Il contesto teorico in cui si inserisce la ricerca è quello della giustizia di transizione, la regolamentazione, cioè, per via giuridica dell’esito di un conflitto armato, in una dimensione sia nazionale che internazionale. Il tema è particolarmente in auge nell’odierno laboratorio storiografico internazionale, impegnato ad indagarne la natura e l’efficacia, i limiti e i benefici. In questo contesto, la vicenda del trapasso dal regime fascista all’ordinamento repubblicano in Italia presenta caratteristiche uniche e complesse, come la silenziosa auto dissoluzione del regime, la ricomparsa del fascismo in veste sociale e repubblicana, il vuoto di potere causato dalla fuga del re, la presenza degli eserciti alleati nel Sud del Paese. Questi elementi hanno avuto significative conseguenze sulla “resa dei conti” col fascismo e la rendono, dunque, un caso particolarmente originale da analizzare. La presente ricerca verte, in particolare, sulla punizione del collaborazionismo nel capoluogo lombardo. La Corte d’Assise Straordinaria istituita a Milano per giudicare i colpevoli di questo reato opera dalla metà del maggio 1945 alla fine del dicembre 1947 e giudica complessivamente 1225 individui, di cui ne condanna circa la metà. Gli imputati presentano connotati anagrafici e sociali piuttosto eterogenei. Numerosissime e differenti sono, inoltre, le fattispecie del reato annotate dalle rubriche delle sentenze: azioni violente, delazioni, collaborazione economica, opera di propaganda e altri svariati atti non violenti con cui la popolazione si è messa al servizio dei tedeschi. Di fronte a un insieme di individui così multiforme per età, sesso e professione e ad una così articolata varietà di comportamenti querelata per lo stesso reato la Corte milanese ha dimostrato una rigorosa attinenza alle condizioni imposte dalla lettera della legge, attraverso una meticolosa verifica dell’elemento materiale e soggettivo del reato prima di pronunciare una sentenza di condanna, ma allo stesso tempo anche un discreto potere discrezionale, interpretando arbitrariamente i decreti laddove questi lasciavano spazio a dubbi e ambiguità. Giudici e magistrati hanno, inoltre, dimostrato di operare con maggior clemenza con il progressivo attenuarsi dell’eccitazione e dell’istinto vendicativo del pubblico presente ai dibattimenti Senza ignorare il benefico effetto che la messa in campo degli strumenti giuridici ha prodotto incanalando l’istinto vendicativo in una resa dei conti alternativa alla violenza fisica, se ne sono, dunque, segnalati alcuni aspetti problematici, tali per cui gli echi polemici di questa vicenda giudiziaria risuonano ancora ai giorni nostri.

Collaboratori e collaborazionisti a Salò. I processi per collaborazionismo nelle sentenze della Corte d'Assise Straordinaria di Milano (1945-1947)

2014

Abstract

Il contesto teorico in cui si inserisce la ricerca è quello della giustizia di transizione, la regolamentazione, cioè, per via giuridica dell’esito di un conflitto armato, in una dimensione sia nazionale che internazionale. Il tema è particolarmente in auge nell’odierno laboratorio storiografico internazionale, impegnato ad indagarne la natura e l’efficacia, i limiti e i benefici. In questo contesto, la vicenda del trapasso dal regime fascista all’ordinamento repubblicano in Italia presenta caratteristiche uniche e complesse, come la silenziosa auto dissoluzione del regime, la ricomparsa del fascismo in veste sociale e repubblicana, il vuoto di potere causato dalla fuga del re, la presenza degli eserciti alleati nel Sud del Paese. Questi elementi hanno avuto significative conseguenze sulla “resa dei conti” col fascismo e la rendono, dunque, un caso particolarmente originale da analizzare. La presente ricerca verte, in particolare, sulla punizione del collaborazionismo nel capoluogo lombardo. La Corte d’Assise Straordinaria istituita a Milano per giudicare i colpevoli di questo reato opera dalla metà del maggio 1945 alla fine del dicembre 1947 e giudica complessivamente 1225 individui, di cui ne condanna circa la metà. Gli imputati presentano connotati anagrafici e sociali piuttosto eterogenei. Numerosissime e differenti sono, inoltre, le fattispecie del reato annotate dalle rubriche delle sentenze: azioni violente, delazioni, collaborazione economica, opera di propaganda e altri svariati atti non violenti con cui la popolazione si è messa al servizio dei tedeschi. Di fronte a un insieme di individui così multiforme per età, sesso e professione e ad una così articolata varietà di comportamenti querelata per lo stesso reato la Corte milanese ha dimostrato una rigorosa attinenza alle condizioni imposte dalla lettera della legge, attraverso una meticolosa verifica dell’elemento materiale e soggettivo del reato prima di pronunciare una sentenza di condanna, ma allo stesso tempo anche un discreto potere discrezionale, interpretando arbitrariamente i decreti laddove questi lasciavano spazio a dubbi e ambiguità. Giudici e magistrati hanno, inoltre, dimostrato di operare con maggior clemenza con il progressivo attenuarsi dell’eccitazione e dell’istinto vendicativo del pubblico presente ai dibattimenti Senza ignorare il benefico effetto che la messa in campo degli strumenti giuridici ha prodotto incanalando l’istinto vendicativo in una resa dei conti alternativa alla violenza fisica, se ne sono, dunque, segnalati alcuni aspetti problematici, tali per cui gli echi polemici di questa vicenda giudiziaria risuonano ancora ai giorni nostri.
19-dic-2014
Italiano
Baldissara, Luca
Università degli Studi di Pisa
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
tesi_reggiori.pdf

accesso aperto

Tipologia: Altro materiale allegato
Dimensione 4.24 MB
Formato Adobe PDF
4.24 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/152503
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-152503