In considerazione dell’importante ruolo che i primati non umani hanno ricevuto nell’immaginario e nel dibattito scientifico del mondo moderno e contemporaneo la presente ricerca ha l’obiettivo di indagare, seguendo un approccio contrastivo, la rappresentazione culturale della scimmia nel mondo antico greco e greco-romano. Il lavoro di ricerca si basa su un’indagine lessicografica e filologica che mira ad analizzare nel modo più dettagliato possibile i più importanti testi che hanno descritto o raccontato i primati (πίθηκοι o simiae) nel mondo antico. Scopo di tale lavoro filologico di analisi testuale è la ricostruzione di un insieme di rappresentazioni diffuse sui primati in una società quale quella antica che non ha avuto le medesime categorie interpretative e i medesimi quadri di riferimento della biologia darwiniana e post-darwiniana. Seguendo un approccio antropologico, dunque, l’obiettivo principale è stato quello di ricostruire la rappresentazione culturale della relazione umana con il mondo delle scimmie in una cultura tanto diversa da quella contemporanea. Il lavoro di ricerca è strutturato da quattro parti: nella prima sezione è presentata un’analisi dettagliata delle principali fonti medico-naturalistiche e zoologiche, in particolare il corpus di Aristotele e quello di Galeno, per la ricostruzione dei tratti anatomici ed etologici che caratterizzavano la scimmia agli occhi degli antichi permettendo la ricostruzione non soltanto dell’identikit di un pithēkos prototipico ma anche un tentativo di etnoclassificazione delle differenti forme di primate secondo categorie diverse da quelle della tassonomica linneana. La seconda parte del lavoro si concentra, invece, sulla rappresentazione della relazione interspecifica uomo-scimmia: da una parte si analizza come le fonti antiche abbiano reso conto della relazione interspecifica in terre lontane dalla loro quotidianità, in particolare nel contesto indiano e in quello libico, e dall’altra, sempre seguendo un approccio contrastivo e comparativo, come le stesse fonti scritte abbiano pensato e prospettato la stessa relazione interspecifica in terra greca dove la scimmia era animale in cattività e costantemente associato al lusso e all’esotismo. In particolare l’analisi dei passi più significativi mette in luce una rappresentazione dell’animale in termini sociali ben definiti configurando il pithēkos come il kolax del mondo animale. La terza sezione del lavoro, fondandosi sulle due precedenti, rende conto delle associazioni simboliche che il mondo greco ha rintracciato ed elaborato tra la scimmia e altre figure sociali in particolare le donne, i bambini e i soggetti caratterizzati da identità di genere incerta, eunuchi o cinedi, potenzialmente perturbanti per il modello maschile greco antico. Al centro di questa parte si trovano le analisi di due categorie molto importanti riguardanti la scimmia e la sua associazione alle suddette figure: da una parte il tema dell’avoidance relazionale e linguistica (tabù, eufemismo etc.) e dall’altra quello dell’imitazione analizzata come centro della riflessione antica sull’identità umana e sulle sue differenze rispetto al mondo animale. Nella quarta parte le diverse rappresentazioni culturali dei primati studiate in precedenza hanno permesso di analizzare i racconti mitici del patrimonio narrativo antico con l’obiettivo di indagare i tratti pertinenti e salienti che hanno reso possibile pensare i Cercopi o Tersite come figure e personaggi dalle caratteristiche, etologiche o morfotipiche, tipiche della scimmia.

Geloion mimēma: studi sulla rappresentazione culturale della scimmia nell'antichità greca e greco-romana.

VESPA, MARCO
2017

Abstract

In considerazione dell’importante ruolo che i primati non umani hanno ricevuto nell’immaginario e nel dibattito scientifico del mondo moderno e contemporaneo la presente ricerca ha l’obiettivo di indagare, seguendo un approccio contrastivo, la rappresentazione culturale della scimmia nel mondo antico greco e greco-romano. Il lavoro di ricerca si basa su un’indagine lessicografica e filologica che mira ad analizzare nel modo più dettagliato possibile i più importanti testi che hanno descritto o raccontato i primati (πίθηκοι o simiae) nel mondo antico. Scopo di tale lavoro filologico di analisi testuale è la ricostruzione di un insieme di rappresentazioni diffuse sui primati in una società quale quella antica che non ha avuto le medesime categorie interpretative e i medesimi quadri di riferimento della biologia darwiniana e post-darwiniana. Seguendo un approccio antropologico, dunque, l’obiettivo principale è stato quello di ricostruire la rappresentazione culturale della relazione umana con il mondo delle scimmie in una cultura tanto diversa da quella contemporanea. Il lavoro di ricerca è strutturato da quattro parti: nella prima sezione è presentata un’analisi dettagliata delle principali fonti medico-naturalistiche e zoologiche, in particolare il corpus di Aristotele e quello di Galeno, per la ricostruzione dei tratti anatomici ed etologici che caratterizzavano la scimmia agli occhi degli antichi permettendo la ricostruzione non soltanto dell’identikit di un pithēkos prototipico ma anche un tentativo di etnoclassificazione delle differenti forme di primate secondo categorie diverse da quelle della tassonomica linneana. La seconda parte del lavoro si concentra, invece, sulla rappresentazione della relazione interspecifica uomo-scimmia: da una parte si analizza come le fonti antiche abbiano reso conto della relazione interspecifica in terre lontane dalla loro quotidianità, in particolare nel contesto indiano e in quello libico, e dall’altra, sempre seguendo un approccio contrastivo e comparativo, come le stesse fonti scritte abbiano pensato e prospettato la stessa relazione interspecifica in terra greca dove la scimmia era animale in cattività e costantemente associato al lusso e all’esotismo. In particolare l’analisi dei passi più significativi mette in luce una rappresentazione dell’animale in termini sociali ben definiti configurando il pithēkos come il kolax del mondo animale. La terza sezione del lavoro, fondandosi sulle due precedenti, rende conto delle associazioni simboliche che il mondo greco ha rintracciato ed elaborato tra la scimmia e altre figure sociali in particolare le donne, i bambini e i soggetti caratterizzati da identità di genere incerta, eunuchi o cinedi, potenzialmente perturbanti per il modello maschile greco antico. Al centro di questa parte si trovano le analisi di due categorie molto importanti riguardanti la scimmia e la sua associazione alle suddette figure: da una parte il tema dell’avoidance relazionale e linguistica (tabù, eufemismo etc.) e dall’altra quello dell’imitazione analizzata come centro della riflessione antica sull’identità umana e sulle sue differenze rispetto al mondo animale. Nella quarta parte le diverse rappresentazioni culturali dei primati studiate in precedenza hanno permesso di analizzare i racconti mitici del patrimonio narrativo antico con l’obiettivo di indagare i tratti pertinenti e salienti che hanno reso possibile pensare i Cercopi o Tersite come figure e personaggi dalle caratteristiche, etologiche o morfotipiche, tipiche della scimmia.
19-dic-2017
Italiano
animali
animali e mondo greco antico
avoidance culturale
bambini nel mondo antico
etnozoologia antica
identità di genere
imitazione
kolax
morfotipo umano
primati
Franco, Cristiana
Zucker, Arnaud
Andò, Valeria
Trinquier, Jean
Hellmann, Oliver
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/150944
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-150944