Il parvovirus B19 (VB19), appartenente al genere Erythrovirus, della famiglia Parvoviridae, comprende, secondo dati recenti, 3 genotipi: il genotipo 1 ha come prototipo il parvovirus umano B19; i genotipi 2 e 3 differiscono dal primo e tra di loro per circa il 12% della sequenza dell’intero genoma. Gli studi finora condotti riguardano il genotipo 1, mentre scarse sono, per ora, le conoscenze concernenti gli altri due genotipi. In particolare, non è ancora nota la loro diffusione né il loro ruolo patogenetico (se diverso da quello del genotipo 1) e la loro capacità di persistere. Inoltre, la scoperta dei genotipi 2 e 3 comporta problemi di adeguamento delle metodologie diagnostiche, comunemente impiegate per la diagnosi di infezione da VB19. 1. Determinare la diffusione dei 3 genotipi di VB19, il loro tropismo tessutale e la loro capacità di dare infezioni persistenti. 2. Valutare la capacità del VB19 di infettare fibroblasti cutanei di soggetti normali, come possibile sede dell’infezione persistente. Sono stati analizzati 117 campioni di biopsie tessutali provenienti da pazienti con patologie non associate all’infezione da VB19. Tra questi, 38 biopsie cutanee, 38 aspirati midollari, 30 biopsie sinoviali e 11 biopsie cardiache. Inoltre, nello studio sono stati inclusi 97 campioni di siero provenienti dagli stessi pazienti. I campioni sono stati analizzati medianti due PCR di consenso in grado di amplificare tutti e tre i genotipi e mediante 2 PCR genotipo-specifiche e, in alcuni casi, mediante sequenziamento. Per l’infezione sperimentale di fibroblasti umani, sono state utilizzate colture primarie di fibroblasti cutanei (FU) di soggetti sani e culture primarie di fibroblasti ottenuti dalla cute di soggetti affetti da Sclerosi sistemica oltre a un controllo positivo rappresentato dall’infezione della linea cellulare UT7-Epo. Dopo l’esposizione al virus, le cellule sono state incubate per 2h, 24h, 48h e 6 giorni. A questi tempi, sono stati valutati, come indici di infezione, la presenza di mRNA per le proteine strutturali (VP1) e non strutturali (NS1) del VB19 mediante RT-PCR, e del DNA virale mediante ibridazione in situ (ISH). Complessivamente, il DNA di Erythrovirus è stato dimostrato in 8/38 (21%) campioni di midollo, in 29/38 (76%) biopsie cutanee, in 19/30 (63%) biopsie sinoviali e in 7/11 (64%) biopsie cardiache. Complessivamente, il 63% dei campioni positivi era di genotipo 2, il 31 % era di genotipo 1, mentre rara è risultata la presenza del genotipo 3. Per quanto riguarda l’infezione dei fibroblasti in vitro, RNA messaggeri virali per la NS1 e per le proteine capsidiche sono risultati presenti a 24h, 48h e 6 giorni dopo l’esposizione al virus. Nell’ ISH, invece, non sono state visualizzate cellule positive nelle colture FU, a differenza di quanto osservato nelle cellule UT7, usate come controllo In conclusione, il VB19 persiste nei tessuti, dopo l’infezione acuta, con frequenza molto elevata. Il genotipo più frequentemente presente nei tessuti è il 2, mentre rarissimo è risultato il genotipo 3. Per quanto riguarda l’infezione sperimentale, i risultati ottenuti indicano che i fibroblasti possono essere infettati dal VB19. L’infezione di un numero basso di cellule e la modesta attività del virus in tali cellule potrebbe farne un bersaglio per la persistenza del virus.

Studio dell'infezione persistente da Erythovirus B19

CORCIOLI, FABIANA
2010

Abstract

Il parvovirus B19 (VB19), appartenente al genere Erythrovirus, della famiglia Parvoviridae, comprende, secondo dati recenti, 3 genotipi: il genotipo 1 ha come prototipo il parvovirus umano B19; i genotipi 2 e 3 differiscono dal primo e tra di loro per circa il 12% della sequenza dell’intero genoma. Gli studi finora condotti riguardano il genotipo 1, mentre scarse sono, per ora, le conoscenze concernenti gli altri due genotipi. In particolare, non è ancora nota la loro diffusione né il loro ruolo patogenetico (se diverso da quello del genotipo 1) e la loro capacità di persistere. Inoltre, la scoperta dei genotipi 2 e 3 comporta problemi di adeguamento delle metodologie diagnostiche, comunemente impiegate per la diagnosi di infezione da VB19. 1. Determinare la diffusione dei 3 genotipi di VB19, il loro tropismo tessutale e la loro capacità di dare infezioni persistenti. 2. Valutare la capacità del VB19 di infettare fibroblasti cutanei di soggetti normali, come possibile sede dell’infezione persistente. Sono stati analizzati 117 campioni di biopsie tessutali provenienti da pazienti con patologie non associate all’infezione da VB19. Tra questi, 38 biopsie cutanee, 38 aspirati midollari, 30 biopsie sinoviali e 11 biopsie cardiache. Inoltre, nello studio sono stati inclusi 97 campioni di siero provenienti dagli stessi pazienti. I campioni sono stati analizzati medianti due PCR di consenso in grado di amplificare tutti e tre i genotipi e mediante 2 PCR genotipo-specifiche e, in alcuni casi, mediante sequenziamento. Per l’infezione sperimentale di fibroblasti umani, sono state utilizzate colture primarie di fibroblasti cutanei (FU) di soggetti sani e culture primarie di fibroblasti ottenuti dalla cute di soggetti affetti da Sclerosi sistemica oltre a un controllo positivo rappresentato dall’infezione della linea cellulare UT7-Epo. Dopo l’esposizione al virus, le cellule sono state incubate per 2h, 24h, 48h e 6 giorni. A questi tempi, sono stati valutati, come indici di infezione, la presenza di mRNA per le proteine strutturali (VP1) e non strutturali (NS1) del VB19 mediante RT-PCR, e del DNA virale mediante ibridazione in situ (ISH). Complessivamente, il DNA di Erythrovirus è stato dimostrato in 8/38 (21%) campioni di midollo, in 29/38 (76%) biopsie cutanee, in 19/30 (63%) biopsie sinoviali e in 7/11 (64%) biopsie cardiache. Complessivamente, il 63% dei campioni positivi era di genotipo 2, il 31 % era di genotipo 1, mentre rara è risultata la presenza del genotipo 3. Per quanto riguarda l’infezione dei fibroblasti in vitro, RNA messaggeri virali per la NS1 e per le proteine capsidiche sono risultati presenti a 24h, 48h e 6 giorni dopo l’esposizione al virus. Nell’ ISH, invece, non sono state visualizzate cellule positive nelle colture FU, a differenza di quanto osservato nelle cellule UT7, usate come controllo In conclusione, il VB19 persiste nei tessuti, dopo l’infezione acuta, con frequenza molto elevata. Il genotipo più frequentemente presente nei tessuti è il 2, mentre rarissimo è risultato il genotipo 3. Per quanto riguarda l’infezione sperimentale, i risultati ottenuti indicano che i fibroblasti possono essere infettati dal VB19. L’infezione di un numero basso di cellule e la modesta attività del virus in tali cellule potrebbe farne un bersaglio per la persistenza del virus.
6-mag-2010
Italiano
genotipo
infezione persistente
Parvovirus B19
Azzi, Alberta
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-152850