L’oggetto della ricerca qui presentata è lo studio dell’evoluzione del pensiero teologico sul tema dell’atto morale fra XII e primo XIII secolo. Come punto di riferimento di questa ricerca sono state scelte le posizioni sostenute da due fra i principali teologi attivi nella prima metà del XIII secolo: Filippo il Cancelliere e Ugo di Saint-Cher.Per mettere in luce questo misto di continuità e innovazioni che segna gli scritti di Filippo e Ugo il presente lavoro sarà strutturato secondo una serie di passaggi. In primo luogo cercheremo di mettere in luce quello che è l’orizzonte concettuale entro cui si sviluppa il dibattito teologico già a partire dagli inizi del XII secolo. Recuperando le posizioni di Agostino e Boezio, Anselmo d’Aosta e Abelardo sono fra i principali autori ad introdurre un rinnovato interesse per lo studio della dinamica dell’agire morale (cap. I). La diffusione delle tesi di questi autori, in particolare di quelle di Abelardo, dette vita ad una reazione da parte dei teologi successivi per i quali divenne imprescindibile il confronto con le posizioni sostenute dal Maestro Palatino. Per meglio focalizzare i nodi concettuali di questo dibattito teologico che anima il XII secolo, si è scelto di circoscrivere l’attenzione agli autori di Sententiae, un genere letterario che proprio allora conosce il proprio sviluppo culminato con l’opera di Pietro Lombardo. L’esame dei contenuti di testi come le Sententiae divinitatis, la Summa Sententiarum o le Sententiae di Roberto di Melun e dello stesso Lombardo, mostra l’articolarsi delle posizioni fra quanti sono vicini alle tesi abelardiane, quanti invece le contestano e quanti elaborano invece soluzioni di compromesso fra le due tendenze (cap. II). Il passaggio al secolo successivo è segnato dal progressivo aumento del processo di acculturazione filosofica dell’occidente latino, del quale risente anche la riflessione morale. Attorno alla metà del XII secolo Burgundio da Pisa realizza la traduzione latina dei primi tre libri dell’Ethica Nicomachea di Aristotele e del De fide orthodoxa di Giovanni Damasceno. La diffusione di questi testi e il sempre più accurato confronto con le dottrine in essi contenute, mutano profondamente il quadro di riferimento concettuale riguardo alla discussione morale (cap. III-IV). Accostando a questi due testi i contenuti della psicologia avicennista e averroista che negli stessi anni si diffonde negli ambienti culturali europei, i grandi teologi degli inizi del XIII secolo collocano la trattazione delle tematiche inerenti l’agire morale nel quadro più ampio dell’indagine sulla natura dell’anima umana e delle sue facoltà. In questo quadro si inseriscono le opere di Filippo il Cancelliere e Ugo di Saint-Cher. Alla luce del nuovo quadro culturale che si viene delineando questi due teologi tornano sui temi discussi dagli autori del secolo precedente innovando profondamente il dibattito teologico, sia sul piano dei contenuti, sia su quello dei concetti e del lessico filosofico. Questi due teologi sono gli autori dell’elaborazione di una serie di modelli di psicologia dell’atto morale che fanno propri i concetti chiave dell’Ethica aristotelica e del De fide orthodoxa (cap. V). Alla luce di questa nuova attenzione alla dinamica psicologica dell’agire morale anche i concetti di libertà e libero arbitrio vengono ridiscussi e riformulati sia da parte di Filippo che di Ugo (cap. VI). Infine a questi due autori si deve l’elaborazioni di due concezioni della sinderesi che avranno una significativa importanza nello sviluppo del dibattito teologico successivo (cap. VII). Nell’appendice che conclude il lavoro viene presentata una trascrizione di alcune parti del testo del commento di Ugo di Saint-Cher alle Sentenze di Pietro Lombardo.
La psicologia dell’atto morale fra XII e primo XIII secolo, con particolare riguardo alle dottrine di Filippo il Cancelliere e Ugo di Saint-Cher
SACCENTI, RICCARDO
2008
Abstract
L’oggetto della ricerca qui presentata è lo studio dell’evoluzione del pensiero teologico sul tema dell’atto morale fra XII e primo XIII secolo. Come punto di riferimento di questa ricerca sono state scelte le posizioni sostenute da due fra i principali teologi attivi nella prima metà del XIII secolo: Filippo il Cancelliere e Ugo di Saint-Cher.Per mettere in luce questo misto di continuità e innovazioni che segna gli scritti di Filippo e Ugo il presente lavoro sarà strutturato secondo una serie di passaggi. In primo luogo cercheremo di mettere in luce quello che è l’orizzonte concettuale entro cui si sviluppa il dibattito teologico già a partire dagli inizi del XII secolo. Recuperando le posizioni di Agostino e Boezio, Anselmo d’Aosta e Abelardo sono fra i principali autori ad introdurre un rinnovato interesse per lo studio della dinamica dell’agire morale (cap. I). La diffusione delle tesi di questi autori, in particolare di quelle di Abelardo, dette vita ad una reazione da parte dei teologi successivi per i quali divenne imprescindibile il confronto con le posizioni sostenute dal Maestro Palatino. Per meglio focalizzare i nodi concettuali di questo dibattito teologico che anima il XII secolo, si è scelto di circoscrivere l’attenzione agli autori di Sententiae, un genere letterario che proprio allora conosce il proprio sviluppo culminato con l’opera di Pietro Lombardo. L’esame dei contenuti di testi come le Sententiae divinitatis, la Summa Sententiarum o le Sententiae di Roberto di Melun e dello stesso Lombardo, mostra l’articolarsi delle posizioni fra quanti sono vicini alle tesi abelardiane, quanti invece le contestano e quanti elaborano invece soluzioni di compromesso fra le due tendenze (cap. II). Il passaggio al secolo successivo è segnato dal progressivo aumento del processo di acculturazione filosofica dell’occidente latino, del quale risente anche la riflessione morale. Attorno alla metà del XII secolo Burgundio da Pisa realizza la traduzione latina dei primi tre libri dell’Ethica Nicomachea di Aristotele e del De fide orthodoxa di Giovanni Damasceno. La diffusione di questi testi e il sempre più accurato confronto con le dottrine in essi contenute, mutano profondamente il quadro di riferimento concettuale riguardo alla discussione morale (cap. III-IV). Accostando a questi due testi i contenuti della psicologia avicennista e averroista che negli stessi anni si diffonde negli ambienti culturali europei, i grandi teologi degli inizi del XIII secolo collocano la trattazione delle tematiche inerenti l’agire morale nel quadro più ampio dell’indagine sulla natura dell’anima umana e delle sue facoltà. In questo quadro si inseriscono le opere di Filippo il Cancelliere e Ugo di Saint-Cher. Alla luce del nuovo quadro culturale che si viene delineando questi due teologi tornano sui temi discussi dagli autori del secolo precedente innovando profondamente il dibattito teologico, sia sul piano dei contenuti, sia su quello dei concetti e del lessico filosofico. Questi due teologi sono gli autori dell’elaborazione di una serie di modelli di psicologia dell’atto morale che fanno propri i concetti chiave dell’Ethica aristotelica e del De fide orthodoxa (cap. V). Alla luce di questa nuova attenzione alla dinamica psicologica dell’agire morale anche i concetti di libertà e libero arbitrio vengono ridiscussi e riformulati sia da parte di Filippo che di Ugo (cap. VI). Infine a questi due autori si deve l’elaborazioni di due concezioni della sinderesi che avranno una significativa importanza nello sviluppo del dibattito teologico successivo (cap. VII). Nell’appendice che conclude il lavoro viene presentata una trascrizione di alcune parti del testo del commento di Ugo di Saint-Cher alle Sentenze di Pietro Lombardo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/149972
URN:NBN:IT:UNIPI-149972