La ricerca in oggetto incentra la propria attenzione sulla realtà dell’antica Nubia sudanese di epoca meroitica (270 a.C. – metà IV secolo d.C.), e in particolare sull’analisi delle conoscenze di più recente acquisizione nell’ambito dell’area delimitata dalle attuali località di Shendi e Begrawiya, immediatamente a sud dell’antica capitale Meroe, in quello che era cuore socio-politico del regno. La ricerca proposta si è in particolare soffermata con attenzione precipua sulla realtà cultuale di uno specifico novero di località in cui l’attività sul campo, a opera di studiosi afferenti a istituzioni di differenti Paesi, sia ancora in atto oppure appena conclusa. Il carattere certamente innovativo di un simile studio appare particolarmente rimarchevole in un territorio che, nonostante rappresentasse il cuore stesso del regno in virtù dell’estrema vicinanza all’antica capitale, solo in tempi molto recenti è stato oggetto di approfondite attività di natura archeologica, al punto di risultare ancora carente di pubblicazioni di natura organica e comparativa. L’osservazione diretta sul campo ha trovato arricchimento nelle attività edite di ricognizione, prospezione, scavo e catalogazione; i rapporti di collaborazione con i differenti studiosi responsabili della ricerca nei siti posti sotto esame, così come le occasioni di approfondimento nel corso di diversi convegni internazionali succedutisi negli anni, hanno offerto ulteriore materiale verso la caratterizzazione dell’area. Ruolo preminente è stato giocoforza ricoperto da Abu Erteila, in virtù della personale partecipazione dello scrivente agli scavi, tale da permettere un’analisi diretta delle emergenze e dei materiali sin dal loro rinvenimento, consentendo un’interpretazione assolutamente priva di filtri delle testimonianze archeologiche venute alla luce. Si è considerata in primo luogo l’evidenza architettonica disponibile, in merito a scelte planimetriche e materiali e tecniche costruttive. Ai fini di una migliore caratterizzazione degli edifici, utile in particolare a evincerne datazione e destinazione funzionale, è stato il contestuale ricorso ad altri elementi diagnostici: patrimonio artistico, cultura materiale, produzione artigianale, prospezioni geomagnetiche del sottosuolo, fonti letterarie ed iconografiche, documenti epigrafici e studi archeometrici. In tal contesto, nell’ambito della ricerca proposta, i documenti epigrafici di interpretazione discussa, in particolare le stele di Hamadab, sono stati riconsiderati alla luce dei più recenti studi concernenti la scrittura meroitica, che rimane ancora oggi per molti versi oscura. L’esame delle strutture così delineato ha funto quale punto di partenza di un’analisi comparativa tale da rintracciare, anche al di fuori dell’area indicata, indicazioni concernenti genesi e sviluppo dei tipi individuati, valicando, ove se ne è ravvisata la necessità, i confini stessi della Nubia. Ciò al fine precipuo di comprendere quanto l’architettura nota fra Shendi e Begrawiya possa inserirsi nella più ampia consuetudine coeva e quanto, al contrario, ne diverga.

Architettura templare dei complessi meroitici collocati lungo il percorso Shendi - Begrawiya alla luce delle più recenti ricerche

2016

Abstract

La ricerca in oggetto incentra la propria attenzione sulla realtà dell’antica Nubia sudanese di epoca meroitica (270 a.C. – metà IV secolo d.C.), e in particolare sull’analisi delle conoscenze di più recente acquisizione nell’ambito dell’area delimitata dalle attuali località di Shendi e Begrawiya, immediatamente a sud dell’antica capitale Meroe, in quello che era cuore socio-politico del regno. La ricerca proposta si è in particolare soffermata con attenzione precipua sulla realtà cultuale di uno specifico novero di località in cui l’attività sul campo, a opera di studiosi afferenti a istituzioni di differenti Paesi, sia ancora in atto oppure appena conclusa. Il carattere certamente innovativo di un simile studio appare particolarmente rimarchevole in un territorio che, nonostante rappresentasse il cuore stesso del regno in virtù dell’estrema vicinanza all’antica capitale, solo in tempi molto recenti è stato oggetto di approfondite attività di natura archeologica, al punto di risultare ancora carente di pubblicazioni di natura organica e comparativa. L’osservazione diretta sul campo ha trovato arricchimento nelle attività edite di ricognizione, prospezione, scavo e catalogazione; i rapporti di collaborazione con i differenti studiosi responsabili della ricerca nei siti posti sotto esame, così come le occasioni di approfondimento nel corso di diversi convegni internazionali succedutisi negli anni, hanno offerto ulteriore materiale verso la caratterizzazione dell’area. Ruolo preminente è stato giocoforza ricoperto da Abu Erteila, in virtù della personale partecipazione dello scrivente agli scavi, tale da permettere un’analisi diretta delle emergenze e dei materiali sin dal loro rinvenimento, consentendo un’interpretazione assolutamente priva di filtri delle testimonianze archeologiche venute alla luce. Si è considerata in primo luogo l’evidenza architettonica disponibile, in merito a scelte planimetriche e materiali e tecniche costruttive. Ai fini di una migliore caratterizzazione degli edifici, utile in particolare a evincerne datazione e destinazione funzionale, è stato il contestuale ricorso ad altri elementi diagnostici: patrimonio artistico, cultura materiale, produzione artigianale, prospezioni geomagnetiche del sottosuolo, fonti letterarie ed iconografiche, documenti epigrafici e studi archeometrici. In tal contesto, nell’ambito della ricerca proposta, i documenti epigrafici di interpretazione discussa, in particolare le stele di Hamadab, sono stati riconsiderati alla luce dei più recenti studi concernenti la scrittura meroitica, che rimane ancora oggi per molti versi oscura. L’esame delle strutture così delineato ha funto quale punto di partenza di un’analisi comparativa tale da rintracciare, anche al di fuori dell’area indicata, indicazioni concernenti genesi e sviluppo dei tipi individuati, valicando, ove se ne è ravvisata la necessità, i confini stessi della Nubia. Ciò al fine precipuo di comprendere quanto l’architettura nota fra Shendi e Begrawiya possa inserirsi nella più ampia consuetudine coeva e quanto, al contrario, ne diverga.
26-mag-2016
Italiano
Mazzoni, Stefania
Manzo, Andrea
Betrò, Maria Carmela
Rosati, Gloria
Università degli Studi di Pisa
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-149182