Le pratiche commerciali scorrette tra imprese e consumatori si collocano all’interno di un sistema normativo complesso, articolato su due livelli: legislativo ed autodisciplinare. Il «pilastro» legislativo è dato dalla direttiva 2005/29/CE, le cui disposizioni sui rapporti cd. B2C (Business to Consumer), esaminati in questo lavoro, sono state recepite nel codice del consumo italiano (artt. 18 ss.). Il «secondo pilastro» è costituito dai codici di condotta, che individuano regole che si impongono come il risultato di una contrattazione tra privati e concorrono con le fonti pubbliche di produzione del diritto a contrastare le attività promozionali vietate. L’analisi concerne, innanzitutto, il rapporto di integrazione tra i due livelli normativi. Successivamente, lo studio si concentra sulla difficile relazione tra discipline – quadro e settoriali – e autorità – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e singole Autorità di regolazione – nella repressione delle pratiche commerciali scorrette. Nel proseguo della dissertazione, si tenta di individuare una nuova nozione di correttezza professionale richiesta all’imprenditore sul mercato a tutela dei consumatori. Tale correttezza, emergente nell’ambito generale delle pratiche commerciali, presenterà connotati più specifici nei settori regolati e a seconda delle condizioni particolari in cui il professionista, di volta in volta, operi. Nella parte finale della tesi, vengono analizzate la prassi dell’A.G.C.M. e la casistica giurisprudenziale, le quali offrono un ulteriore apporto, per poter delineare in concreto i tratti caratterizzanti di un concetto ancora in divenire. Lo studio si chiude con alcune osservazioni conclusive di carattere generale sulla correttezza professionale.
Verso una nuova correttezza professionale dell'imprenditore alla luce della regolamentazione delle pratiche commerciali scorrette
2019
Abstract
Le pratiche commerciali scorrette tra imprese e consumatori si collocano all’interno di un sistema normativo complesso, articolato su due livelli: legislativo ed autodisciplinare. Il «pilastro» legislativo è dato dalla direttiva 2005/29/CE, le cui disposizioni sui rapporti cd. B2C (Business to Consumer), esaminati in questo lavoro, sono state recepite nel codice del consumo italiano (artt. 18 ss.). Il «secondo pilastro» è costituito dai codici di condotta, che individuano regole che si impongono come il risultato di una contrattazione tra privati e concorrono con le fonti pubbliche di produzione del diritto a contrastare le attività promozionali vietate. L’analisi concerne, innanzitutto, il rapporto di integrazione tra i due livelli normativi. Successivamente, lo studio si concentra sulla difficile relazione tra discipline – quadro e settoriali – e autorità – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e singole Autorità di regolazione – nella repressione delle pratiche commerciali scorrette. Nel proseguo della dissertazione, si tenta di individuare una nuova nozione di correttezza professionale richiesta all’imprenditore sul mercato a tutela dei consumatori. Tale correttezza, emergente nell’ambito generale delle pratiche commerciali, presenterà connotati più specifici nei settori regolati e a seconda delle condizioni particolari in cui il professionista, di volta in volta, operi. Nella parte finale della tesi, vengono analizzate la prassi dell’A.G.C.M. e la casistica giurisprudenziale, le quali offrono un ulteriore apporto, per poter delineare in concreto i tratti caratterizzanti di un concetto ancora in divenire. Lo studio si chiude con alcune osservazioni conclusive di carattere generale sulla correttezza professionale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/152244
urn:nbn:it:unibo-25332