In recent decades, scholarly research on the role of translation and philology has been instrumental in shaping the literary and historical profile of Giacomo Leopardi. The rediscovery of his philological endeavors, alongside a systematic examination of his translations from Greek and Latin—both in verse and prose—has undoubtedly enhanced, or rather completed, the critical reception of his oeuvre, particularly within the Italian scholarly tradition, by unveiling lesser-known facets of his intellectual genius. This advancement has been made possible primarily through the efforts of certain scholars who, even in an era when such inquiries were not widely pursued, dedicated themselves to exploring relatively uncharted domains of the poet’s production. Over time, research on Leopardi’s translations has attained a high degree of scholarly maturity, yielding, among its most significant contributions, the identification of key elements constituting an authentic Leopardian theory of translation. By contrast, philological studies, owing to their inherently complex nature, remain, at least in part, insufficiently investigated. Positioned within the trajectory of research on Leopardi as a translator, theorist of translation, and classical philologist, the present study sets forth a series of objectives aimed at offering a comprehensive contribution to the subject, progressing from a broad analytical framework to a focused case study. To this end, the thesis is structured into two main sections. The first part comprises an extensive essay organized into three chapters, addressing Leopardi’s philological and translation practices, with the addition of an initial inquiry into his theoretical reflections on translation. This structure also responds to a practical exigency: to date, no monographic study has examined the topic in its entirety. Indeed, philology and translation have predominantly been treated in separate contexts, with only occasional attention given to the significant interconnections between these disciplines. With regard to Leopardi’s translations, the aim has been to provide a comprehensive examination of his poetic renderings, from his earliest youthful experiments to his more refined mature compositions—texts that, for various reasons, have not been studied in their entirety by the critical tradition. Rather, scholarship has tended to isolate exemplary cases or concentrate on specific periods, often to the detriment of a holistic perspective. Although Leopardi’s prose translations do not constitute the primary focus of this study, a concise contextualization of their place within his literary and translational practice has been included, complementing the analysis of his poetic translations. Leopardi’s reflections on translation often manifest in the peritextual materials surrounding the translated texts, such as prefaces, introductions, and critical notes, as well as in his correspondence and the annotations of the Zibaldone. Accordingly, an attempt has been made to construct a vademecum of Leopardi’s approach to translation, presenting an anthological selection of pertinent excerpts from these various sources to offer a more nuanced understanding of his translational activity. The second section of the thesis is devoted to an in-depth analysis of a specific case study: one of Leopardi’s final translation exercises from ancient Greek. Despite their distinct textual histories, Volgarizzamento della Satira di Simonide sopra le donne and Versi morali tradotti dal greco have been identified as particularly significant objects of inquiry for at least two principal reasons: first, their linguistic and stylistic features; and second, their thematic content, which aligns with Leopardi’s intellectual engagement with the notion of ancient pessimism. These translations belong to a crucial phase of literary and philosophical discoveries (1823–1824), a period that proved foundational for the development of Leopardi’s poetic and speculative thought. This second section is likewise structured into three chapters, corresponding to a necessary tripartite division of the analysis: a critical introduction to the texts, their ancient sources, and the broader intertextual framework; a critical edition of the translated texts accompanied by a dual apparatus, accounting for Leopardi’s corrective interventions and the marginal annotations present in his autograph manuscripts; and a comprehensive, verse-by-verse commentary, elucidating Leopardi’s translation strategies and reconstructing the methodological principles underpinning his approach as a translator. Throughout this investigation, philological inquiries have been complemented by theoretical considerations pertaining to the history of translation theory, as well as by comparative perspectives, including analyses of linguistic structures and European literary traditions. This interdisciplinary approach is, to a significant extent, dictated by the intrinsic complexity of Leopardi’s intellectual endeavor, which consistently sought to integrate and interweave different domains of knowledge: translation is inseparable from philology, poetry cannot exist without translation, and poetry itself is inextricably linked to philosophy. The overarching objective has thus been to faithfully convey the multifaceted nature of Leopardi’s work through a systematically structured editorial approach, designed to provide an immediate and comprehensive perspective on his engagement with the classical tradition.

Negli studi degli ultimi decenni, il ruolo della traduzione e della filologia è stato determinante per la definizione della figura letteraria e storica di Giacomo Leopardi. La riscoperta dei suoi lavori filologici, insieme con la considerazione dei volgarizzamenti compiuti dal greco e dal latino, sia in versi sia in prosa, ha senz’altro migliorato – o, meglio, completato – la ricezione della sua opera, soprattutto in Italia, rivelando lati poco conosciuti di una mente geniale. Ciò è avvenuto in particolare grazie ad alcuni studiosi che, in tempi ancora non sospetti, impiegarono le loro forze nello studio di ambiti quasi inesplorati dell’opera del poeta. A distanza di anni, lo studio delle traduzioni leopardiane ha raggiunto una sua piena maturità e ha dato, fra i suoi più validi risultati, la possibilità di raccogliere elementi di una vera e propria ‘teoria della traduzione’ leopardiana. Gli studi di filologia, di fruizione più complicata, rimangono invece in parte ancora inesplorati. Ponendosi sulla scia degli studi sul Leopardi traduttore, teorico della traduzione, nonché filologo classico, questa tesi si è posta alcuni obiettivi che abbiamo ritenuto importanti per tentare di fornire un contributo che fosse il più completo possibile sull’argomento, procedendo da un quadro generale a un esempio particolare. Per far ciò, questo lavoro è stato diviso in due sezioni. Si è cercato di raccogliere, in una Prima parte, un ampio saggio articolato in tre capitoli, che considerasse tanto l’opera filologica, quanto quella traduttiva del poeta, con l’aggiunta di un primo studio di teoria della traduzione leopardiana. Quest’articolazione cerca di soddisfare un’esigenza anche pratica: a oggi ancora non esiste una monografia che affronti l’argomento nella sua interezza. Filologia e traduzione sono state affrontate, infatti, in sedi quasi sempre distaccate, solo talvolta facendo caso alle implicazioni fra i due ambiti, in realtà molto significative. Per le opere di traduzione, invece, si è voluto guardare all’intero corpus dei volgarizzamenti poetici, dai primi esperimenti infantili fino agli ultimi esercizi più maturi, che la critica – per vari motivi – non ha mai considerato nella sua interezza, ad esempio all’interno di un unico volume, preferendo isolare casi notevoli oppure occuparsi soltanto di un periodo in particolare, a danno degli altri. Sebbene i volgarizzamenti in prosa non rientrino nell’interesse specifico di questa tesi, una loro essenziale contestualizzazione all’interno dell’esperienza letteraria e traduttiva di Leopardi ha trovato spazio accanto allo studio dei volgarizzamenti poetici. Elementi di teoria leopardiana della traduzione risiedono molto spesso nei dintorni del testo tradotto, cioè nelle introduzioni, nei discorsi, nei preamboli, ma anche in alcune lettere e negli appunti dello Zibaldone. Si è cercato a questo proposito di costruire una sorta di ‘manuale’ della traduzione leopardiana, che, tramite la proposta antologica di brani estrapolati dalle varie sedi appena menzionate, permetta di completare il quadro dell’esperienza traduttiva del poeta. La Seconda parte della tesi è interamente dedicata a un caso specifico di traduzione dal greco antico, fra gli ultimi esercizi compiuti da Leopardi. Sebbene i testi abbiano avuto storie testuali diverse, abbiamo riconosciuto nel Volgarizzamento della Satira di Simonide sopra le donne e nei Versi morali tradotti dal greco un caso di studio significativo per almeno due motivi: da una parte il valore della traduzione da un punto di vista linguistico, dall’altro la scelta dei temi, che rientrano nell’ottica della ‘scoperta’ del pessimismo degli antichi. I volgarizzamenti appartengono infatti a una stagione delicata e densa di ‘scoperte’ letterarie (1823-1824), fondamentale per lo sviluppo della poetica e della filosofia leopardiana. Anche la Seconda parte della tesi, dunque, è articolata in tre capitoli, che corrispondono a una necessaria suddivisione del nostro studio: un’introduzione critica ai testi, agli autori antichi tradotti e soprattutto alle fonti; l’edizione critica dei testi con doppio apparato, in cui si è tenuto conto degli interventi correttori e quindi delle note marginali presenti sui manoscritti autografi; un puntuale commento, verso per verso, ai testi, che analizzi le scelte traduttive e tenti di ricostruire le strategie messe in campo dal Leopardi traduttore. Gli interessi filologici, quindi, sono stati accompagnati da aspetti talvolta più teorici, che appartengono alla storia della teoria della traduzione, o da spunti comparatistici, come lo studio delle lingue e delle correnti letterarie europee: ciò era assai prevedibile, data la complessità dell’autore di cui ci occupiamo, che si curò di intersecare sempre gli ambiti di studio e di lavoro di cui si occupò: non esiste traduzione senza filologia, non esiste poesia senza traduzione, non esiste poesia senza filosofia e così via. Si è cercato, dunque, di restituire la complessità del lavoro dell’autore tramite un’articolazione editoriale schematica, che permetta, fin da subito, di guardare al rapporto di Leopardi con i classici nella sua interezza.

Leopardi e i classici tra filologia e traduzione. Edizione critica e commento del Volgarizzamento della Satira di Simonide sopra le donne e dei Versi morali dal greco (1823-1824)

SILEO, NICOLA
2025

Abstract

In recent decades, scholarly research on the role of translation and philology has been instrumental in shaping the literary and historical profile of Giacomo Leopardi. The rediscovery of his philological endeavors, alongside a systematic examination of his translations from Greek and Latin—both in verse and prose—has undoubtedly enhanced, or rather completed, the critical reception of his oeuvre, particularly within the Italian scholarly tradition, by unveiling lesser-known facets of his intellectual genius. This advancement has been made possible primarily through the efforts of certain scholars who, even in an era when such inquiries were not widely pursued, dedicated themselves to exploring relatively uncharted domains of the poet’s production. Over time, research on Leopardi’s translations has attained a high degree of scholarly maturity, yielding, among its most significant contributions, the identification of key elements constituting an authentic Leopardian theory of translation. By contrast, philological studies, owing to their inherently complex nature, remain, at least in part, insufficiently investigated. Positioned within the trajectory of research on Leopardi as a translator, theorist of translation, and classical philologist, the present study sets forth a series of objectives aimed at offering a comprehensive contribution to the subject, progressing from a broad analytical framework to a focused case study. To this end, the thesis is structured into two main sections. The first part comprises an extensive essay organized into three chapters, addressing Leopardi’s philological and translation practices, with the addition of an initial inquiry into his theoretical reflections on translation. This structure also responds to a practical exigency: to date, no monographic study has examined the topic in its entirety. Indeed, philology and translation have predominantly been treated in separate contexts, with only occasional attention given to the significant interconnections between these disciplines. With regard to Leopardi’s translations, the aim has been to provide a comprehensive examination of his poetic renderings, from his earliest youthful experiments to his more refined mature compositions—texts that, for various reasons, have not been studied in their entirety by the critical tradition. Rather, scholarship has tended to isolate exemplary cases or concentrate on specific periods, often to the detriment of a holistic perspective. Although Leopardi’s prose translations do not constitute the primary focus of this study, a concise contextualization of their place within his literary and translational practice has been included, complementing the analysis of his poetic translations. Leopardi’s reflections on translation often manifest in the peritextual materials surrounding the translated texts, such as prefaces, introductions, and critical notes, as well as in his correspondence and the annotations of the Zibaldone. Accordingly, an attempt has been made to construct a vademecum of Leopardi’s approach to translation, presenting an anthological selection of pertinent excerpts from these various sources to offer a more nuanced understanding of his translational activity. The second section of the thesis is devoted to an in-depth analysis of a specific case study: one of Leopardi’s final translation exercises from ancient Greek. Despite their distinct textual histories, Volgarizzamento della Satira di Simonide sopra le donne and Versi morali tradotti dal greco have been identified as particularly significant objects of inquiry for at least two principal reasons: first, their linguistic and stylistic features; and second, their thematic content, which aligns with Leopardi’s intellectual engagement with the notion of ancient pessimism. These translations belong to a crucial phase of literary and philosophical discoveries (1823–1824), a period that proved foundational for the development of Leopardi’s poetic and speculative thought. This second section is likewise structured into three chapters, corresponding to a necessary tripartite division of the analysis: a critical introduction to the texts, their ancient sources, and the broader intertextual framework; a critical edition of the translated texts accompanied by a dual apparatus, accounting for Leopardi’s corrective interventions and the marginal annotations present in his autograph manuscripts; and a comprehensive, verse-by-verse commentary, elucidating Leopardi’s translation strategies and reconstructing the methodological principles underpinning his approach as a translator. Throughout this investigation, philological inquiries have been complemented by theoretical considerations pertaining to the history of translation theory, as well as by comparative perspectives, including analyses of linguistic structures and European literary traditions. This interdisciplinary approach is, to a significant extent, dictated by the intrinsic complexity of Leopardi’s intellectual endeavor, which consistently sought to integrate and interweave different domains of knowledge: translation is inseparable from philology, poetry cannot exist without translation, and poetry itself is inextricably linked to philosophy. The overarching objective has thus been to faithfully convey the multifaceted nature of Leopardi’s work through a systematically structured editorial approach, designed to provide an immediate and comprehensive perspective on his engagement with the classical tradition.
28-gen-2025
Italiano
Negli studi degli ultimi decenni, il ruolo della traduzione e della filologia è stato determinante per la definizione della figura letteraria e storica di Giacomo Leopardi. La riscoperta dei suoi lavori filologici, insieme con la considerazione dei volgarizzamenti compiuti dal greco e dal latino, sia in versi sia in prosa, ha senz’altro migliorato – o, meglio, completato – la ricezione della sua opera, soprattutto in Italia, rivelando lati poco conosciuti di una mente geniale. Ciò è avvenuto in particolare grazie ad alcuni studiosi che, in tempi ancora non sospetti, impiegarono le loro forze nello studio di ambiti quasi inesplorati dell’opera del poeta. A distanza di anni, lo studio delle traduzioni leopardiane ha raggiunto una sua piena maturità e ha dato, fra i suoi più validi risultati, la possibilità di raccogliere elementi di una vera e propria ‘teoria della traduzione’ leopardiana. Gli studi di filologia, di fruizione più complicata, rimangono invece in parte ancora inesplorati. Ponendosi sulla scia degli studi sul Leopardi traduttore, teorico della traduzione, nonché filologo classico, questa tesi si è posta alcuni obiettivi che abbiamo ritenuto importanti per tentare di fornire un contributo che fosse il più completo possibile sull’argomento, procedendo da un quadro generale a un esempio particolare. Per far ciò, questo lavoro è stato diviso in due sezioni. Si è cercato di raccogliere, in una Prima parte, un ampio saggio articolato in tre capitoli, che considerasse tanto l’opera filologica, quanto quella traduttiva del poeta, con l’aggiunta di un primo studio di teoria della traduzione leopardiana. Quest’articolazione cerca di soddisfare un’esigenza anche pratica: a oggi ancora non esiste una monografia che affronti l’argomento nella sua interezza. Filologia e traduzione sono state affrontate, infatti, in sedi quasi sempre distaccate, solo talvolta facendo caso alle implicazioni fra i due ambiti, in realtà molto significative. Per le opere di traduzione, invece, si è voluto guardare all’intero corpus dei volgarizzamenti poetici, dai primi esperimenti infantili fino agli ultimi esercizi più maturi, che la critica – per vari motivi – non ha mai considerato nella sua interezza, ad esempio all’interno di un unico volume, preferendo isolare casi notevoli oppure occuparsi soltanto di un periodo in particolare, a danno degli altri. Sebbene i volgarizzamenti in prosa non rientrino nell’interesse specifico di questa tesi, una loro essenziale contestualizzazione all’interno dell’esperienza letteraria e traduttiva di Leopardi ha trovato spazio accanto allo studio dei volgarizzamenti poetici. Elementi di teoria leopardiana della traduzione risiedono molto spesso nei dintorni del testo tradotto, cioè nelle introduzioni, nei discorsi, nei preamboli, ma anche in alcune lettere e negli appunti dello Zibaldone. Si è cercato a questo proposito di costruire una sorta di ‘manuale’ della traduzione leopardiana, che, tramite la proposta antologica di brani estrapolati dalle varie sedi appena menzionate, permetta di completare il quadro dell’esperienza traduttiva del poeta. La Seconda parte della tesi è interamente dedicata a un caso specifico di traduzione dal greco antico, fra gli ultimi esercizi compiuti da Leopardi. Sebbene i testi abbiano avuto storie testuali diverse, abbiamo riconosciuto nel Volgarizzamento della Satira di Simonide sopra le donne e nei Versi morali tradotti dal greco un caso di studio significativo per almeno due motivi: da una parte il valore della traduzione da un punto di vista linguistico, dall’altro la scelta dei temi, che rientrano nell’ottica della ‘scoperta’ del pessimismo degli antichi. I volgarizzamenti appartengono infatti a una stagione delicata e densa di ‘scoperte’ letterarie (1823-1824), fondamentale per lo sviluppo della poetica e della filosofia leopardiana. Anche la Seconda parte della tesi, dunque, è articolata in tre capitoli, che corrispondono a una necessaria suddivisione del nostro studio: un’introduzione critica ai testi, agli autori antichi tradotti e soprattutto alle fonti; l’edizione critica dei testi con doppio apparato, in cui si è tenuto conto degli interventi correttori e quindi delle note marginali presenti sui manoscritti autografi; un puntuale commento, verso per verso, ai testi, che analizzi le scelte traduttive e tenti di ricostruire le strategie messe in campo dal Leopardi traduttore. Gli interessi filologici, quindi, sono stati accompagnati da aspetti talvolta più teorici, che appartengono alla storia della teoria della traduzione, o da spunti comparatistici, come lo studio delle lingue e delle correnti letterarie europee: ciò era assai prevedibile, data la complessità dell’autore di cui ci occupiamo, che si curò di intersecare sempre gli ambiti di studio e di lavoro di cui si occupò: non esiste traduzione senza filologia, non esiste poesia senza traduzione, non esiste poesia senza filosofia e così via. Si è cercato, dunque, di restituire la complessità del lavoro dell’autore tramite un’articolazione editoriale schematica, che permetta, fin da subito, di guardare al rapporto di Leopardi con i classici nella sua interezza.
CORCELLA, Aldo
IMBRIANI, MARIA TERESA
Università degli studi della Basilicata
Università degli Studi della Basilicata, Potenza
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