Il danno renale acuto (AKI, Acute Kidney Injury) è una delle complicanze più gravi osservate nei pazienti ospedalizzati, essendo in grado di determinare un significativo aumento della mortalità e delle complicanze a breve e a lungo termine. L’incidenza di AKI è elevata soprattutto in ambito intensivo, dove può raggiungere il 30% di incidenza. Evidenze epidemiologiche suggeriscono come le forme reversibili di AKI, anche se moderate, abbiano importanti ripercussioni cliniche, tra cui l’aumento del rischio di morte. La gravità della malattia ed i fattori di comorbidità associati, predispongono a complicanze maggiori quali, ad esempio, la sepsi e la MODS (Multiple Organ Dysfunction Syndrom). I criteri “RIFLE” (Risk-Injury-Failure-Loss of kidney func- tion-End Stage Renal Disease) e “AKIN” (Acute Kidney Injury Network) sono stati riconosciuti secondo le più recenti linee guida pubblicate dalla società Kidney Disease Improving Global Outcomes KIDGO per la diagnosi di AKI e tengono conto dei valori di creatininemia, GFR e output urinario, distinguendo i pazienti in classi di rischio e correlando ciascuna classe con il rischio di mortalità. (KIDGO clinical practice guideline for acute kidney injury,march 2012). Obbiettivo dello studio sarà quello di identificare, per le classi di pazienti che presentano un rischio elevato di sviluppare insufficienza renale acuta, le misure da attuare per limitare la compromissione renale. Tali misure sono svariate e riguardano diversi livelli d’intervento, ed in questo studio verranno prese in esame gli aspetti che riguardano la corretta gestione dei dosaggi e delle associazioni delle terapie farmacologiche nefrotossiche. In particolare verranno analizzate la nefrotossicità delle principali classi di farmaci e le segnalazioni di tossicità renale riportate nel portale di farmacovigilanza AIFA.
INFLUENZA DELLA TERAPIA FARMACOLOGICA NEL DANNO ACUTO RENALE (ACUTE KIDNEY INJURY)
2018
Abstract
Il danno renale acuto (AKI, Acute Kidney Injury) è una delle complicanze più gravi osservate nei pazienti ospedalizzati, essendo in grado di determinare un significativo aumento della mortalità e delle complicanze a breve e a lungo termine. L’incidenza di AKI è elevata soprattutto in ambito intensivo, dove può raggiungere il 30% di incidenza. Evidenze epidemiologiche suggeriscono come le forme reversibili di AKI, anche se moderate, abbiano importanti ripercussioni cliniche, tra cui l’aumento del rischio di morte. La gravità della malattia ed i fattori di comorbidità associati, predispongono a complicanze maggiori quali, ad esempio, la sepsi e la MODS (Multiple Organ Dysfunction Syndrom). I criteri “RIFLE” (Risk-Injury-Failure-Loss of kidney func- tion-End Stage Renal Disease) e “AKIN” (Acute Kidney Injury Network) sono stati riconosciuti secondo le più recenti linee guida pubblicate dalla società Kidney Disease Improving Global Outcomes KIDGO per la diagnosi di AKI e tengono conto dei valori di creatininemia, GFR e output urinario, distinguendo i pazienti in classi di rischio e correlando ciascuna classe con il rischio di mortalità. (KIDGO clinical practice guideline for acute kidney injury,march 2012). Obbiettivo dello studio sarà quello di identificare, per le classi di pazienti che presentano un rischio elevato di sviluppare insufficienza renale acuta, le misure da attuare per limitare la compromissione renale. Tali misure sono svariate e riguardano diversi livelli d’intervento, ed in questo studio verranno prese in esame gli aspetti che riguardano la corretta gestione dei dosaggi e delle associazioni delle terapie farmacologiche nefrotossiche. In particolare verranno analizzate la nefrotossicità delle principali classi di farmaci e le segnalazioni di tossicità renale riportate nel portale di farmacovigilanza AIFA.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/138284
URN:NBN:IT:UNINA-138284