Per quanto riguarda gli stanziamenti alla difesa, la diversità dei top spenders regionali indica molto bene quanto il quadro possa essere frammentato:  il Brasile ha una grande quantità di denaro da investire ma una scarsa capacità di spesa ed una pianificazione che spesso lascia parecchio a desiderare;  il Venezuela, a causa dell’embargo degli Stati Uniti sull’esportazione di materiale bellico che contenga tecnologia statunitense, ha deciso di rivolgersi alla Russia indebitandosi fino al collo ed ormai è prossimo alla paralisi economica;  la Colombia, impegnata in una 40ennale guerra contro le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), preferisce investire gran parte del suo bilancio in mezzi che facilitino le operazioni di contro insurgency;  l’Argentina, il secondo Paese per estensione territoriale, ha delle spese militari molto basse che permettono a stento il normale funzionamento delle forze armate;  il Cile, per i suoi stanziamenti costanti negli anni, per la capacità di pianificazione e per la qualità del materiale acquisito, si è guadagnato l’appellativo di Israele del Sud America. Le sue forze armate sono le uniche, nella regione, che soddisfano gli standard NATO e recentemente il Paese ha firmato un memorandum d’intesa con l’Unione Europea per schierare le sue truppe in missioni di pace sotto egida UE. I Paesi della regione hanno aumentato, con il ritorno alla democrazia, la loro partecipazione alle missioni di pace internazionali; questa decisione è stata prese in particolare per due motivi:  dare una valvola di sfogo ai militari evitando così conati golpisti all’interno delle forze armate;  incamerare fondi da reinvestire nel settore della difesa. L’ONU, infatti, garantisce lauti rimborsi a tutti gli Stati che inviano truppe. L’esperienza maturata, in questo settore, è stata sfruttata dai governi sud americani nella gestione della missione di Pace ad Haiti (MINUSTAH). Per prendere le decisioni inerenti questa operazione, i Paesi Sud americani hanno istituito un meccanismo ad hoc il 2xn (dove 2 indica i rappresentanti della difesa e degli affari esteri ed n il numero dei Paesi partecipanti). Questo strumento ha permesso di resistere alle forti pressioni esterne che chiedevano un intervento più deciso delle forze armate all’indomani del terremoto; pressanti richieste furono fatte, in particolare, dagli Stati Uniti. Con la loro capacità di non perdere mai di vista l’obiettivo finale, cioè ridare ad Haiti un governo civile ed un’infrastruttura moderna che permetta all’economia di svilupparsi, i Paesi sud americani non solo hanno dimostrato grande capacità di gestione ma anche che non basta essere tra i principali sovvenzionatori di un’organizzazione internazionale per aver ragione. Proprio i rapporti con gli Stati Uniti sono al centro di acceso dibattito in Sud America. Venezuela e Colombia sono chiaramente i due contendenti più vivaci; il primo molto spesso accusa il secondo di essere un servitore dei gringos. Gli Stati Uniti con la riattivazione della IV Flotta hanno arrecato un ulteriore duro danno alla loro reputazione nella regione. I compiti di questa forza militare sono quelli di pattugliare i mari del Sud America alla ricerca di pirati e terroristi; due minacce che la regione non avverta nel modo più assoluto. Il risultato di questa sconcertante scelta, dell’amministrazione Bush, ha portato alla formazione di un fronte di critiche che va dal Venezuela al Cile passando per Brasile ed Argentina ed ha ulteriormente alienato le simpatie delle Colombia che invece appoggiava tale decisione. L’Ecuador decise di non rinnovare il contratto alla marina statunitense che si vide costretta a chiudere la sua unica base in Sud America; uno strano soccorso provenne dal Perù che permise alle navi battenti bandiera a stelle e strisce di entrare nei suoi porti. Questa concessione avvenne poco dopo che il Perù aveva deferito il Cile d’innanzi alla Corte Internazionale dell’Aja per la risoluzione delle dispute sul confine marittimo. Sebbene tutti gli esperti, con cui ho parlato, escludano una concatenazione degli eventi, la scelta dei tempi risulta sospetta.

Il Settore della Difesa Sud Americano. Argentina, Brasile e Cile.

2014

Abstract

Per quanto riguarda gli stanziamenti alla difesa, la diversità dei top spenders regionali indica molto bene quanto il quadro possa essere frammentato:  il Brasile ha una grande quantità di denaro da investire ma una scarsa capacità di spesa ed una pianificazione che spesso lascia parecchio a desiderare;  il Venezuela, a causa dell’embargo degli Stati Uniti sull’esportazione di materiale bellico che contenga tecnologia statunitense, ha deciso di rivolgersi alla Russia indebitandosi fino al collo ed ormai è prossimo alla paralisi economica;  la Colombia, impegnata in una 40ennale guerra contro le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), preferisce investire gran parte del suo bilancio in mezzi che facilitino le operazioni di contro insurgency;  l’Argentina, il secondo Paese per estensione territoriale, ha delle spese militari molto basse che permettono a stento il normale funzionamento delle forze armate;  il Cile, per i suoi stanziamenti costanti negli anni, per la capacità di pianificazione e per la qualità del materiale acquisito, si è guadagnato l’appellativo di Israele del Sud America. Le sue forze armate sono le uniche, nella regione, che soddisfano gli standard NATO e recentemente il Paese ha firmato un memorandum d’intesa con l’Unione Europea per schierare le sue truppe in missioni di pace sotto egida UE. I Paesi della regione hanno aumentato, con il ritorno alla democrazia, la loro partecipazione alle missioni di pace internazionali; questa decisione è stata prese in particolare per due motivi:  dare una valvola di sfogo ai militari evitando così conati golpisti all’interno delle forze armate;  incamerare fondi da reinvestire nel settore della difesa. L’ONU, infatti, garantisce lauti rimborsi a tutti gli Stati che inviano truppe. L’esperienza maturata, in questo settore, è stata sfruttata dai governi sud americani nella gestione della missione di Pace ad Haiti (MINUSTAH). Per prendere le decisioni inerenti questa operazione, i Paesi Sud americani hanno istituito un meccanismo ad hoc il 2xn (dove 2 indica i rappresentanti della difesa e degli affari esteri ed n il numero dei Paesi partecipanti). Questo strumento ha permesso di resistere alle forti pressioni esterne che chiedevano un intervento più deciso delle forze armate all’indomani del terremoto; pressanti richieste furono fatte, in particolare, dagli Stati Uniti. Con la loro capacità di non perdere mai di vista l’obiettivo finale, cioè ridare ad Haiti un governo civile ed un’infrastruttura moderna che permetta all’economia di svilupparsi, i Paesi sud americani non solo hanno dimostrato grande capacità di gestione ma anche che non basta essere tra i principali sovvenzionatori di un’organizzazione internazionale per aver ragione. Proprio i rapporti con gli Stati Uniti sono al centro di acceso dibattito in Sud America. Venezuela e Colombia sono chiaramente i due contendenti più vivaci; il primo molto spesso accusa il secondo di essere un servitore dei gringos. Gli Stati Uniti con la riattivazione della IV Flotta hanno arrecato un ulteriore duro danno alla loro reputazione nella regione. I compiti di questa forza militare sono quelli di pattugliare i mari del Sud America alla ricerca di pirati e terroristi; due minacce che la regione non avverta nel modo più assoluto. Il risultato di questa sconcertante scelta, dell’amministrazione Bush, ha portato alla formazione di un fronte di critiche che va dal Venezuela al Cile passando per Brasile ed Argentina ed ha ulteriormente alienato le simpatie delle Colombia che invece appoggiava tale decisione. L’Ecuador decise di non rinnovare il contratto alla marina statunitense che si vide costretta a chiudere la sua unica base in Sud America; uno strano soccorso provenne dal Perù che permise alle navi battenti bandiera a stelle e strisce di entrare nei suoi porti. Questa concessione avvenne poco dopo che il Perù aveva deferito il Cile d’innanzi alla Corte Internazionale dell’Aja per la risoluzione delle dispute sul confine marittimo. Sebbene tutti gli esperti, con cui ho parlato, escludano una concatenazione degli eventi, la scelta dei tempi risulta sospetta.
30-giu-2014
Italiano
Lenci, Francesco
Lemmi, Enrica
Negash, Tekeste
Taddia, Irma
Università degli Studi di Pisa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/152856
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-152856