Con questo lavoro intendo proporre un modello interpretativo per lo studio del comico verbale che integri vari tipi di approccio al soggetto e possa davvero render conto della complessità del fenomeno. Partendo dall’applicazione della teoria semantica degli script allo humour proposta da Raskin e Attardo ho tentato di ampliare gli strumenti elaborati dai due linguisti attraverso il contributo delle opere di Billig, Orlando, Ceccarelli e D’Angeli e Paduano. Tale modello è stato successivamente messo alla prova su due romanzi (Midnight’s Children e Shame) di Rushdie, rivelandosi vantaggioso soprattutto per prendere in esame certi aspetti umoristici problematici e sfuggenti, che l’autore sfrutta per i propri fini ideologici. Attraverso il ricorso dell’autore al comico, fenomeno pragmatico e non solo linguistico, il lettore è costretto a sperimentare in prima persona certi assunti predicati anche nella narrazione. In questo modo le teorie postcoloniali di Rushdie non vengono avvertite come semplici lezioni impartite ex cathedra ma coinvolgono chi legge in una dialettica comica in cui solo con il pieno accordo con il modo ibrido di vedere il mondo dell’autore sarà possibile liberarsi dal ruolo di oggetti del riso per diventare co-ridenti al suo fianco.
«The tradition of the fool, you know. Licensed to provoke and tease.» Modalità del comico in Midnight’s Children e Shame di Salman Rushdie
VIGNALI, MATTEO
2009
Abstract
Con questo lavoro intendo proporre un modello interpretativo per lo studio del comico verbale che integri vari tipi di approccio al soggetto e possa davvero render conto della complessità del fenomeno. Partendo dall’applicazione della teoria semantica degli script allo humour proposta da Raskin e Attardo ho tentato di ampliare gli strumenti elaborati dai due linguisti attraverso il contributo delle opere di Billig, Orlando, Ceccarelli e D’Angeli e Paduano. Tale modello è stato successivamente messo alla prova su due romanzi (Midnight’s Children e Shame) di Rushdie, rivelandosi vantaggioso soprattutto per prendere in esame certi aspetti umoristici problematici e sfuggenti, che l’autore sfrutta per i propri fini ideologici. Attraverso il ricorso dell’autore al comico, fenomeno pragmatico e non solo linguistico, il lettore è costretto a sperimentare in prima persona certi assunti predicati anche nella narrazione. In questo modo le teorie postcoloniali di Rushdie non vengono avvertite come semplici lezioni impartite ex cathedra ma coinvolgono chi legge in una dialettica comica in cui solo con il pieno accordo con il modo ibrido di vedere il mondo dell’autore sarà possibile liberarsi dal ruolo di oggetti del riso per diventare co-ridenti al suo fianco.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/150845
URN:NBN:IT:UNIPI-150845