La tesi è nata con l’obbiettivo di aprire una riflessione sul “repubblicanesimo fascista”, individuato da Giuseppe Parlato come una componente della “sinistra fascista” (La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato, Il Mulino, Bologna, 2000). Proprio lo studio di Parlato, insieme a quelli di Zunino (L’ideologia del fascismo. Miti, credenze e valori nella stabilizzazione del regime, Il Mulino, Bologna, ed. 1995), Buchignani (La rivoluzione in camicia nera. Dalle origini al 25 luglio 1943, Mondadori, Milano, 2006) nonché i saggi di Giovanni Belardelli (Il fantasma di Rosseau. Fascismo, nazionalsocialismo e la “vera democrazia”, in «Storia Contemporanea», n. 25, pp. 361-389.) e di Roberto Pertici (Mazzinianesimo, Fascismo, Comunismo: L’itinerario politico di Delio Cantimori [1919-1943], in «Storia della storiografia», n. 31, Jaca Book, Milano, 1997), hanno costituito lo stimolo ad orientare lo studio dei rapporti tra mazzinianesimo e fascismo in altra direzione rispetto alla riflessione di Giovanni Gentile o agli aspetti legati all’organizzazione della cultura. Da queste fondamentali tematiche non si è potuto prescindere ai fini della collocazione del mazzinianesimo fascista all’interno dello spazio politico e culturale del ventennio. Anche la storiografia repubblicana, del resto, ha sottovalutato o ignorato il fatto che un settore del PRI, per quanto minoritario, avesse preferito il fascismo alla democrazia. La tesi si sofferma sulle vicende dei tre principali gruppi mazziniani di ispirazione fascista: la Cooperativa «Pensiero e Azione», connubio culturale sorto nel 1921, antisocialista e simpatizzante con Mussolini; i Fasci Repubblicani Italiani, nati a Genova nell’agosto del 1922, espressione dello squadrismo, ed infine l’Unione Mazziniana Nazionale, fondata a Roma nell’ottobre del 1922, poco prima del 28 ottobre. Secondo Renzo De Felice, i Fasci Repubblicani e l’Unione Mazziniana hanno incarnato le «suggestioni e le speranze» dei repubblicani che, «ai margini e fuori dal partito», dopo la prima guerra mondiale non si sono riconosciuti nelle istituzioni dello stato liberale e intravedevano in Mussolini l’uomo in grado di introdurre la repubblica in Italia. La ricerca ricostruisce i rapporti tra questi gruppi ed il loro dibattito interno: dalla rinuncia alla pregiudiziale repubblicana dopo la “Marcia su Roma” al sostegno offerto a Mussolini nell’affaire Matteotti, fino alle posizioni critiche assunte nei confronti del regime dall’Unione Mazziniana nell’inverno del 1924, in sintonia con le posizioni di Curzio Suckert (Malaparte). Con il “colpo di stato” del gennaio 1925 le velleità politiche di questi gruppi cessarono; in particolare quelle dell’Unione Mazziniana, che fu assorbita nell’Istituto Nazionale Fascista di Cultura. La tesi è costruita su una documentazione ampia: presso l’Archivio Centrale dello Stato è stata consultata la corrispondenza tra questi gruppi e la Segreteria Particolare del Duce, mentre attraverso il Casellario Politico Centrale sono stati ricostruiti i profili degli esponenti del repubblicanesimo fascista. A Cuneo invece, presso l’Archivio di Casa Galimberti, sono state esaminate le carte di Alice Schanzer Galimberti, moglie del senatore Tancredi, studiosa di Mazzini molto vicina alla Cooperativa «Pensiero e Azione» nonché i periodici dell’Unione Mazziniana («Il Patto Nazionale», «La Rivista Popolare» ed «Il Nuovo Paese» e dei Fasci Repubblicani Italiani («Il Corriere del Popolo» ed «Il Grido d’Italia»).

Mazziniani all'ombra di Mussolini. Esponenti e battaglie del "repubblicanesimo fascista" (1919-1939)

FINELLI, MICHELE
2008

Abstract

La tesi è nata con l’obbiettivo di aprire una riflessione sul “repubblicanesimo fascista”, individuato da Giuseppe Parlato come una componente della “sinistra fascista” (La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato, Il Mulino, Bologna, 2000). Proprio lo studio di Parlato, insieme a quelli di Zunino (L’ideologia del fascismo. Miti, credenze e valori nella stabilizzazione del regime, Il Mulino, Bologna, ed. 1995), Buchignani (La rivoluzione in camicia nera. Dalle origini al 25 luglio 1943, Mondadori, Milano, 2006) nonché i saggi di Giovanni Belardelli (Il fantasma di Rosseau. Fascismo, nazionalsocialismo e la “vera democrazia”, in «Storia Contemporanea», n. 25, pp. 361-389.) e di Roberto Pertici (Mazzinianesimo, Fascismo, Comunismo: L’itinerario politico di Delio Cantimori [1919-1943], in «Storia della storiografia», n. 31, Jaca Book, Milano, 1997), hanno costituito lo stimolo ad orientare lo studio dei rapporti tra mazzinianesimo e fascismo in altra direzione rispetto alla riflessione di Giovanni Gentile o agli aspetti legati all’organizzazione della cultura. Da queste fondamentali tematiche non si è potuto prescindere ai fini della collocazione del mazzinianesimo fascista all’interno dello spazio politico e culturale del ventennio. Anche la storiografia repubblicana, del resto, ha sottovalutato o ignorato il fatto che un settore del PRI, per quanto minoritario, avesse preferito il fascismo alla democrazia. La tesi si sofferma sulle vicende dei tre principali gruppi mazziniani di ispirazione fascista: la Cooperativa «Pensiero e Azione», connubio culturale sorto nel 1921, antisocialista e simpatizzante con Mussolini; i Fasci Repubblicani Italiani, nati a Genova nell’agosto del 1922, espressione dello squadrismo, ed infine l’Unione Mazziniana Nazionale, fondata a Roma nell’ottobre del 1922, poco prima del 28 ottobre. Secondo Renzo De Felice, i Fasci Repubblicani e l’Unione Mazziniana hanno incarnato le «suggestioni e le speranze» dei repubblicani che, «ai margini e fuori dal partito», dopo la prima guerra mondiale non si sono riconosciuti nelle istituzioni dello stato liberale e intravedevano in Mussolini l’uomo in grado di introdurre la repubblica in Italia. La ricerca ricostruisce i rapporti tra questi gruppi ed il loro dibattito interno: dalla rinuncia alla pregiudiziale repubblicana dopo la “Marcia su Roma” al sostegno offerto a Mussolini nell’affaire Matteotti, fino alle posizioni critiche assunte nei confronti del regime dall’Unione Mazziniana nell’inverno del 1924, in sintonia con le posizioni di Curzio Suckert (Malaparte). Con il “colpo di stato” del gennaio 1925 le velleità politiche di questi gruppi cessarono; in particolare quelle dell’Unione Mazziniana, che fu assorbita nell’Istituto Nazionale Fascista di Cultura. La tesi è costruita su una documentazione ampia: presso l’Archivio Centrale dello Stato è stata consultata la corrispondenza tra questi gruppi e la Segreteria Particolare del Duce, mentre attraverso il Casellario Politico Centrale sono stati ricostruiti i profili degli esponenti del repubblicanesimo fascista. A Cuneo invece, presso l’Archivio di Casa Galimberti, sono state esaminate le carte di Alice Schanzer Galimberti, moglie del senatore Tancredi, studiosa di Mazzini molto vicina alla Cooperativa «Pensiero e Azione» nonché i periodici dell’Unione Mazziniana («Il Patto Nazionale», «La Rivista Popolare» ed «Il Nuovo Paese» e dei Fasci Repubblicani Italiani («Il Corriere del Popolo» ed «Il Grido d’Italia»).
7-mag-2008
Italiano
Armando Lodolini
Cooperativa
Umberto Riparbelli
Coppini, Romano Paolo
Balzani, Roberto
Baioni, Massimo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/148424
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-148424