Il presente lavoro costituisce un'indagine sulla presenza dei colloquialismi in Euripide nell'arco della produzione letteraria compreso tra l' Alcesti (438 a.C.) e l'Elena (412 a.C.). Punto di partenza per le mie ricerche e' stato il contributo di P. T. Stevens, Colloquial Expressions in Euripides (Wiesbaden 1976); in particolare, sono state prese in considerazione le principali conclusioni dello studioso, quali la definizione del concetto di colloquialismo, l' identificazione di un corpus di scrittori per il rinvenimento delle espressioni colloquiali nella lingua greca, i criteri di categorizzazione dei colloquialismi, la valorizzazione del contesto e la valenza semantica delle espressioni colloquiali. Sulla base di tale lavoro e delle sollecitazioni provenienti dalle recensioni al Beitrag di Stevens e dal piu' recente studio di C. Collard, Colloquial Language in Tragedy: a Supplement to the Work of P. T. Stevens (CQ 55.2, 2005, 350-86), le mie ricerche si sono avviate lungo il cammino, per cosi' dire, rebours, della ricostruzione dello status quaestionis che ha condotto alle attuali linee teoriche sull' argomento. La prima direttrice lungo la quale si e' mossa l'indagine e'stata, infatti, la disamina dei giudizi che gli antichi diedero sullo stile euripideo, con particolare attenzione a quelle fonti (da Aristofane agli autori bizantini) che testimoniano l'interesse per uno specifico aspetto della dizione del tragediografo, ovverosia l'uso della lingua colloquiale. Partendo dalla base di consentaneita' riscontrata nelle fonti antiche, ho proceduto con l'analisi della plurisecolare tradizione degli studi che ha avuto per oggetto la presenza di colloquialismi nella lingua euripidea e, piu'in generale, nelle lingue greca e latina, individuando le linee teoriche fondamentali manifestatesi in tale campo d'indagine. Un portato fondamentale di questa parte del lavoro e' stata l'individuazione delle varie definizioni che sono state formulate sulla lingua colloquiale. Ai progressi compiuti in ambito antichistico e' stata poi affiancata una sezione dedicata alle posizioni scaturite dall' alveo della linguistica moderna sul concetto di "colloquiale". Sulla base di tale complesso tessuto epistemologico ho presentato nel secondo capitolo una definizione di lingua colloquiale, per la quale ho messo a frutto i contributi presi in esame nel capitolo primo. Un'altra direttrice lungo la quale si e' mossa la ricerca e' stata la proposta di classificazione dei colloquialismi secondo categorie diverse rispetto a quelle individuate da Stevens. Ho ritenuto non infruttuoso ritornare ad un assetto "tradizionale" basato sulle seguenti categorie: fonetica, morfologia, sintassi, lessico. All'interno di queste macro-aree trovano spazio sia una rimodulazione dei fenomeni individuati da Stevens sia l'inclusione di nuove tipologie non annoverate dallo studioso. All'interno delle mie ricerche assume particolare rilevanza, anche da un punto di vista metodologico, la valorizzazione data alle innovazioni morfologiche dello stile euripideo per le ricadute che tali elementi possono avere sul piano della critica testuale. Nella sezione relativa alla morfologia sono infatti state prese in considerazione forme che, per la loro assenza nel corpus degli altri tragici o per la rarita' nella letteratura coeva, sono state soggette a tentativi di emendazione da parte di una certa critica mossa dalla sopravvalutazione della costanza verbale. I dati presentati mettono in luce che certe forme "inconsuete" presenti in Euripide, stigmatizzate in passato o tutt'oggi come frutto di corruzione dovuta al processo di trasmissione, sono perfettamente accettabili e da ritenere "sane", se inscritte nella prospettiva del sistema-lingua euripideo.
Ricerche sui colloquialismi in Euripide
2011
Abstract
Il presente lavoro costituisce un'indagine sulla presenza dei colloquialismi in Euripide nell'arco della produzione letteraria compreso tra l' Alcesti (438 a.C.) e l'Elena (412 a.C.). Punto di partenza per le mie ricerche e' stato il contributo di P. T. Stevens, Colloquial Expressions in Euripides (Wiesbaden 1976); in particolare, sono state prese in considerazione le principali conclusioni dello studioso, quali la definizione del concetto di colloquialismo, l' identificazione di un corpus di scrittori per il rinvenimento delle espressioni colloquiali nella lingua greca, i criteri di categorizzazione dei colloquialismi, la valorizzazione del contesto e la valenza semantica delle espressioni colloquiali. Sulla base di tale lavoro e delle sollecitazioni provenienti dalle recensioni al Beitrag di Stevens e dal piu' recente studio di C. Collard, Colloquial Language in Tragedy: a Supplement to the Work of P. T. Stevens (CQ 55.2, 2005, 350-86), le mie ricerche si sono avviate lungo il cammino, per cosi' dire, rebours, della ricostruzione dello status quaestionis che ha condotto alle attuali linee teoriche sull' argomento. La prima direttrice lungo la quale si e' mossa l'indagine e'stata, infatti, la disamina dei giudizi che gli antichi diedero sullo stile euripideo, con particolare attenzione a quelle fonti (da Aristofane agli autori bizantini) che testimoniano l'interesse per uno specifico aspetto della dizione del tragediografo, ovverosia l'uso della lingua colloquiale. Partendo dalla base di consentaneita' riscontrata nelle fonti antiche, ho proceduto con l'analisi della plurisecolare tradizione degli studi che ha avuto per oggetto la presenza di colloquialismi nella lingua euripidea e, piu'in generale, nelle lingue greca e latina, individuando le linee teoriche fondamentali manifestatesi in tale campo d'indagine. Un portato fondamentale di questa parte del lavoro e' stata l'individuazione delle varie definizioni che sono state formulate sulla lingua colloquiale. Ai progressi compiuti in ambito antichistico e' stata poi affiancata una sezione dedicata alle posizioni scaturite dall' alveo della linguistica moderna sul concetto di "colloquiale". Sulla base di tale complesso tessuto epistemologico ho presentato nel secondo capitolo una definizione di lingua colloquiale, per la quale ho messo a frutto i contributi presi in esame nel capitolo primo. Un'altra direttrice lungo la quale si e' mossa la ricerca e' stata la proposta di classificazione dei colloquialismi secondo categorie diverse rispetto a quelle individuate da Stevens. Ho ritenuto non infruttuoso ritornare ad un assetto "tradizionale" basato sulle seguenti categorie: fonetica, morfologia, sintassi, lessico. All'interno di queste macro-aree trovano spazio sia una rimodulazione dei fenomeni individuati da Stevens sia l'inclusione di nuove tipologie non annoverate dallo studioso. All'interno delle mie ricerche assume particolare rilevanza, anche da un punto di vista metodologico, la valorizzazione data alle innovazioni morfologiche dello stile euripideo per le ricadute che tali elementi possono avere sul piano della critica testuale. Nella sezione relativa alla morfologia sono infatti state prese in considerazione forme che, per la loro assenza nel corpus degli altri tragici o per la rarita' nella letteratura coeva, sono state soggette a tentativi di emendazione da parte di una certa critica mossa dalla sopravvalutazione della costanza verbale. I dati presentati mettono in luce che certe forme "inconsuete" presenti in Euripide, stigmatizzate in passato o tutt'oggi come frutto di corruzione dovuta al processo di trasmissione, sono perfettamente accettabili e da ritenere "sane", se inscritte nella prospettiva del sistema-lingua euripideo.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/232727
URN:NBN:IT:UNICT-232727