Oggetto del presente studio è l’analisi critica dell’evoluzione dell’istituto della concessione, da una parte in relazione alla teoria dei beni pubblici, e dall’altra ai principi discendenti dal diritto europeo. Da un lato si è infatti notato che l’intento del legislatore europeo sembra essere quello di consentire una progressiva unificazione della nozione di concessione tra i paesi membri, come era stato per gli appalti pubblici. Da una diversa prospettiva a livello nazionale, nel quadro di ampia privatizzazione dei beni pubblici e dei servizi di interesse generale ad essi collegati e del passaggio della titolarità dei beni agli enti territoriali si è notata una transizione verso una nozione oggettiva di bene pubblico, senza però riuscire a definire in modo chiaro ed unitario in cosa essi consistano. In conseguenza della natura non ben delineata del loro oggetto, non è chiaro quale sia la natura di quel peculiare strumento di gestione dei beni che è la concessione. La ricerca ha quindi preso le mosse dall’esigenza di approfondire tendenze e problemi attuali della disciplina dell’istituto concessorio, prestando particolare attenzione alla funzione assolta da essa in relazione al carattere pubblico del bene. Infatti, non è possibile non prendere in considerazione l’eterogeneità dei caratteri dei beni pubblici suscettibili di affidamento in uso esclusivo, dal momento che le caratteristiche proprie dell’oggetto influiscono sulla stessa disciplina applicabile allo strumento con cui il bene viene gestito. In altri termini, la peculiarità dell’oggetto della concessione induce a considerare lo strumento in modo differente rispetto all’appalto ed a negare che la disciplina di questi ultimi possa essere applicata ai primi.
L’EVOLUZIONE DELLA CONCESSIONE NELLA TEORIA DEI BENI PUBBLICI: MERCATO, TUTELA E VALORIZZAZIONE
FORGIONE, ILDE
2019
Abstract
Oggetto del presente studio è l’analisi critica dell’evoluzione dell’istituto della concessione, da una parte in relazione alla teoria dei beni pubblici, e dall’altra ai principi discendenti dal diritto europeo. Da un lato si è infatti notato che l’intento del legislatore europeo sembra essere quello di consentire una progressiva unificazione della nozione di concessione tra i paesi membri, come era stato per gli appalti pubblici. Da una diversa prospettiva a livello nazionale, nel quadro di ampia privatizzazione dei beni pubblici e dei servizi di interesse generale ad essi collegati e del passaggio della titolarità dei beni agli enti territoriali si è notata una transizione verso una nozione oggettiva di bene pubblico, senza però riuscire a definire in modo chiaro ed unitario in cosa essi consistano. In conseguenza della natura non ben delineata del loro oggetto, non è chiaro quale sia la natura di quel peculiare strumento di gestione dei beni che è la concessione. La ricerca ha quindi preso le mosse dall’esigenza di approfondire tendenze e problemi attuali della disciplina dell’istituto concessorio, prestando particolare attenzione alla funzione assolta da essa in relazione al carattere pubblico del bene. Infatti, non è possibile non prendere in considerazione l’eterogeneità dei caratteri dei beni pubblici suscettibili di affidamento in uso esclusivo, dal momento che le caratteristiche proprie dell’oggetto influiscono sulla stessa disciplina applicabile allo strumento con cui il bene viene gestito. In altri termini, la peculiarità dell’oggetto della concessione induce a considerare lo strumento in modo differente rispetto all’appalto ed a negare che la disciplina di questi ultimi possa essere applicata ai primi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/148420
URN:NBN:IT:UNIPI-148420