Il ruolo di Chlamydophila pneumoniae nella eziopatogenesi delle infezioni sia delle alte che della basse vie respiratorie e'ampiamente dimostrato, specialmente nella eta' pediatrica. Minori riscontri epidemiologici sembrano interessare le infezioni delle alte vie respiratorie nell'adulto. Piu' recentemente, C. pneumoniae e' stata coinvolta nella eziopatogenesi di numerose patologie, come aterosclerosi, asma, sclerosi multipla e morbo di Alzheimer. Il presente studio ha voluto focalizzare, mediante due distinti percorsi sperimentali, il ruolo eziologico di C. pneumoniae nelle faringotonsilliti dell'adulto e nella progressione dei processi aterosclerotici che colpiscono le arterie periferiche (PAD-Peripheral Artery Diseases). Nel primo caso e' stata valutata la frequenza di isolamento di C. pneumoniae in tamponi faringei utilizzando differenti metodiche diagnostiche. A tale scopo sono stati analizzati 94 tamponi faringei provenienti da pazienti a cui era stata diagnosticata una faringotonsillite acuta. La presenza delle inclusioni clamidiali in colture cellulari e' stata valutata mediante colorazione di Giemsa e MAb-IFA. La presenza di DNA clamidiale e' stata ricercata mediante tre differenti PCR, una single step ed una nested PCR aventi come target il gene codificante 16S rRNA, ed una nested PCR, avente come target il gene codificante la proteina di membrana ompA. La percentuale di isolamento colturale di C.pneumoniae da tampone faringeo e' risultata pari al 15.95% (15/94) con la colorazione di Giemsa e all'11.70% (11/94) con MAb-IFA. La 16S rRNA nested PCR ha dato una percentuale di positivita' pari al 12.76% (12/94), mentre solo 2 campioni sono risultati positivi anche alla PCR single-step; infine, la percentuale di positivita' riscontrata con la ompA nested PCR e' stata del 4.26% (4/94). I nostri dati indicano una diffusione di C. pneumoniae negli adulti affetti da faringotonsilliti pari a circa il 13%, di cui bisognerebbe tener conto in corso di trattamento terapeutico. In relazione all'aterosclerosi e' stata invece effettuata un'indagine di natura siero-epidemiologica sulla presenza di anticorpi anti- C. pneumoniae, con relativa valutazione del titolo, in soggetti affetti da PAD ed in soggetti a rischio di CVD (Cardiovascular Diseases), il cui profilo sierologico e'stato messo a confronto con quello di soggetti sani. Oggetto dell'indagine sono stati 240 prelievi provenienti da 80 soggetti affetti da PAD, 80 a rischio di sviluppo di patologie cardiovascolari e 80 soggetti sani. La diagnosi di PAD dei soggetti arruolati per questo studio e' avvenuta in base alla valutazione dell'indice ABI (Ankle Brachial Index ) che mostrava un valore < 0.9, ed esame eco-doppler I soggetti a rischio di sviluppo di CVD presentavano un ABI >0.9 e fattori di rischio generici come ipertensione arteriosa, iperlipidemia ed abitudine al fumo. Sono stati ricercati e valutati i titoli degli anticorpi specifici IgG, IgM, IgA anti-C. pneumoniae mediante microimmunofluorescenza (Micro-IF test). I risultati hanno dimostrato una piu' elevata frequenza di sieropositivita' da C. pneumoniae in soggetti con PAD (55%) rispetto a quelli a rischio di CVD (42.58%), contro i soggetti di controllo (30%). I soggetti con PAD e quelli a rischio CVD presentavano titoli di IgG ed IgA piu' elevati rispetto ai controlli. Inoltre i soggetti a rischio di CVD presentavano una frequenza di titoli di IgA rilevante rispetto ai soggetti con PAD spiegabile con la presenza di una infezione clamidiale persistente. Per questa ragione si ritiene di poter affermare che l'infezione da C. pneumoniae sia da considerare come un addizionale fattore di rischio nella patogenesi delle CVD.
Multi-patogenicità di Chlamydophila pneumoniae
2011
Abstract
Il ruolo di Chlamydophila pneumoniae nella eziopatogenesi delle infezioni sia delle alte che della basse vie respiratorie e'ampiamente dimostrato, specialmente nella eta' pediatrica. Minori riscontri epidemiologici sembrano interessare le infezioni delle alte vie respiratorie nell'adulto. Piu' recentemente, C. pneumoniae e' stata coinvolta nella eziopatogenesi di numerose patologie, come aterosclerosi, asma, sclerosi multipla e morbo di Alzheimer. Il presente studio ha voluto focalizzare, mediante due distinti percorsi sperimentali, il ruolo eziologico di C. pneumoniae nelle faringotonsilliti dell'adulto e nella progressione dei processi aterosclerotici che colpiscono le arterie periferiche (PAD-Peripheral Artery Diseases). Nel primo caso e' stata valutata la frequenza di isolamento di C. pneumoniae in tamponi faringei utilizzando differenti metodiche diagnostiche. A tale scopo sono stati analizzati 94 tamponi faringei provenienti da pazienti a cui era stata diagnosticata una faringotonsillite acuta. La presenza delle inclusioni clamidiali in colture cellulari e' stata valutata mediante colorazione di Giemsa e MAb-IFA. La presenza di DNA clamidiale e' stata ricercata mediante tre differenti PCR, una single step ed una nested PCR aventi come target il gene codificante 16S rRNA, ed una nested PCR, avente come target il gene codificante la proteina di membrana ompA. La percentuale di isolamento colturale di C.pneumoniae da tampone faringeo e' risultata pari al 15.95% (15/94) con la colorazione di Giemsa e all'11.70% (11/94) con MAb-IFA. La 16S rRNA nested PCR ha dato una percentuale di positivita' pari al 12.76% (12/94), mentre solo 2 campioni sono risultati positivi anche alla PCR single-step; infine, la percentuale di positivita' riscontrata con la ompA nested PCR e' stata del 4.26% (4/94). I nostri dati indicano una diffusione di C. pneumoniae negli adulti affetti da faringotonsilliti pari a circa il 13%, di cui bisognerebbe tener conto in corso di trattamento terapeutico. In relazione all'aterosclerosi e' stata invece effettuata un'indagine di natura siero-epidemiologica sulla presenza di anticorpi anti- C. pneumoniae, con relativa valutazione del titolo, in soggetti affetti da PAD ed in soggetti a rischio di CVD (Cardiovascular Diseases), il cui profilo sierologico e'stato messo a confronto con quello di soggetti sani. Oggetto dell'indagine sono stati 240 prelievi provenienti da 80 soggetti affetti da PAD, 80 a rischio di sviluppo di patologie cardiovascolari e 80 soggetti sani. La diagnosi di PAD dei soggetti arruolati per questo studio e' avvenuta in base alla valutazione dell'indice ABI (Ankle Brachial Index ) che mostrava un valore < 0.9, ed esame eco-doppler I soggetti a rischio di sviluppo di CVD presentavano un ABI >0.9 e fattori di rischio generici come ipertensione arteriosa, iperlipidemia ed abitudine al fumo. Sono stati ricercati e valutati i titoli degli anticorpi specifici IgG, IgM, IgA anti-C. pneumoniae mediante microimmunofluorescenza (Micro-IF test). I risultati hanno dimostrato una piu' elevata frequenza di sieropositivita' da C. pneumoniae in soggetti con PAD (55%) rispetto a quelli a rischio di CVD (42.58%), contro i soggetti di controllo (30%). I soggetti con PAD e quelli a rischio CVD presentavano titoli di IgG ed IgA piu' elevati rispetto ai controlli. Inoltre i soggetti a rischio di CVD presentavano una frequenza di titoli di IgA rilevante rispetto ai soggetti con PAD spiegabile con la presenza di una infezione clamidiale persistente. Per questa ragione si ritiene di poter affermare che l'infezione da C. pneumoniae sia da considerare come un addizionale fattore di rischio nella patogenesi delle CVD.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/231842
URN:NBN:IT:UNICT-231842