La crescente necessità di conciliare l’intervento pubblico con la stabilità finanziaria, appare assai interessante se vista nella prospettiva di quel peculiare schema organizzativo dell’azione pubblica rappresentato dal ricorso allo strumento societario. In tale direzione, dopo una prima analisi evolutiva del fenomeno, è stata dunque indagata – nella teoria dei beni pubblici e nella dimensione più marcatamente privatistica – la natura giuridica del rapporto di partecipazione che lega le società agli enti proprietari delle quote. Si è così fornita una prima definizione di patrimonio mobiliare pubblico, ricostruendone le plurime accezione di “valore”: in ottica contabile ed economico-finanziaria e nella prospettiva “finalistica” data dalla sua strumentalità al perseguimento dei fini pubblici attuati attraverso l’attività delle stesse società partecipate. Questo ha permesso di individuare i tratti tipici dell’attività di valorizzazione del patrimonio mobiliare, chiamata a rafforzarne il complesso profilo valoriale anche promuovendo una maggiore efficienza delle dinamiche aziendali e societarie; ma ha consentito anche di definirne le relazioni (concettuali e pratiche) con la generale attività di gestione delle quote e la complementare ma diversa ipotesi di loro cessione/dismissione. Analizzando il dato normativo – e soprattutto il d.lgs. 175/2016 – è stato possibile rinvenirne i principali strumenti operativi della valorizzazione anche ridefinendo alcuni paradigmi tipici del modello societario (dal controllo pubblico allo scopo di lucro) e le possibili ricadute che, in questa prospettiva, assumerebbero taluni tradizionali meccanismi di gestione (aggregazione e ricorso al capitale di rischio). Il tutto, tracciando nuove connessioni con i soggetti e le risorse private, secondo una logica non esclusivamente di alternatività ma di cooperazione/collaborazione.
La valorizzazione del patrimonio mobiliare dello Stato e degli Enti locali
ANTONELLI, ALESSIO
2017
Abstract
La crescente necessità di conciliare l’intervento pubblico con la stabilità finanziaria, appare assai interessante se vista nella prospettiva di quel peculiare schema organizzativo dell’azione pubblica rappresentato dal ricorso allo strumento societario. In tale direzione, dopo una prima analisi evolutiva del fenomeno, è stata dunque indagata – nella teoria dei beni pubblici e nella dimensione più marcatamente privatistica – la natura giuridica del rapporto di partecipazione che lega le società agli enti proprietari delle quote. Si è così fornita una prima definizione di patrimonio mobiliare pubblico, ricostruendone le plurime accezione di “valore”: in ottica contabile ed economico-finanziaria e nella prospettiva “finalistica” data dalla sua strumentalità al perseguimento dei fini pubblici attuati attraverso l’attività delle stesse società partecipate. Questo ha permesso di individuare i tratti tipici dell’attività di valorizzazione del patrimonio mobiliare, chiamata a rafforzarne il complesso profilo valoriale anche promuovendo una maggiore efficienza delle dinamiche aziendali e societarie; ma ha consentito anche di definirne le relazioni (concettuali e pratiche) con la generale attività di gestione delle quote e la complementare ma diversa ipotesi di loro cessione/dismissione. Analizzando il dato normativo – e soprattutto il d.lgs. 175/2016 – è stato possibile rinvenirne i principali strumenti operativi della valorizzazione anche ridefinendo alcuni paradigmi tipici del modello societario (dal controllo pubblico allo scopo di lucro) e le possibili ricadute che, in questa prospettiva, assumerebbero taluni tradizionali meccanismi di gestione (aggregazione e ricorso al capitale di rischio). Il tutto, tracciando nuove connessioni con i soggetti e le risorse private, secondo una logica non esclusivamente di alternatività ma di cooperazione/collaborazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/150951
URN:NBN:IT:UNIPI-150951