L’interesse commerciale per lo sviluppo dell’allevamento del polpo (Octopus vulgaris Cuvier, 1797), nasce dal fatto che questo mollusco cefalopode ricopre un’importantissima nicchia nell’ambito del mercato ittico Italiano ed Europeo, essendo particolarmente amato dai consumatori in qualsiasi periodo dell’anno. Uno degli aspetti più evidenti e affascinanti dei cefalopodi è la moltitudine di display e colori che vengono prodotti sulla superficie della pelle. Le tonalità di colore che possono essere osservate, sono prodotte da cellule specializzate presenti sotto il derma che combinandosi tra loro non provocano cambiamenti solo a livello cromatico, ma anche tissutale, grazie all’attività della muscolatura del derma. Tutte queste componenti nella loro completezza conferiscono al polpo la capacità di poter spaziare attraverso un elevato numero di profili che prendono il nome di patterns, i quali non sono limitati alla sola colorazione della cute, ma anche a tutte quelle tipologie posturali e locomotorie che essi sono capaci di assumere. Al momento il polpo è considerato una specie innovativa per l’acquacoltura, in quanto presenta alcune caratteristiche biologiche molto interessanti quali: ciclo di vita breve, elevato tasso di accrescimento, elevato indice di conversione alimentare ed elevato tasso di fecondità. I risultati fino ad ora ottenuti in termini di svezzamento e sopravvivenza delle paralarve risultano tuttavia ancora insoddisfacenti per considerare il polpo come una vera nuova specie da allevare. L’obiettivo del presente studio è stato quello di mettere a punto un nuovo impianto per il mantenimento in ambiente controllato di adulti di Octopus vulgaris. Scegliendo il comportamento come indicatore dello stato di salute degli animali, sono state create le condizioni ambientali ottimali per favorirne la riproduzione spontanea ed ottenere paralarve vitali, con le quali eseguire prove di alimentazione in grado di garantirne la sopravvivenza.

Riproduzione artificiale e svezzamento larvale del polpo (octopus vulgaris Cuvier, 1797) in ambiente controllato

2019

Abstract

L’interesse commerciale per lo sviluppo dell’allevamento del polpo (Octopus vulgaris Cuvier, 1797), nasce dal fatto che questo mollusco cefalopode ricopre un’importantissima nicchia nell’ambito del mercato ittico Italiano ed Europeo, essendo particolarmente amato dai consumatori in qualsiasi periodo dell’anno. Uno degli aspetti più evidenti e affascinanti dei cefalopodi è la moltitudine di display e colori che vengono prodotti sulla superficie della pelle. Le tonalità di colore che possono essere osservate, sono prodotte da cellule specializzate presenti sotto il derma che combinandosi tra loro non provocano cambiamenti solo a livello cromatico, ma anche tissutale, grazie all’attività della muscolatura del derma. Tutte queste componenti nella loro completezza conferiscono al polpo la capacità di poter spaziare attraverso un elevato numero di profili che prendono il nome di patterns, i quali non sono limitati alla sola colorazione della cute, ma anche a tutte quelle tipologie posturali e locomotorie che essi sono capaci di assumere. Al momento il polpo è considerato una specie innovativa per l’acquacoltura, in quanto presenta alcune caratteristiche biologiche molto interessanti quali: ciclo di vita breve, elevato tasso di accrescimento, elevato indice di conversione alimentare ed elevato tasso di fecondità. I risultati fino ad ora ottenuti in termini di svezzamento e sopravvivenza delle paralarve risultano tuttavia ancora insoddisfacenti per considerare il polpo come una vera nuova specie da allevare. L’obiettivo del presente studio è stato quello di mettere a punto un nuovo impianto per il mantenimento in ambiente controllato di adulti di Octopus vulgaris. Scegliendo il comportamento come indicatore dello stato di salute degli animali, sono state create le condizioni ambientali ottimali per favorirne la riproduzione spontanea ed ottenere paralarve vitali, con le quali eseguire prove di alimentazione in grado di garantirne la sopravvivenza.
20-mar-2019
Università degli Studi di Bologna
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