La ricerca si propone di indagare le rappresentazioni serie dell’ipocondria nella narrativa italiana dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento. Il corpus preso in esame copre il periodo che va dal 1851, anno della pubblicazione de "Il mio cadavere" di Francesco Mastriani, al 1941, anno di uscita della prima redazione de "La cognizione del dolore" di Carlo Emilio Gadda. Dopo una lunga introduzione metodologica e comparatistica su Goethe, Rousseau e Balzac, il corpus si articola in tre macro-periodi: 1) il paradigma fantastico (1851-1883); 2) il paradigma realistico (1883-1920); 3) il paradigma introspettivo (1920-1941), costitutivi di una progressione in cui il personaggio ipocondriaco acquisisce una sempre maggiore centralità nella macchina narrativa dei testi, coerente con una più complessa legittimazione retorica. L’ipotesi è che un contributo decisivo a questa legittimazione derivi dal crescente prestigio della figura del medico, e dunque del suo sguardo e del suo giudizio, nella società che è stata definita del “trionfo della borghesia”. Con questa figura l’ipocondriaco intrattiene un rapporto di identificazione, ma anche di competizione, e, in un contesto di radicale ridiscussione della separazione degli stili come il passaggio dal Naturalismo al Modernismo, la sua volontà di essere “preso sul serio” assume un peculiare valore metadiscorsivo, che ben riassume i conflitti in atto nella definizione del campo letterario moderno.
Rituali di controllo. Figure dell'ipocondria nella narrativa italiana dalla Scapigliatura al Modernismo
GERACE, ROBERTO
2025
Abstract
La ricerca si propone di indagare le rappresentazioni serie dell’ipocondria nella narrativa italiana dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento. Il corpus preso in esame copre il periodo che va dal 1851, anno della pubblicazione de "Il mio cadavere" di Francesco Mastriani, al 1941, anno di uscita della prima redazione de "La cognizione del dolore" di Carlo Emilio Gadda. Dopo una lunga introduzione metodologica e comparatistica su Goethe, Rousseau e Balzac, il corpus si articola in tre macro-periodi: 1) il paradigma fantastico (1851-1883); 2) il paradigma realistico (1883-1920); 3) il paradigma introspettivo (1920-1941), costitutivi di una progressione in cui il personaggio ipocondriaco acquisisce una sempre maggiore centralità nella macchina narrativa dei testi, coerente con una più complessa legittimazione retorica. L’ipotesi è che un contributo decisivo a questa legittimazione derivi dal crescente prestigio della figura del medico, e dunque del suo sguardo e del suo giudizio, nella società che è stata definita del “trionfo della borghesia”. Con questa figura l’ipocondriaco intrattiene un rapporto di identificazione, ma anche di competizione, e, in un contesto di radicale ridiscussione della separazione degli stili come il passaggio dal Naturalismo al Modernismo, la sua volontà di essere “preso sul serio” assume un peculiare valore metadiscorsivo, che ben riassume i conflitti in atto nella definizione del campo letterario moderno.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/215441
URN:NBN:IT:UNIPI-215441