La Tesi di Dottorato intende ragionare attorno al concetto dࢠintensitàƒÂ urbana con cui descrivere cittàƒÂ e territori contemporanei. Il termine intensitàƒÂ rimanda alle relazioni che sࢠinstaurano fra individui e spazio, alle pratiche che, ad una scala piàƒ¹ ampia, disegnano traiettorie che sࢠintrecciano e sovrappongono sul territorio. Un territorio abitato, una realtàƒÂ che oggi non ࢠimponeࢠpiàƒ¹ un dentro e un fuori, o ne propone molteplici, cittàƒÂ e territorio infatti non sono piàƒ¹ in antitesi ma fra loro si comprendono. E se il termine urbano intendeva specificare la natura delle relazioni indagate risentiràƒÂ necessariamente di questo nuovo rapporto. La pratica quindi assume un ruolo strumentale: lࢠintensitàƒÂ urbana allude alla somma delle diverse tracce e traiettorie che le pratiche realizzano sui territori abitati e puàƒ² diventare un mezzo con il quale esplorare la cittàƒÂ contemporanea, difficilmente interpretabile dal punto di vista fisico. Unࢠࢠimmagineࢠdi cittàƒÂ diversa da quella percepita o consolidata nellࢠimmaginario collettivo e che tenta di mettere a sistema parti di territorio praticate, vicine o lontane che siano. Si propone quindi un mezzo finalizzato allࢠinterpretazione di una dimensione ࢠnon fisicaࢠdella cittàƒÂ . Una categoria di lettura delle pratiche che restituisce la cittàƒÂ nella sua interezza e contemporaneamente una descrizione dellࢠࢠurbanoࢠlegato, entro questa interpretazione, allࢠesperienza dei territori piuttosto che alla loro dimensione fisica, non piàƒ¹ certa e/o misurabile. Il percorso di ricerca cerca dapprima di restituire una definizione preliminare dࢠintensitàƒÂ urbana attraverso una narrativa teorica che guarda alla pratica in quanto dimensione ࢠrelazionaleࢠ, ovvero che produce un rapporto fra spazio, ࢠluogo praticatoࢠ(De Certau, ࢠLࢠinvention du quotidianeࢠ, 1980), e individuo, costruttore di narrative personali e attuatore di senso nel pastiche postmoderno (Amendola, ࢠLa cittàƒÂ postmodernaࢠ, 2003), ponendosi allࢠinterno di un passaggio che ha a che fare con il modo di fare e interpretare la cittàƒÂ associato alle profonde azioni di ristrutturazione urbana, riflessi dei piàƒ¹ ampi cambiamenti che hanno interessato lࢠeconomia mondiale a partire dagli anni ࢠ60 (ci si riferisce allo scarto postmoderno che secondo Soja - Postmetropolis, 2000 - ha messo in crisi anche le strutture tradizionali di analisi e interpretazione urbana). Successivamente il percorso assume carattere laboratoriale perchàƒ©, una volta ottenuti gli ࢠstrumentiࢠ, si confronta con una porzione di ࢠfrangiaࢠdellࢠarea metropolitana di Roma cercando prima di leggere le forme assunte da questa porzione di territorio e le pratiche ad essa associate e successivamente applicarvi le questioni sollevate sul tema. Lࢠapproccio utilizzato vuole porsi entro il passaggio evidenziato da Soja in Postmetropolis (2000) che non puàƒ² che essere utilizzato come suggestione per osservare e mettere alla prova i fenomeni e i processi di metropolizzazione e ragionare sullࢠintensitàƒÂ urbana nel contesto romano. Prendendo per buoni gli assunti teorici citati nella prima parte, ci si confronta con la forma della cittàƒÂ contemporanea e con le sue pratiche. Sempre diversa, difficilmente assoggettabile a un modello ed esportabile. Ci si cala, inoltre, in una situazione di frontiera che sfuggendo al paradigma, perchàƒ© in evoluzione, obbliga a lavorare per tentativi per giungere a un risultato. Si propone quindi un percorso esplorativo, che puàƒ² disorientare esploratore e lettore, ma che tenta di produrre/individuare ipotesi (che forse non sono esportabili). Da Roma si parte non sࢠintende arrivare. Lavorare sullࢠapparente marginalitàƒÂ di questa porzione di territorio permette di capire cosa queste aree possono offrire, anche di diverso da Roma, se àƒ¨ possibile rifuggire da un immaginario consolidato, metropolitano radiocentrico, ࢠcentripetoࢠ, se questi territori possono risultare in parte autonomi. Sࢠintende quindi trovare una forma nella discontinuitàƒÂ fisica dei territori, una rottura nella struttura metropolitana continua il tutto sostenuto da una dimensione non fisica della cittàƒÂ .
Intensità urbana : un rapporto ragionato a partire dal caso di Roma
2015
Abstract
La Tesi di Dottorato intende ragionare attorno al concetto dࢠintensitàƒÂ urbana con cui descrivere cittàƒÂ e territori contemporanei. Il termine intensitàƒÂ rimanda alle relazioni che sࢠinstaurano fra individui e spazio, alle pratiche che, ad una scala piàƒ¹ ampia, disegnano traiettorie che sࢠintrecciano e sovrappongono sul territorio. Un territorio abitato, una realtàƒÂ che oggi non ࢠimponeࢠpiàƒ¹ un dentro e un fuori, o ne propone molteplici, cittàƒÂ e territorio infatti non sono piàƒ¹ in antitesi ma fra loro si comprendono. E se il termine urbano intendeva specificare la natura delle relazioni indagate risentiràƒÂ necessariamente di questo nuovo rapporto. La pratica quindi assume un ruolo strumentale: lࢠintensitàƒÂ urbana allude alla somma delle diverse tracce e traiettorie che le pratiche realizzano sui territori abitati e puàƒ² diventare un mezzo con il quale esplorare la cittàƒÂ contemporanea, difficilmente interpretabile dal punto di vista fisico. Unࢠࢠimmagineࢠdi cittàƒÂ diversa da quella percepita o consolidata nellࢠimmaginario collettivo e che tenta di mettere a sistema parti di territorio praticate, vicine o lontane che siano. Si propone quindi un mezzo finalizzato allࢠinterpretazione di una dimensione ࢠnon fisicaࢠdella cittàƒÂ . Una categoria di lettura delle pratiche che restituisce la cittàƒÂ nella sua interezza e contemporaneamente una descrizione dellࢠࢠurbanoࢠlegato, entro questa interpretazione, allࢠesperienza dei territori piuttosto che alla loro dimensione fisica, non piàƒ¹ certa e/o misurabile. Il percorso di ricerca cerca dapprima di restituire una definizione preliminare dࢠintensitàƒÂ urbana attraverso una narrativa teorica che guarda alla pratica in quanto dimensione ࢠrelazionaleࢠ, ovvero che produce un rapporto fra spazio, ࢠluogo praticatoࢠ(De Certau, ࢠLࢠinvention du quotidianeࢠ, 1980), e individuo, costruttore di narrative personali e attuatore di senso nel pastiche postmoderno (Amendola, ࢠLa cittàƒÂ postmodernaࢠ, 2003), ponendosi allࢠinterno di un passaggio che ha a che fare con il modo di fare e interpretare la cittàƒÂ associato alle profonde azioni di ristrutturazione urbana, riflessi dei piàƒ¹ ampi cambiamenti che hanno interessato lࢠeconomia mondiale a partire dagli anni ࢠ60 (ci si riferisce allo scarto postmoderno che secondo Soja - Postmetropolis, 2000 - ha messo in crisi anche le strutture tradizionali di analisi e interpretazione urbana). Successivamente il percorso assume carattere laboratoriale perchàƒ©, una volta ottenuti gli ࢠstrumentiࢠ, si confronta con una porzione di ࢠfrangiaࢠdellࢠarea metropolitana di Roma cercando prima di leggere le forme assunte da questa porzione di territorio e le pratiche ad essa associate e successivamente applicarvi le questioni sollevate sul tema. Lࢠapproccio utilizzato vuole porsi entro il passaggio evidenziato da Soja in Postmetropolis (2000) che non puàƒ² che essere utilizzato come suggestione per osservare e mettere alla prova i fenomeni e i processi di metropolizzazione e ragionare sullࢠintensitàƒÂ urbana nel contesto romano. Prendendo per buoni gli assunti teorici citati nella prima parte, ci si confronta con la forma della cittàƒÂ contemporanea e con le sue pratiche. Sempre diversa, difficilmente assoggettabile a un modello ed esportabile. Ci si cala, inoltre, in una situazione di frontiera che sfuggendo al paradigma, perchàƒ© in evoluzione, obbliga a lavorare per tentativi per giungere a un risultato. Si propone quindi un percorso esplorativo, che puàƒ² disorientare esploratore e lettore, ma che tenta di produrre/individuare ipotesi (che forse non sono esportabili). Da Roma si parte non sࢠintende arrivare. Lavorare sullࢠapparente marginalitàƒÂ di questa porzione di territorio permette di capire cosa queste aree possono offrire, anche di diverso da Roma, se àƒ¨ possibile rifuggire da un immaginario consolidato, metropolitano radiocentrico, ࢠcentripetoࢠ, se questi territori possono risultare in parte autonomi. Sࢠintende quindi trovare una forma nella discontinuitàƒÂ fisica dei territori, una rottura nella struttura metropolitana continua il tutto sostenuto da una dimensione non fisica della cittàƒÂ .I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/232832
URN:NBN:IT:UNIROMA3-232832