. La diversa comprensione del fenomeno del lobbismo nella esperienza anglo-sassone, da sempre più aperta alla osmosi tra società civile ed istituzioni, ri-spetto a quella dei paesi di tradizione giuridica latina, retta dal monopolio dei partiti, ed il conseguente differente approccio normativo al tema. Dalla prima regolamentazione Statunitense del Federal Regulation of Lobbying Act del 1946 alla attuale disciplina del Lobbying Disclosure Technical Amendments Act del 1998, integrata anche dalle nuove disposizioni regolamentari della pre-sidenza Obama, fino alla più recente esperienza della Comunità Europea. I tentativi storici, persisi sinora nei meandri delle commissioni parlamentari, di dotare il nostro paese di una normativa che disciplini l’accesso ai luoghi di potere e l’accreditamento dei rappresentanti dei gruppi di interessi a fornire indicazioni utili al processo di decision making. La compatibilità di una regolamentazione normativa del fenomeno con i principi della nostra Costituzione e gli istituti di democrazia partecipativa da essa previsti (art. 50 cost.); le resistenze culturali e politiche a rendere traspa-rente il processo di scambio informativo tra società civile e procedimento di formazione della volontà pubblica. Le speranze riaperte dalla approvazione della legge Regionale Toscana n. 5/2002 dalla analoga esperienza molisana. E’ tutto quello che questo lavoro di approfondimento comparativo sul tema ha cercato di mettere in luce, facendo il punto dello “stato internazionale dell’arte” del fenomeno.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/135729
URN:NBN:IT:UNIPI-135729