A partire dal MM III e sino alla fine del TE/TM l’area egea nel suo complesso fu parte integrante di una rete di collegamenti culturali e commerciali che coinvolse tutte le principali realtà che si affacciavano sul bacino orientale del Mar Mediterraneo. Se certamente il record archeologico costituisce un’inequivocabile evidenza del fatto che tali contatti avvennero, non altrettanto semplice è, però, definire in che modo – con quali navi, cioè, e lungo quali rotte – essi ebbero luogo. La presente ricerca ha l’ambizione di provare a rispondere proprio a questo quesito. Le pur scarne evidenze dispobibili sembrano autorizzare la ricostruzione di imbarcazioni a dislocamento leggero, per lo più adatte alla sola navigazione lungo andature portanti e comunque non in grado di stringere il vento oltre a un traverso. Sembra ragionevole, poi, immaginare una navigazione caratterizzata da una decisa stagionalità. In considerazione delle già citate caratteristiche ricostruibili per le imbarcazioni che circolarono nell’area, appare altrettanto probabile che la netta prevalenza di flussi sinottici provenienti dai quadranti settentrionali facilitasse ogni navigazione in direzione sud rendendo assai più difficoltosa la risalita verso nord. Se, quindi, collegamenti diretti dall’Egeo verso le sponde meridionali e orientali del Mediterraneo Orientale non dovettero costituire un problema, il percorso inverso dovette con ogni probabilità essere caratterizzato da una navigazione di cabotaggio lungo le coste egiziane, levantine e anatoliche al traverso delle brezze termiche che, soprattutto, nella parte iniziale e finale della stagine della navigazione soffiano con intensità non trascurabili.
"In fretta le navi correvano i sentieri pescosi". Un'ipotesi di ricostruzione delle rotte di collegamento fra area egea e Mediterraneo Orientale (1700 - 1200 a.C. ca)
2021
Abstract
A partire dal MM III e sino alla fine del TE/TM l’area egea nel suo complesso fu parte integrante di una rete di collegamenti culturali e commerciali che coinvolse tutte le principali realtà che si affacciavano sul bacino orientale del Mar Mediterraneo. Se certamente il record archeologico costituisce un’inequivocabile evidenza del fatto che tali contatti avvennero, non altrettanto semplice è, però, definire in che modo – con quali navi, cioè, e lungo quali rotte – essi ebbero luogo. La presente ricerca ha l’ambizione di provare a rispondere proprio a questo quesito. Le pur scarne evidenze dispobibili sembrano autorizzare la ricostruzione di imbarcazioni a dislocamento leggero, per lo più adatte alla sola navigazione lungo andature portanti e comunque non in grado di stringere il vento oltre a un traverso. Sembra ragionevole, poi, immaginare una navigazione caratterizzata da una decisa stagionalità. In considerazione delle già citate caratteristiche ricostruibili per le imbarcazioni che circolarono nell’area, appare altrettanto probabile che la netta prevalenza di flussi sinottici provenienti dai quadranti settentrionali facilitasse ogni navigazione in direzione sud rendendo assai più difficoltosa la risalita verso nord. Se, quindi, collegamenti diretti dall’Egeo verso le sponde meridionali e orientali del Mediterraneo Orientale non dovettero costituire un problema, il percorso inverso dovette con ogni probabilità essere caratterizzato da una navigazione di cabotaggio lungo le coste egiziane, levantine e anatoliche al traverso delle brezze termiche che, soprattutto, nella parte iniziale e finale della stagine della navigazione soffiano con intensità non trascurabili.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/149497
URN:NBN:IT:UNIPI-149497