Questa tesi esamina il funzionamento dell’avaria comune nella Livorno secentesca, porto principale del Granducato di Toscana. L’avaria comune è una procedura legale usata per ripartire le spese straordinarie risultanti da una spedizione maritima tra tutte le parti interessate. Tra i più antichi istituti del diritto marittimo, comune a tutte le giurisdizioni europee, va annoverata tra le manifestazioni della lex maritima – un corpo di leggi consuetudinarie e universali utilizzate, presumibilmente, da tutti i mercanti del Medioevo e dell’Età moderna. La tesi sviluppa un’indagine dettagliata della ricchissima documentazione toscana riguardante l’avaria, enfatizzandola come prassi commerciale. Emerge così un divario sostanziale tra l’avaria del diritto comune – prospettiva tradizionalmente adottata dagli studiosi – e il suo funzionamento reale. L’avaria comune, infatti, era utilizzata per distribuire un’ampia gamma di spese commerciali, sia ordinarie che straordinarie. Mentre il ius commune la concepiva come obbligo generato dal sacrificio compiuto per il beneficio collettivo, i mercanti la assimilavano piuttosto ad una mutua assicurazione. Quest’interpretazione estensiva investiva così l’avaria comune di un ruolo importante nella strutturazione del commercio marittimo: permetteva infatti al settore dei trasporti di coprire le spese ordinarie, favorendo la navigazione, e aiutava inoltre a gestire i rischi marittimi. Si trattava insomma di uno strumento utilizzato dagli uomini del tempo in un modo multidimensionale e interattivo. I risultati dell’indagine hanno una triplice valenza. In primo luogo, questo approccio multidimensionale al rischio mina la ‘storia evolutiva’ dello sviluppo istituzionale proposta dai New Institutional Economists. In secondo luogo, l’avaria comune non può essere considerata come manifestazione della lex maritima: sebbene godesse di una notevole autonomia dal diritto comune, la varietà delle forme procedurali adottate, persino in un singolo porto, basta infatti ad escludere l’esistenza di una ‘legge’ uniforme per l’avaria comune. Finalmente, la tesi mostra come l’amministrazione dell’avaria comune sia stata adattata per fronteggiare le minacce alle quali era sottoposto il porto franco, sottolineando l’importanza della giustizia commerciale come strumento dell’economia politica.

General Average in the Free Port of Livorno, 1600-1700

DYBLE, JACOB ARTHUR
2021

Abstract

Questa tesi esamina il funzionamento dell’avaria comune nella Livorno secentesca, porto principale del Granducato di Toscana. L’avaria comune è una procedura legale usata per ripartire le spese straordinarie risultanti da una spedizione maritima tra tutte le parti interessate. Tra i più antichi istituti del diritto marittimo, comune a tutte le giurisdizioni europee, va annoverata tra le manifestazioni della lex maritima – un corpo di leggi consuetudinarie e universali utilizzate, presumibilmente, da tutti i mercanti del Medioevo e dell’Età moderna. La tesi sviluppa un’indagine dettagliata della ricchissima documentazione toscana riguardante l’avaria, enfatizzandola come prassi commerciale. Emerge così un divario sostanziale tra l’avaria del diritto comune – prospettiva tradizionalmente adottata dagli studiosi – e il suo funzionamento reale. L’avaria comune, infatti, era utilizzata per distribuire un’ampia gamma di spese commerciali, sia ordinarie che straordinarie. Mentre il ius commune la concepiva come obbligo generato dal sacrificio compiuto per il beneficio collettivo, i mercanti la assimilavano piuttosto ad una mutua assicurazione. Quest’interpretazione estensiva investiva così l’avaria comune di un ruolo importante nella strutturazione del commercio marittimo: permetteva infatti al settore dei trasporti di coprire le spese ordinarie, favorendo la navigazione, e aiutava inoltre a gestire i rischi marittimi. Si trattava insomma di uno strumento utilizzato dagli uomini del tempo in un modo multidimensionale e interattivo. I risultati dell’indagine hanno una triplice valenza. In primo luogo, questo approccio multidimensionale al rischio mina la ‘storia evolutiva’ dello sviluppo istituzionale proposta dai New Institutional Economists. In secondo luogo, l’avaria comune non può essere considerata come manifestazione della lex maritima: sebbene godesse di una notevole autonomia dal diritto comune, la varietà delle forme procedurali adottate, persino in un singolo porto, basta infatti ad escludere l’esistenza di una ‘legge’ uniforme per l’avaria comune. Finalmente, la tesi mostra come l’amministrazione dell’avaria comune sia stata adattata per fronteggiare le minacce alle quali era sottoposto il porto franco, sottolineando l’importanza della giustizia commerciale come strumento dell’economia politica.
15-giu-2021
Italiano
avaria
consoli del mare di pisa
diritto marittimo
economia politica
lex mercatoria
Livorno
schiavitù
storia mediterranea
Addobbati, Andrea
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/215348
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPI-215348