La presente tesi si inserisce all’interno di un’attività di ricerca svolta presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere (CFS) relativa al pensiero filosofico di Judith Butler, al fine di ricostruirne lo sviluppo tematico. L’obiettivo del lavoro, oltre alla suddetta ricostruzione, consiste in un esame critico delle diverse fonti richiamate dalla filosofa, mediante l’uso di relazioni e/o confronti volti allo sciogliere il sincretismo che caratterizza l’originalità dell’argomentare e dello stesso pensiero di Butler. Il lavoro è strutturato, perciò, su più livelli che vanno ad esplicitare temi e concetti chiave – soggetto, identità, genere, corporeità, agency, potere, vulnerabilità, performatività – nonché il loro sviluppo nell’arco del trentennio di attività della filosofa. Nei sei capitoli che compongono il lavoro, partendo dall’esame di Subject of Desire: Hegelian Reflections in Twentieth Century France (1987) fino a Parting Ways (2012), si cerca di dimostrare come la filosofa, da diverse angolature, si sia sempre interessata alla questione dell’umano, di ciò che di esso è fatto rientrare nell’ambito dell’intelligibile e ciò che invece è relegato ai confini dell’abiezione. Tenendo conto di ciò l’analisi cerca di mette in risalto l’operatività di una certa violenza, sia essa specificatamente eteronormativa sia generalmente violenza linguistica e/o violenza di Stato. Proprio sul punto che inerisce la violenza si è individuato il quadro dialettico posto alla base della lotta etica e come questo, seppur con ulteriori riferimenti hegeliani, sia di chiara matrice benjaminiana. Sviluppando poi la tematica inerente alla vulnerabilità si sono presi in esame le critiche allo Stato-nazione e alle politiche di risposta al terrorismo, tentando di rilevare il punto di vista butleriano e come questo sia in grado attivare un esercizio investigativo del presente, senza appiattirne o semplificarne la complessità. L’esame condotto ha consentito l’esplicitazione del concetto di inquadratura e di come questo possa giocare un ruolo fondamentale nel tracciare un nuovo approccio all’Altro che sia realmente rispettoso delle differenze. Nella chiusura del lavoro si è tentato di far convergere l’etica della non-violenza di Butler a pensieri etici come quello di Sandra Laugier e, così, di avvalorare la tesi secondo la quale riflettere sulla vulnerabilità e sullo spossessamento consente di inquadrare la vita ordinaria sotto un’ottica diversa, l’ottica della cura.
Judith Butler. Storia di un pensiero che provoca
PUGLIESE, MARIANGELA
2016
Abstract
La presente tesi si inserisce all’interno di un’attività di ricerca svolta presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere (CFS) relativa al pensiero filosofico di Judith Butler, al fine di ricostruirne lo sviluppo tematico. L’obiettivo del lavoro, oltre alla suddetta ricostruzione, consiste in un esame critico delle diverse fonti richiamate dalla filosofa, mediante l’uso di relazioni e/o confronti volti allo sciogliere il sincretismo che caratterizza l’originalità dell’argomentare e dello stesso pensiero di Butler. Il lavoro è strutturato, perciò, su più livelli che vanno ad esplicitare temi e concetti chiave – soggetto, identità, genere, corporeità, agency, potere, vulnerabilità, performatività – nonché il loro sviluppo nell’arco del trentennio di attività della filosofa. Nei sei capitoli che compongono il lavoro, partendo dall’esame di Subject of Desire: Hegelian Reflections in Twentieth Century France (1987) fino a Parting Ways (2012), si cerca di dimostrare come la filosofa, da diverse angolature, si sia sempre interessata alla questione dell’umano, di ciò che di esso è fatto rientrare nell’ambito dell’intelligibile e ciò che invece è relegato ai confini dell’abiezione. Tenendo conto di ciò l’analisi cerca di mette in risalto l’operatività di una certa violenza, sia essa specificatamente eteronormativa sia generalmente violenza linguistica e/o violenza di Stato. Proprio sul punto che inerisce la violenza si è individuato il quadro dialettico posto alla base della lotta etica e come questo, seppur con ulteriori riferimenti hegeliani, sia di chiara matrice benjaminiana. Sviluppando poi la tematica inerente alla vulnerabilità si sono presi in esame le critiche allo Stato-nazione e alle politiche di risposta al terrorismo, tentando di rilevare il punto di vista butleriano e come questo sia in grado attivare un esercizio investigativo del presente, senza appiattirne o semplificarne la complessità. L’esame condotto ha consentito l’esplicitazione del concetto di inquadratura e di come questo possa giocare un ruolo fondamentale nel tracciare un nuovo approccio all’Altro che sia realmente rispettoso delle differenze. Nella chiusura del lavoro si è tentato di far convergere l’etica della non-violenza di Butler a pensieri etici come quello di Sandra Laugier e, così, di avvalorare la tesi secondo la quale riflettere sulla vulnerabilità e sullo spossessamento consente di inquadrare la vita ordinaria sotto un’ottica diversa, l’ottica della cura.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Judith_Butler._Storia_di_un_pensiero_che_provoca.pdf
embargo fino al 20/07/2056
Licenza:
Tutti i diritti riservati
Dimensione
2.29 MB
Formato
Adobe PDF
|
2.29 MB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/142924
URN:NBN:IT:UNIPI-142924