Nonostante negli ultimi abbiamo visto consumarsi un’esplosione del tirocinio a livello globale, una scarsa attenzione è stata affidata dai sociologi ai fattori che l’hanno prodotta. Sospeso tra l’essere uno strumento della didattica, delle politiche occupazionali o del reclutamento aziendale, il tirocinio in questi anni si è moltiplicato verso ogni latitudine e tipologia di impresa, coinvolgendo un ampio raggio di profili e bisogni. Il tirocinio sembra essere così un ombrello indeterminato in grado di aderire a contesti e profili differenti, facendone però allo stesso tempo una delle posizioni più vulnerabilità del mercato del lavoro. Un tale fenomeno non può essere avvenuto nel vuoto, né appare convincente l’idea che esso emerga deterministicamente a seguito di una centralità assunta dalla conoscenza nell’economia. L’intento di questo elaborato è quello di provare a colmare questa lacuna a partire da una verifica empirica del funzionamento del tirocinio, ossia: da un lato delle ragioni che motivano sempre più individui a svolgere un tirocinio, dall’altro, quelle che spingono sempre più aziende a ospitare tirocinanti nel proprio organico. Tuttavia, a incidere su questi processi vi è una pluralità di attori politici e economici che detengono la responsabilità di regolare, controllare e valutare l’uso del tirocinio, e che, nel contesto analizzato, hanno giocato un ruolo decisivo nel promuoverlo. L'iscrizione del fenomeno dell'esplosione del tirocinio all'interno dei processi di informalizzazione ci consente così di scorgere il progressivo strutturarsi di una tendenza che vede le aziende guardare con interesse al tirocinio grazie alla sua capacità di garantire l’accesso a una forza lavoro economica, ma anche fortemente motivata. Circa venti interviste raccolte tra gli attori politici e economici in Italia, Canada e India e venti interviste condotte tra i tirocinanti curriculari e extracurriculari di Bologna, oltre a un’analisi delle statistiche disponibili e dei documenti di policy costituiscono la base empirica dell’elaborato.

L'Economia dei Tirocinanti. Tirocinio e Informalizzazione del lavoro in Emilia-Romagna

2018

Abstract

Nonostante negli ultimi abbiamo visto consumarsi un’esplosione del tirocinio a livello globale, una scarsa attenzione è stata affidata dai sociologi ai fattori che l’hanno prodotta. Sospeso tra l’essere uno strumento della didattica, delle politiche occupazionali o del reclutamento aziendale, il tirocinio in questi anni si è moltiplicato verso ogni latitudine e tipologia di impresa, coinvolgendo un ampio raggio di profili e bisogni. Il tirocinio sembra essere così un ombrello indeterminato in grado di aderire a contesti e profili differenti, facendone però allo stesso tempo una delle posizioni più vulnerabilità del mercato del lavoro. Un tale fenomeno non può essere avvenuto nel vuoto, né appare convincente l’idea che esso emerga deterministicamente a seguito di una centralità assunta dalla conoscenza nell’economia. L’intento di questo elaborato è quello di provare a colmare questa lacuna a partire da una verifica empirica del funzionamento del tirocinio, ossia: da un lato delle ragioni che motivano sempre più individui a svolgere un tirocinio, dall’altro, quelle che spingono sempre più aziende a ospitare tirocinanti nel proprio organico. Tuttavia, a incidere su questi processi vi è una pluralità di attori politici e economici che detengono la responsabilità di regolare, controllare e valutare l’uso del tirocinio, e che, nel contesto analizzato, hanno giocato un ruolo decisivo nel promuoverlo. L'iscrizione del fenomeno dell'esplosione del tirocinio all'interno dei processi di informalizzazione ci consente così di scorgere il progressivo strutturarsi di una tendenza che vede le aziende guardare con interesse al tirocinio grazie alla sua capacità di garantire l’accesso a una forza lavoro economica, ma anche fortemente motivata. Circa venti interviste raccolte tra gli attori politici e economici in Italia, Canada e India e venti interviste condotte tra i tirocinanti curriculari e extracurriculari di Bologna, oltre a un’analisi delle statistiche disponibili e dei documenti di policy costituiscono la base empirica dell’elaborato.
17-apr-2018
Università degli Studi di Bologna
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