Lo studio della figura di Giovanni Cinelli da un punto di vista della storia della critica d’arte, pur presentando vari punti oscuri perfettamente compatibili con il fare ambiguo e contraddittorio di questo personaggio, riesce tuttavia a rendere l’idea di un contesto culturale estremamente complesso, dominato dagli interessi artistici e letterari del nuovo pubblico dei ‘dilettanti’. Nella Firenze della seconda metà del XVII secolo, Cinelli riuscì a legare il suo nome a quello di importanti artisti e letterati grazie a un’innata curiosità, alla capacità di entrare in contatto con figure professionali diverse e a un’estrema versatilità, tutte qualità che lo portarono, nel giro di pochi anni, a operare nel commercio d’arte e in seguito in quello librario. Tralasciando il biasimo che sorge spontaneo davanti alle numerose manifestazioni del suo carattere irascibile e ambizioso, va tuttavia riconosciuta a Giovanni Cinelli una rara costanza nel portare avanti per tutta la vita i propri progetti di letterato, dei quali le Bellezze di Firenze costituivano, di fatto, un capitolo fondamentale e significativo. L’analisi storica e critica di questo testo ha dunque inteso superare la visione delle Bellezze di Firenze cinelliane come di una semplice ristampa aggiornata del testo del Bocchi, cercando invece di valorizzare la trama di richiami alla letteratura artistica del secolo precedente e a quella contemporanea, tentando di valutare il contributo degli ‘intendenti’ artisti e letterati e mettendo tutto questo in relazione con le vicende biografiche dell’autore: solo chiarendo questi aspetti, mai attentamente vagliati, si è potuto procedere alla definizione del metodo critico che ha guidato Cinelli nel giudizio sugli artisti e che la letteratura artistica, anche recente, non gli ha sempre riconosciuto, un metodo molto diverso da quello dei suoi contemporanei (quale, ad esempio, Filippo Baldinucci), senza dubbio meno sistematico, ma che aveva il pregio di fondarsi su una libertà di giudizio estremamente rara.
Guide e critica artistica nel XVII secolo: il caso delle "Bellezze della città di Firenze" di Giovanni Cinelli
SOFFICI, ANNA
2013
Abstract
Lo studio della figura di Giovanni Cinelli da un punto di vista della storia della critica d’arte, pur presentando vari punti oscuri perfettamente compatibili con il fare ambiguo e contraddittorio di questo personaggio, riesce tuttavia a rendere l’idea di un contesto culturale estremamente complesso, dominato dagli interessi artistici e letterari del nuovo pubblico dei ‘dilettanti’. Nella Firenze della seconda metà del XVII secolo, Cinelli riuscì a legare il suo nome a quello di importanti artisti e letterati grazie a un’innata curiosità, alla capacità di entrare in contatto con figure professionali diverse e a un’estrema versatilità, tutte qualità che lo portarono, nel giro di pochi anni, a operare nel commercio d’arte e in seguito in quello librario. Tralasciando il biasimo che sorge spontaneo davanti alle numerose manifestazioni del suo carattere irascibile e ambizioso, va tuttavia riconosciuta a Giovanni Cinelli una rara costanza nel portare avanti per tutta la vita i propri progetti di letterato, dei quali le Bellezze di Firenze costituivano, di fatto, un capitolo fondamentale e significativo. L’analisi storica e critica di questo testo ha dunque inteso superare la visione delle Bellezze di Firenze cinelliane come di una semplice ristampa aggiornata del testo del Bocchi, cercando invece di valorizzare la trama di richiami alla letteratura artistica del secolo precedente e a quella contemporanea, tentando di valutare il contributo degli ‘intendenti’ artisti e letterati e mettendo tutto questo in relazione con le vicende biografiche dell’autore: solo chiarendo questi aspetti, mai attentamente vagliati, si è potuto procedere alla definizione del metodo critico che ha guidato Cinelli nel giudizio sugli artisti e che la letteratura artistica, anche recente, non gli ha sempre riconosciuto, un metodo molto diverso da quello dei suoi contemporanei (quale, ad esempio, Filippo Baldinucci), senza dubbio meno sistematico, ma che aveva il pregio di fondarsi su una libertà di giudizio estremamente rara.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/136550
URN:NBN:IT:UNIPI-136550