Tale specificità ਠstata suffragata dai dati concernenti la presenza di personale civile femminile nei dicasteri della Difesa nazionali e nella stessa NATO.Nonostante i notevoli progressi compiuti dalle Forze Armate nell'inclusione femminile, l'ancora insufficiente percentuale di donne ed il loro impiego secondo politiche che non ne favoriscono la progressione di carriera, impedisce il formarsi di una leadership femminile che possa apportare nuove e differenti dinamiche all'interno degli apparati militari. Le donne militari si ritrovano invece a subire un inevitabile processo di omologazione, con un conseguente principio di mascolinizzazione di genere che non permette il raggiungimento di un'integrazione che, per essere soddisfacente, presuppone cifre professionali e comportamentali proprie e specifiche. La mera presenza femminile ed il replicare senza innovare una professione che ਠda sempre ad appannaggio maschile, con la conseguenza di ottenere risultati spesso considerati inferiori, non sottendono ad un'integrazione di successo. Tali considerazioni sono state corroborate anche dai risultati dell'indagine sociologica †" condotta su un campione di cinquecento militari uomini e donne e di omologhi colleghi civili †" dai quali emerge che l'assenza di riferimenti omogenere e la limitata applicazione dei fattori agevolanti non favoriscono il processo di integrazione delle donne in uniforme. La situazione presenta dunque una duplice connotazione: da un lato il processo di integrazione ਠoramai al suo stadio finale giacchà© l'accesso alla professione e l'accettazione verso la componente femminile hanno raggiunto valori soddisfacenti,
Le donne in uniforme nella NATO tra integrazione di successo e mascolinizzazione di genere
2014
Abstract
Tale specificità ਠstata suffragata dai dati concernenti la presenza di personale civile femminile nei dicasteri della Difesa nazionali e nella stessa NATO.Nonostante i notevoli progressi compiuti dalle Forze Armate nell'inclusione femminile, l'ancora insufficiente percentuale di donne ed il loro impiego secondo politiche che non ne favoriscono la progressione di carriera, impedisce il formarsi di una leadership femminile che possa apportare nuove e differenti dinamiche all'interno degli apparati militari. Le donne militari si ritrovano invece a subire un inevitabile processo di omologazione, con un conseguente principio di mascolinizzazione di genere che non permette il raggiungimento di un'integrazione che, per essere soddisfacente, presuppone cifre professionali e comportamentali proprie e specifiche. La mera presenza femminile ed il replicare senza innovare una professione che ਠda sempre ad appannaggio maschile, con la conseguenza di ottenere risultati spesso considerati inferiori, non sottendono ad un'integrazione di successo. Tali considerazioni sono state corroborate anche dai risultati dell'indagine sociologica †" condotta su un campione di cinquecento militari uomini e donne e di omologhi colleghi civili †" dai quali emerge che l'assenza di riferimenti omogenere e la limitata applicazione dei fattori agevolanti non favoriscono il processo di integrazione delle donne in uniforme. La situazione presenta dunque una duplice connotazione: da un lato il processo di integrazione ਠoramai al suo stadio finale giacchà© l'accesso alla professione e l'accettazione verso la componente femminile hanno raggiunto valori soddisfacenti,I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/232895
URN:NBN:IT:UNIROMA3-232895