Nel presente lavoro si riflette sui rapporti tra concorso di reati e concorso apparente di norme, nonché sulle ipotesi di unificazione legislativa di plurime violazioni di legge. La premessa è l’adesione alle teorie normative del reato, secondo le quali non esiste in natura l’unità o pluralità di reati. L’unità di disvalore, quindi, dipende dalle scelte di politica criminale del legislatore nella redazione delle norme. Ci si interroga, però, sull’esistenza di limiti costituzionali alle valutazioni legislative nella determinazione di fattispecie ritenute concorrenti. Il primo capitolo è dedicato alla disciplina del concorso apparente di norme e, più in generale, ai problemi di qualificazioni giuridiche multiple. Questi ultimi, infatti, possono riguardare anche mere questioni di interpretazione tra fattispecie tra loro alternative e non convergenti su medesimi fatti. È bene chiarire, in ogni caso, che tale problematica attiene al piano della tipicità. L’analisi delle teorie pluralistiche e monistiche relative al concorso apparente di norme, fa emergere l’esigenza di ampliare gli spazi di riconoscimento di una unità di reati, ben oltre i limiti stringenti della specialità ex art. 15 c.p. Tale esigenza, sebbene comprensibile sul piano dell’equità e della ragionevolezza della risposta sanzionatoria dell’ordinamento rispetto ai fatti realizzati dall’autore, non sembra trovare risposta nelle norme sul concorso apparente di norme, almeno de iure condito. Dalla ricostruzione del dibattito dottrinale e giurisprudenziale su presupposti, criteri di valutazione dell’apparenza del concorso e parametri di selezione della norma prevalente, in ogni caso, emerge un costante riferimento di dottrina e giurisprudenza al principio del ne bis in idem sostanziale. Sorge, allora, la necessità di comprendere cogenza e contenuto assertivo di tale principio. Ad una più approfondita analisi, de iure condito, esso appare un limite costituzionale alla moltiplicazione di conseguenze sanzionatorie rispetto ad una stessa offesa allo stesso bene giuridico. Si criticano, quindi, quelle impostazioni che lo ricostruiscono come un criterio utile ad estendere i casi di concorso apparente di norme oltre i casi previsti dalla legge. Ci si interroga, infine, sull’estendibilità di tale limite sostanziale al concorso di illeciti, anche ai rapporti tra illecito penale ed illecito amministrativo. Il secondo capitolo si concentra sulle ipotesi criminose da qualificare come reato unico nonostante l’esistenza di violazioni plurime di norme di legge. Ci si sofferma, quindi, sulle figure del reato complesso, reato progressivo e della progressione criminosa. Il terzo capitolo è dedicato all’analisi della pluralità di reati e al suo trattamento sanzionatorio. Si analizzano, quindi, la disciplina del concorso materiale o formale di reati, della continuazione e le ipotesi di reato aberrante, con particolare riguardo al trattamento sanzionatorio. A differenza di quanto accade per il problema delle qualificazioni giuridiche multiple, quindi, tale analisi non è limitata al piano della tipicità. In tema di concorso apparente di norme e di concorso di reati si tenta un confronto con la disciplina tedesca al fine di comprendere meglio i riferimenti della dottrina italiana al dibattito e alle esperienze d’oltralpe. Il lavoro, infine, si conclude con un’analisi sistematica della problematica dell’unità o pluralità di reati eterogenei de iure condito e con la riflessione su alcune prospettive de iure condendo.
Unità e pluralità di reati in un sistema penale teleologicamente orientato
2017
Abstract
Nel presente lavoro si riflette sui rapporti tra concorso di reati e concorso apparente di norme, nonché sulle ipotesi di unificazione legislativa di plurime violazioni di legge. La premessa è l’adesione alle teorie normative del reato, secondo le quali non esiste in natura l’unità o pluralità di reati. L’unità di disvalore, quindi, dipende dalle scelte di politica criminale del legislatore nella redazione delle norme. Ci si interroga, però, sull’esistenza di limiti costituzionali alle valutazioni legislative nella determinazione di fattispecie ritenute concorrenti. Il primo capitolo è dedicato alla disciplina del concorso apparente di norme e, più in generale, ai problemi di qualificazioni giuridiche multiple. Questi ultimi, infatti, possono riguardare anche mere questioni di interpretazione tra fattispecie tra loro alternative e non convergenti su medesimi fatti. È bene chiarire, in ogni caso, che tale problematica attiene al piano della tipicità. L’analisi delle teorie pluralistiche e monistiche relative al concorso apparente di norme, fa emergere l’esigenza di ampliare gli spazi di riconoscimento di una unità di reati, ben oltre i limiti stringenti della specialità ex art. 15 c.p. Tale esigenza, sebbene comprensibile sul piano dell’equità e della ragionevolezza della risposta sanzionatoria dell’ordinamento rispetto ai fatti realizzati dall’autore, non sembra trovare risposta nelle norme sul concorso apparente di norme, almeno de iure condito. Dalla ricostruzione del dibattito dottrinale e giurisprudenziale su presupposti, criteri di valutazione dell’apparenza del concorso e parametri di selezione della norma prevalente, in ogni caso, emerge un costante riferimento di dottrina e giurisprudenza al principio del ne bis in idem sostanziale. Sorge, allora, la necessità di comprendere cogenza e contenuto assertivo di tale principio. Ad una più approfondita analisi, de iure condito, esso appare un limite costituzionale alla moltiplicazione di conseguenze sanzionatorie rispetto ad una stessa offesa allo stesso bene giuridico. Si criticano, quindi, quelle impostazioni che lo ricostruiscono come un criterio utile ad estendere i casi di concorso apparente di norme oltre i casi previsti dalla legge. Ci si interroga, infine, sull’estendibilità di tale limite sostanziale al concorso di illeciti, anche ai rapporti tra illecito penale ed illecito amministrativo. Il secondo capitolo si concentra sulle ipotesi criminose da qualificare come reato unico nonostante l’esistenza di violazioni plurime di norme di legge. Ci si sofferma, quindi, sulle figure del reato complesso, reato progressivo e della progressione criminosa. Il terzo capitolo è dedicato all’analisi della pluralità di reati e al suo trattamento sanzionatorio. Si analizzano, quindi, la disciplina del concorso materiale o formale di reati, della continuazione e le ipotesi di reato aberrante, con particolare riguardo al trattamento sanzionatorio. A differenza di quanto accade per il problema delle qualificazioni giuridiche multiple, quindi, tale analisi non è limitata al piano della tipicità. In tema di concorso apparente di norme e di concorso di reati si tenta un confronto con la disciplina tedesca al fine di comprendere meglio i riferimenti della dottrina italiana al dibattito e alle esperienze d’oltralpe. Il lavoro, infine, si conclude con un’analisi sistematica della problematica dell’unità o pluralità di reati eterogenei de iure condito e con la riflessione su alcune prospettive de iure condendo.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/150770
URN:NBN:IT:UNINA-150770