La letteratura e la pratica clinica concordano che per indagare le capacità uditive nella globalità dei loro aspetti, la sola valutazione audiometrica tradizionale è limitativa. Per tale ragione diversi domini devono essere investigati tra cui il listening effort. Essendo il listening effort un costrutto complicato che interessa diversi aspetti, non esiste ad oggi una unica metodica “gold standard” per l’indagine di tale concetto. Per tali ragioni questo progetto ha previsto lo studio e la realizzazione di strumenti che valutino in misura obiettiva il grado di listening effort con particolare attenzione alle persone affette da ipoacusia.Sono stati perciò realizzati 4 studi per indagare il listening effort basati su misure cognitive- comportamentali (Sviluppo e validazione del test SWIR per la lingua italiana), misure fisiologiche tramite pupillometria (Valutazione del listening effort nel paziente ipoacusico portatore di impianto cocleare) (Adattamento basato sull’anatomia in un gruppo di pazienti sottoposti ad impianto cocleare) e questionari di auto-valutazione (Adattamento alla lingua italiana dei questionari Listening Effort Assessment Scale (EAS) e Fatigue Assessment Scale (FAS)). Il primo studio ha previsto 3 fasi: una prima fase di sviluppo del materiale verbale per l’Italian SWIR test, una seconda fase per la validazione del test nei soggetti normoacusici ed una terza fase di confronto del test tra soggetti normoudenti ed ipoacusici. La fase di validazione del test su soggetti normoudenti ha previsto l’esecuzione del test in 42 soggetti e la ripetizione del test (retest) in 27 di questi. In particolare l’Italian SWIR test è costituito da due compiti di ripetizione e memoria: l’Identification task ed il Free Recall task. Nella fase di validazione su normoudenti non sono state riscontrate differenze significative in entrambi i compiti. Anche tra il confronto tra ipoacusici con soggetti normoudenti non si sono riscontrate differenze significative. Per tali ragioni il test SWIR si è dimostrato un test poco sensibile nella quantificazione del grado di listening effort nel soggetto ipoacusico. Contrariamente, entrambi gli studi effettuati tramite pupillometria hanno riportato una differenza significativa sia nei tracciati pupillometrici che nel picco di massima dilatazione pupillare (PPD) confrontando soggetti ipoacusici con normoudenti. In particolare nello studio “Valutazione del listening effort nel paziente ipoacusico portatore di impianto cocleare” sono stati valutati 16 soggetti portatori di impianto cocleare con riscontro di una riduzione del diametro pupillare nel tempo ed una correlazione tra listening effort ed utilizzo di diverse tipologie di microfono dal 12° mese di utilizzo dell’impianto. Al contrario non abbiamo riscontrato differenze tra dilatazione pupillare e ascolto in presenza di rumore o in quiete. Anche nello studio “Adattamento basato sull’anatomia in un gruppo di pazienti sottoposti ad impianto cocleare” abbiamo riscontrato come la pupillometria sia uno strumento sensibile al grado di listening effort correlato alla tipologia di mappaggio e come l’utilizzo di un elettrodo concorde alla lunghezza cocleare e un mappaggio basato sull’anatomia portano ad un miglioramento nell’ambito delle capacità uditive più complesse come l’ascolto nel rumore e la localizzazione non valutabili con la tradizionale audiometria. In ultimo lo studio “Adattamento alla lingua italiana dei questionari Listening Effort Assessment Scale (EAS) e Fatigue Assessment Scale (FAS)” ha previsto la traduzione e validazione di entrambi i questionari con riscontro di una buona Reliability in entrambi ma con una buona consistenza interna solo del questionario EAS. In particolare nel questionario FAS abbiamo riscontrato un assente coerenza del item 4 con i rimanenti item. Inoltre il questionario EAS si è dimostrato discriminante nella comparazione tra soggetti normoudenti e ipoacusici. Al contrario questa discriminazione tra i gruppi non è stata riscontrata con il questionario FAS. In conclusione la valutazione del grado di listening effort nel soggetto ipoacusico deve avvalersi di diversi strumenti per indagare i diversi domini implicati e solo l’utilizzo di strumenti altamente specifici possono essere discriminanti e sensibili nell’identificazione di questo costrutto.
Valutazione obiettiva del “Listening Effort”
Sara, Ghiselli
2023
Abstract
La letteratura e la pratica clinica concordano che per indagare le capacità uditive nella globalità dei loro aspetti, la sola valutazione audiometrica tradizionale è limitativa. Per tale ragione diversi domini devono essere investigati tra cui il listening effort. Essendo il listening effort un costrutto complicato che interessa diversi aspetti, non esiste ad oggi una unica metodica “gold standard” per l’indagine di tale concetto. Per tali ragioni questo progetto ha previsto lo studio e la realizzazione di strumenti che valutino in misura obiettiva il grado di listening effort con particolare attenzione alle persone affette da ipoacusia.Sono stati perciò realizzati 4 studi per indagare il listening effort basati su misure cognitive- comportamentali (Sviluppo e validazione del test SWIR per la lingua italiana), misure fisiologiche tramite pupillometria (Valutazione del listening effort nel paziente ipoacusico portatore di impianto cocleare) (Adattamento basato sull’anatomia in un gruppo di pazienti sottoposti ad impianto cocleare) e questionari di auto-valutazione (Adattamento alla lingua italiana dei questionari Listening Effort Assessment Scale (EAS) e Fatigue Assessment Scale (FAS)). Il primo studio ha previsto 3 fasi: una prima fase di sviluppo del materiale verbale per l’Italian SWIR test, una seconda fase per la validazione del test nei soggetti normoacusici ed una terza fase di confronto del test tra soggetti normoudenti ed ipoacusici. La fase di validazione del test su soggetti normoudenti ha previsto l’esecuzione del test in 42 soggetti e la ripetizione del test (retest) in 27 di questi. In particolare l’Italian SWIR test è costituito da due compiti di ripetizione e memoria: l’Identification task ed il Free Recall task. Nella fase di validazione su normoudenti non sono state riscontrate differenze significative in entrambi i compiti. Anche tra il confronto tra ipoacusici con soggetti normoudenti non si sono riscontrate differenze significative. Per tali ragioni il test SWIR si è dimostrato un test poco sensibile nella quantificazione del grado di listening effort nel soggetto ipoacusico. Contrariamente, entrambi gli studi effettuati tramite pupillometria hanno riportato una differenza significativa sia nei tracciati pupillometrici che nel picco di massima dilatazione pupillare (PPD) confrontando soggetti ipoacusici con normoudenti. In particolare nello studio “Valutazione del listening effort nel paziente ipoacusico portatore di impianto cocleare” sono stati valutati 16 soggetti portatori di impianto cocleare con riscontro di una riduzione del diametro pupillare nel tempo ed una correlazione tra listening effort ed utilizzo di diverse tipologie di microfono dal 12° mese di utilizzo dell’impianto. Al contrario non abbiamo riscontrato differenze tra dilatazione pupillare e ascolto in presenza di rumore o in quiete. Anche nello studio “Adattamento basato sull’anatomia in un gruppo di pazienti sottoposti ad impianto cocleare” abbiamo riscontrato come la pupillometria sia uno strumento sensibile al grado di listening effort correlato alla tipologia di mappaggio e come l’utilizzo di un elettrodo concorde alla lunghezza cocleare e un mappaggio basato sull’anatomia portano ad un miglioramento nell’ambito delle capacità uditive più complesse come l’ascolto nel rumore e la localizzazione non valutabili con la tradizionale audiometria. In ultimo lo studio “Adattamento alla lingua italiana dei questionari Listening Effort Assessment Scale (EAS) e Fatigue Assessment Scale (FAS)” ha previsto la traduzione e validazione di entrambi i questionari con riscontro di una buona Reliability in entrambi ma con una buona consistenza interna solo del questionario EAS. In particolare nel questionario FAS abbiamo riscontrato un assente coerenza del item 4 con i rimanenti item. Inoltre il questionario EAS si è dimostrato discriminante nella comparazione tra soggetti normoudenti e ipoacusici. Al contrario questa discriminazione tra i gruppi non è stata riscontrata con il questionario FAS. In conclusione la valutazione del grado di listening effort nel soggetto ipoacusico deve avvalersi di diversi strumenti per indagare i diversi domini implicati e solo l’utilizzo di strumenti altamente specifici possono essere discriminanti e sensibili nell’identificazione di questo costrutto.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/193519
URN:NBN:IT:UNIPR-193519