La nostra ricerca prende avvio da un'analisi critica dell'interpretazione pi๠diffusa della crisi greca. A partire dal suo particolare incipit, la spirale nei tassi dell'interesse sul debito pubblico del paese, quella crisi viene immediatamente interpretata come il risultato di una sconsiderata conduzione della politica fiscale: la continua ripetizione di disavanzi pubblici si sarebbe risolta nell'accumulazione di un debito pubblico insostenibile. L'analisi neoclassica tradizionale disegna il perimetro della sostenibilità  del debito pubblico intorno alla condizione di trasversalità , la quale impone al governo la realizzazione di avanzi primari su di un orizzonte temporale indefinito, e dunque appare scarsamente significativa sul piano normativo. Le moderne formulazioni della nozione di sostenibilità  †" sintetizzabili nella †˜condizione di stabilità ' †" spostano l'attenzione dal livello assoluto del debito pubblico al suo rapporto con il prodotto complessivo, e associano la sostenibilità  del debito pubblico ad una politica fiscale capace di garantire la stabilità  di quel rapporto. Poichà© un qualsiasi incremento del rapporto tra debito pubblico e reddito rappresenta una violazione della condizione di stabilità , quella particolare nozione di sostenibilità  finisce per richiedere alla politica fiscale, sotto particolari ipotesi, l'improrogabile realizzazione di avanzi primari di bilancio. Il carattere della improrogabilità , associato in questa maniera alla prescrizione di politica fiscale definita dalla teoria, libera l'analisi della sostenibilità  dall'indefinitezza che ne caratterizzava il contenuto normativo nell'originale formulazione. Il nostro studio ha quindi messo in evidenza la perfetta continuità  che sussiste tra la nozione tradizionale di sostenibilità  del debito pubblico e le sue pi๠moderne formulazioni: la condizione di stabilità  non costituisce un concetto di sostenibilità  distinto da quello tradizionale, ma risulta intrecciata all'imposizione della condizione di trasversalità  al settore pubblico dell'economia, e dunque rappresenta semplicemente una evoluzione dell'analisi neoclassica della sostenibilità . Studiando le origini teoriche della condizione di stabilità , abbiamo tentato di mostrare che essa non rappresenta altro che una ipotesi, introdotta nell'analisi neoclassica della sostenibilità  con lo scopo di superarne le contraddizioni di fondo. Se si ipotizza che il tasso di crescita del debito pubblico sia vincolato dal tasso di crescita del reddito, e che quest'ultimo sia stabilmente inferiore al tasso dell'interesse, si giunge infatti necessariamente alla conclusione che la condizione di trasversalità  puಠessere soddisfatta solamente attraverso la realizzazione immediata di avanzi primari di bilancio. La natura di questa conclusione, apparentemente all'origine del carattere di urgenza che, a partire dal caso greco, ha accompagnato l'attuazione dell'austerità  fiscale, ਠperಠstrettamente connessa alle particolari ipotesi introdotte, le quali sembrano prive di una solida base logica. In questo senso, abbiamo potuto concludere che non esistono solide fondamenta teoriche per argomentare la necessità  improrogabile di procedere, come avvenuto in Grecia, verso la realizzazione di consistenti avanzi primari di bilancio. In ragione delle difficoltà  incontrate dall'analisi neoclassica, abbiamo deciso di impostare la nostra indagine a partire da un approccio teorico alternativo, quello caratteristico dell'economia politica classica. Entro quel contesto analitico, la spirale nei tassi di interesse sul debito pubblico, l'incipit della crisi greca, deve essere studiata ad un livello di astrazione sensibilmente inferiore a quello imposto dalla teoria neoclassica: seguendo la particolare formulazione dell'analisi del tasso d'interesse elaborata da Marx entro lo schema classico, possiamo infatti concepire quella grandezza come una variabile di natura storico-istituzionale, definita all'interno della sfera distributiva. L'analisi tradizionale, concentrata sull'insostenibilità  del livello del debito pubblico, dimostra cosଠtutta la sua inadeguatezza, dal momento che astrae dalle particolari circostanze storico-istituzionali entro cui quel debito ਠcontratto, e dunque ignora proprio i fattori che, dal punto di vista classico, devono essere posti al centro dell'indagine. Coerentemente con questo approccio, abbiamo individuato le circostanze che preludono alla determinazione del tasso di interesse in quei fattori istituzionali che caratterizzano il funzionamento dei mercati finanziari, laddove flussi di domanda e offerta di liquidità  si confrontano entro rapporti definiti dall'autorità  monetaria. L'approccio teorico adottato pone al centro della nostra indagine sulla crisi greca il ruolo della politica monetaria che, in quegli anni, ha orientato i movimenti di fondo dei mercati finanziari, plasmando l'ambiente entro cui si ਠmanifestato l'incipit della crisi greca. La nostra interpretazione della crisi greca muove dallo studio del contesto di politica monetaria del debito pubblico che l'Eurosistema ha progressivamente affermato, differente dal precedente assetto istituzionale, definito per semplicità  modello standard. Nel modello standard la banca centrale finanzia in maniera sistematica †" seppur indiretta †" il debito pubblico, dal momento che orienta le sue operazioni di mercato aperto prevalentemente all'acquisto di titoli pubblici: per questa via, l'autorità  monetaria puಠesercitare un'azione di sostegno della domanda di quelle particolari attività  finanziare, e dunque di stabilizzarne il corso. Il modello europeo si caratterizza proprio per il venir meno della natura sistematica †" in quanto legata al regolare rifinanziamento del settore creditizio †" di questo sostegno alla domanda di titoli pubblici: l'Eurosistema accetta come contropartita delle sue operazioni di mercato aperto una gamma di attività  finanziarie che va molto al di là  del perimetro dei titoli pubblici, e dunque disarticola il suo ruolo di prestatore di ultima istanza del settore finanziario privato dal suo compito storico di sostenere il processo di indebitamento pubblico. Se nel modello standard i titoli pubblici erano associati ad un rischio di deprezzamento trascurabile, in ragione del sostegno che gli era accordato dall'autorità  monetaria nell'assetto istituzionale vigente, la posizione del debito pubblico all'interno dei mercati finanziari muta profondamente con l'affermazione del modello europeo. Sappiamo che la domanda di una attività  finanziaria dipende, fondamentalmente, dal rischio di deprezzamento che incorpora e dal rendimento che offre, ed ਠimportante notare che l'impostazione teorica da noi adottata ci permette di considerare il rischio di deprezzamento non tanto come una qualità  intrinseca di quella attività  ma, piuttosto, come il riflesso della posizione che quel titolo assume all'interno del contesto istituzionale che governa i mercati finanziari in cui ਠcontrattato. Nel modello europeo, il sostegno dell'autorità  monetaria al corso dei titoli pubblici perde qualsiasi automatismo, e deve essere praticato caso per caso. Questa configurazione della politica monetaria del debito pubblico consente all'Eurosistema di articolare interventi a sostegno del processo di indebitamento pubblico di singoli paesi dell'area euro, senza che ciಠimplichi un simultaneo sostegno alla generalità  dei debiti pubblici europei. All'interno del modello europeo, l'incipit della crisi greca †" ovvero l' ampliamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli pubblici tedeschi e greci †" puಠdunque essere interpretato come il risultato della discrezionalità  della politica monetaria europea del debito pubblico, che avrebbe accordato alla Germania quel sostegno al processo di indebitamento pubblico negato, invece, alla Grecia.

La crisi del debito pubblico : il caso greco nel contesto europeo

2013

Abstract

La nostra ricerca prende avvio da un'analisi critica dell'interpretazione pi๠diffusa della crisi greca. A partire dal suo particolare incipit, la spirale nei tassi dell'interesse sul debito pubblico del paese, quella crisi viene immediatamente interpretata come il risultato di una sconsiderata conduzione della politica fiscale: la continua ripetizione di disavanzi pubblici si sarebbe risolta nell'accumulazione di un debito pubblico insostenibile. L'analisi neoclassica tradizionale disegna il perimetro della sostenibilità  del debito pubblico intorno alla condizione di trasversalità , la quale impone al governo la realizzazione di avanzi primari su di un orizzonte temporale indefinito, e dunque appare scarsamente significativa sul piano normativo. Le moderne formulazioni della nozione di sostenibilità  †" sintetizzabili nella †˜condizione di stabilità ' †" spostano l'attenzione dal livello assoluto del debito pubblico al suo rapporto con il prodotto complessivo, e associano la sostenibilità  del debito pubblico ad una politica fiscale capace di garantire la stabilità  di quel rapporto. Poichà© un qualsiasi incremento del rapporto tra debito pubblico e reddito rappresenta una violazione della condizione di stabilità , quella particolare nozione di sostenibilità  finisce per richiedere alla politica fiscale, sotto particolari ipotesi, l'improrogabile realizzazione di avanzi primari di bilancio. Il carattere della improrogabilità , associato in questa maniera alla prescrizione di politica fiscale definita dalla teoria, libera l'analisi della sostenibilità  dall'indefinitezza che ne caratterizzava il contenuto normativo nell'originale formulazione. Il nostro studio ha quindi messo in evidenza la perfetta continuità  che sussiste tra la nozione tradizionale di sostenibilità  del debito pubblico e le sue pi๠moderne formulazioni: la condizione di stabilità  non costituisce un concetto di sostenibilità  distinto da quello tradizionale, ma risulta intrecciata all'imposizione della condizione di trasversalità  al settore pubblico dell'economia, e dunque rappresenta semplicemente una evoluzione dell'analisi neoclassica della sostenibilità . Studiando le origini teoriche della condizione di stabilità , abbiamo tentato di mostrare che essa non rappresenta altro che una ipotesi, introdotta nell'analisi neoclassica della sostenibilità  con lo scopo di superarne le contraddizioni di fondo. Se si ipotizza che il tasso di crescita del debito pubblico sia vincolato dal tasso di crescita del reddito, e che quest'ultimo sia stabilmente inferiore al tasso dell'interesse, si giunge infatti necessariamente alla conclusione che la condizione di trasversalità  puಠessere soddisfatta solamente attraverso la realizzazione immediata di avanzi primari di bilancio. La natura di questa conclusione, apparentemente all'origine del carattere di urgenza che, a partire dal caso greco, ha accompagnato l'attuazione dell'austerità  fiscale, ਠperಠstrettamente connessa alle particolari ipotesi introdotte, le quali sembrano prive di una solida base logica. In questo senso, abbiamo potuto concludere che non esistono solide fondamenta teoriche per argomentare la necessità  improrogabile di procedere, come avvenuto in Grecia, verso la realizzazione di consistenti avanzi primari di bilancio. In ragione delle difficoltà  incontrate dall'analisi neoclassica, abbiamo deciso di impostare la nostra indagine a partire da un approccio teorico alternativo, quello caratteristico dell'economia politica classica. Entro quel contesto analitico, la spirale nei tassi di interesse sul debito pubblico, l'incipit della crisi greca, deve essere studiata ad un livello di astrazione sensibilmente inferiore a quello imposto dalla teoria neoclassica: seguendo la particolare formulazione dell'analisi del tasso d'interesse elaborata da Marx entro lo schema classico, possiamo infatti concepire quella grandezza come una variabile di natura storico-istituzionale, definita all'interno della sfera distributiva. L'analisi tradizionale, concentrata sull'insostenibilità  del livello del debito pubblico, dimostra cosଠtutta la sua inadeguatezza, dal momento che astrae dalle particolari circostanze storico-istituzionali entro cui quel debito ਠcontratto, e dunque ignora proprio i fattori che, dal punto di vista classico, devono essere posti al centro dell'indagine. Coerentemente con questo approccio, abbiamo individuato le circostanze che preludono alla determinazione del tasso di interesse in quei fattori istituzionali che caratterizzano il funzionamento dei mercati finanziari, laddove flussi di domanda e offerta di liquidità  si confrontano entro rapporti definiti dall'autorità  monetaria. L'approccio teorico adottato pone al centro della nostra indagine sulla crisi greca il ruolo della politica monetaria che, in quegli anni, ha orientato i movimenti di fondo dei mercati finanziari, plasmando l'ambiente entro cui si ਠmanifestato l'incipit della crisi greca. La nostra interpretazione della crisi greca muove dallo studio del contesto di politica monetaria del debito pubblico che l'Eurosistema ha progressivamente affermato, differente dal precedente assetto istituzionale, definito per semplicità  modello standard. Nel modello standard la banca centrale finanzia in maniera sistematica †" seppur indiretta †" il debito pubblico, dal momento che orienta le sue operazioni di mercato aperto prevalentemente all'acquisto di titoli pubblici: per questa via, l'autorità  monetaria puಠesercitare un'azione di sostegno della domanda di quelle particolari attività  finanziare, e dunque di stabilizzarne il corso. Il modello europeo si caratterizza proprio per il venir meno della natura sistematica †" in quanto legata al regolare rifinanziamento del settore creditizio †" di questo sostegno alla domanda di titoli pubblici: l'Eurosistema accetta come contropartita delle sue operazioni di mercato aperto una gamma di attività  finanziarie che va molto al di là  del perimetro dei titoli pubblici, e dunque disarticola il suo ruolo di prestatore di ultima istanza del settore finanziario privato dal suo compito storico di sostenere il processo di indebitamento pubblico. Se nel modello standard i titoli pubblici erano associati ad un rischio di deprezzamento trascurabile, in ragione del sostegno che gli era accordato dall'autorità  monetaria nell'assetto istituzionale vigente, la posizione del debito pubblico all'interno dei mercati finanziari muta profondamente con l'affermazione del modello europeo. Sappiamo che la domanda di una attività  finanziaria dipende, fondamentalmente, dal rischio di deprezzamento che incorpora e dal rendimento che offre, ed ਠimportante notare che l'impostazione teorica da noi adottata ci permette di considerare il rischio di deprezzamento non tanto come una qualità  intrinseca di quella attività  ma, piuttosto, come il riflesso della posizione che quel titolo assume all'interno del contesto istituzionale che governa i mercati finanziari in cui ਠcontrattato. Nel modello europeo, il sostegno dell'autorità  monetaria al corso dei titoli pubblici perde qualsiasi automatismo, e deve essere praticato caso per caso. Questa configurazione della politica monetaria del debito pubblico consente all'Eurosistema di articolare interventi a sostegno del processo di indebitamento pubblico di singoli paesi dell'area euro, senza che ciಠimplichi un simultaneo sostegno alla generalità  dei debiti pubblici europei. All'interno del modello europeo, l'incipit della crisi greca †" ovvero l' ampliamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli pubblici tedeschi e greci †" puಠdunque essere interpretato come il risultato della discrezionalità  della politica monetaria europea del debito pubblico, che avrebbe accordato alla Germania quel sostegno al processo di indebitamento pubblico negato, invece, alla Grecia.
2013
it
BCE
Categorie ISI-CRUI::Scienze economiche e statistiche::Economics
crisi greca
debito pubblico
eurozona
Scienze economiche e statistiche
Settori Disciplinari MIUR::Scienze economiche e statistiche::ECONOMIA POLITICA
Università degli Studi Roma Tre
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/232888
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA3-232888