La trattazione si apre con una ricognizione storica delle vicende fondamentali che hanno permesso, successivamente all’invenzione della registrazione sonora, la progressiva delineazione dei contorni dell’attuale mercato globale della musica registrata. Successivamente, viene effettuata un’analisi delle caratteristiche ‘strutturali’ del settore discografico internazionale, descrivendo i cambiamenti organizzativi e gestionali messi in opera nel corso degli anni dalle grandi corporations della musica e operando una concettualizzazione del sistema ‘tipico’ di relazioni vigente tra grandi etichette multinazionali (majors) e piccole case discografiche (indies). In riferimento alla realtà italiana, l’analisi dei rapporti tra majors e indies viene ‘operativizzata’ interpretando i dati di share produttivo e distributivo pertinenti agli album ed ai singoli di maggiore visibilità e successo. Nel far questo, si utilizzano fonti indirette facenti capo alla rivista specializzata “Musica e Dischi”. Nel secondo capitolo viene presentata una sistematizzazione teorica, condotta con i necessari riferimenti alla letteratura internazionale, dell’iter procedurale mediante il quale i prodotti culturali, e musicali in particolare, “attraversando” progressivamente organizzazioni di diversa natura – nell’ambito di complesse mediazioni tra attori del sistema produttivo, promozionale, mediatico e di consumo – giungono ad ‘esistere’ come prodotti finiti, dotati di una determinata “immagine” e ‘orizzonte semantico’. I fruitori, a loro volta, mediano e ‘costruiscono’ il significato dei prodotti. In questa prospettiva, si evidenziano le relazioni circolari tra contesti produttivi, distributivi, mediatici e pubblici dei fruitori. Mostriamo anche che i prodotti musicali vengono interpretati diversamente a seconda del periodo storico e delle caratteristiche dello spazio sociale e culturale di riferimento, discutendo l’esempio della fruizione operistica nella società nordamericana nel corso del XIX secolo. Nel terzo capitolo, si discutono criticamente i principali contributi teorico-analitici che si sono succeduti nel dibattito accademico in merito alle fenomenologie del consumo culturale e musicale, ripercorrendo studi ormai imprescindibili e ponendo in evidenza punti di forza e ‘limitazioni’ che, a nostro parere, caratterizzano le diverse impostazioni. La riflessione si sviluppa a partire dalle analisi di Adorno per giungere – passando per i principali contributi del Centre for Contemporary Cultural Studies (CCCS) di Birmingham – fino al dibattito più recente inerente i concetti di scena e tribù musicale. Successivamente, la riflessione verte sulla recente letteratura che ha indagato la relazione esistente tra stratificazione sociale, gusti e consumo culturale, focalizzando l’attenzione sulla fruizione musicale e mostrando le diverse modalità secondo le quali viene delineato il rapporto tra spazio sociale e culturale nel dibattito sociologico contemporaneo. L’ultimo capitolo si apre con una comparazione della fruizione fonografica internazionale, focalizzando l’attenzione in particolare sui valori di consumo pro capite espressi dal nostro Paese, ‘ricostruiti’ dopo un attento esame incrociato di più fonti, dirette e indirette, di settore. In questo modo, si mostra che i valori di fruizione discografica italiani sono più alti di quanto evidenziato dai dati diffusi dall’organizzazione mondiale di rappresentanza della discografia e che le stime del cosiddetto settore “pirata” devono essere conseguentemente rivedute. Si evidenziano le peculiarità del settore distributivo della discografia italiana, con i consumi fonografici che raggiungono valori molto alti in scenari ‘alternativi’ quali le edicole. La trattazione verte quindi sui nuovi scenari della musica digitale, dalla Internet music alla mobile music, evidenziando le dialettiche che si ripropongono nello scenario virtuale tra majors e indies. A questo proposito, effettuiamo una comparazione – con dati raccolti personalmente – delle dichiarazioni rilasciate dai principali delegati delle organizzazioni della discografia italiana. Viene quindi presentato un ‘caso studio’ interessante ai fini del presente studio: si analizzano le discussioni condotte dagli utenti di “Musicsite”, portale interamente dedicato alla musica, evidenziando la capacità dell’arte sonora di mediare l’azione, i significati e l’identità di gruppo dei ragazzi nella vita quotidiana online e offline. Concludendo, si delinea il concetto di mediazione musicale ‘sistemica’ quale viene da noi inteso.
Relazioni ‘sistemiche’ e mediazioni del consumo musicale
2007
Abstract
La trattazione si apre con una ricognizione storica delle vicende fondamentali che hanno permesso, successivamente all’invenzione della registrazione sonora, la progressiva delineazione dei contorni dell’attuale mercato globale della musica registrata. Successivamente, viene effettuata un’analisi delle caratteristiche ‘strutturali’ del settore discografico internazionale, descrivendo i cambiamenti organizzativi e gestionali messi in opera nel corso degli anni dalle grandi corporations della musica e operando una concettualizzazione del sistema ‘tipico’ di relazioni vigente tra grandi etichette multinazionali (majors) e piccole case discografiche (indies). In riferimento alla realtà italiana, l’analisi dei rapporti tra majors e indies viene ‘operativizzata’ interpretando i dati di share produttivo e distributivo pertinenti agli album ed ai singoli di maggiore visibilità e successo. Nel far questo, si utilizzano fonti indirette facenti capo alla rivista specializzata “Musica e Dischi”. Nel secondo capitolo viene presentata una sistematizzazione teorica, condotta con i necessari riferimenti alla letteratura internazionale, dell’iter procedurale mediante il quale i prodotti culturali, e musicali in particolare, “attraversando” progressivamente organizzazioni di diversa natura – nell’ambito di complesse mediazioni tra attori del sistema produttivo, promozionale, mediatico e di consumo – giungono ad ‘esistere’ come prodotti finiti, dotati di una determinata “immagine” e ‘orizzonte semantico’. I fruitori, a loro volta, mediano e ‘costruiscono’ il significato dei prodotti. In questa prospettiva, si evidenziano le relazioni circolari tra contesti produttivi, distributivi, mediatici e pubblici dei fruitori. Mostriamo anche che i prodotti musicali vengono interpretati diversamente a seconda del periodo storico e delle caratteristiche dello spazio sociale e culturale di riferimento, discutendo l’esempio della fruizione operistica nella società nordamericana nel corso del XIX secolo. Nel terzo capitolo, si discutono criticamente i principali contributi teorico-analitici che si sono succeduti nel dibattito accademico in merito alle fenomenologie del consumo culturale e musicale, ripercorrendo studi ormai imprescindibili e ponendo in evidenza punti di forza e ‘limitazioni’ che, a nostro parere, caratterizzano le diverse impostazioni. La riflessione si sviluppa a partire dalle analisi di Adorno per giungere – passando per i principali contributi del Centre for Contemporary Cultural Studies (CCCS) di Birmingham – fino al dibattito più recente inerente i concetti di scena e tribù musicale. Successivamente, la riflessione verte sulla recente letteratura che ha indagato la relazione esistente tra stratificazione sociale, gusti e consumo culturale, focalizzando l’attenzione sulla fruizione musicale e mostrando le diverse modalità secondo le quali viene delineato il rapporto tra spazio sociale e culturale nel dibattito sociologico contemporaneo. L’ultimo capitolo si apre con una comparazione della fruizione fonografica internazionale, focalizzando l’attenzione in particolare sui valori di consumo pro capite espressi dal nostro Paese, ‘ricostruiti’ dopo un attento esame incrociato di più fonti, dirette e indirette, di settore. In questo modo, si mostra che i valori di fruizione discografica italiani sono più alti di quanto evidenziato dai dati diffusi dall’organizzazione mondiale di rappresentanza della discografia e che le stime del cosiddetto settore “pirata” devono essere conseguentemente rivedute. Si evidenziano le peculiarità del settore distributivo della discografia italiana, con i consumi fonografici che raggiungono valori molto alti in scenari ‘alternativi’ quali le edicole. La trattazione verte quindi sui nuovi scenari della musica digitale, dalla Internet music alla mobile music, evidenziando le dialettiche che si ripropongono nello scenario virtuale tra majors e indies. A questo proposito, effettuiamo una comparazione – con dati raccolti personalmente – delle dichiarazioni rilasciate dai principali delegati delle organizzazioni della discografia italiana. Viene quindi presentato un ‘caso studio’ interessante ai fini del presente studio: si analizzano le discussioni condotte dagli utenti di “Musicsite”, portale interamente dedicato alla musica, evidenziando la capacità dell’arte sonora di mediare l’azione, i significati e l’identità di gruppo dei ragazzi nella vita quotidiana online e offline. Concludendo, si delinea il concetto di mediazione musicale ‘sistemica’ quale viene da noi inteso.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/138057
URN:NBN:IT:UNIPI-138057