Oggetto della ricerca che si ਠsvolta ਠla violenza e il suo rapporto complesso, per certi aspetti complesso e contraddittorio, con il potere e con il diritto. L'analisi degli approcci teorici che di tale tema si sono occupati ਠstrutturata intorno alla semantica della violenza, con l'intento di costruire quello che puಠdefinirsi un vero e proprio lessico della violenza, analizzando, quindi, in primo luogo l'ambito linguistico entro cui porre il problema della violenza. La violenza ci pone, infatti, innanzitutto di fronte ad un problema linguistico, di significati, per cui occorre chiedersi di cosa parliamo quando facciamo riferimento ad essa, sopratutto se analizzata nel suo rapporto con il potere e con il diritto. Il concetto di violenza ਠestremamente complesso e mutevole. In linea generale con esso si fa riferimento a qualsiasi atto o comportamento che faccia uso della forza fisica per recare danno ad altri o sulle cose. Ma tale definizione deve fare necessariamente i conti con la mutevolezza del contesto in cui la violenza si manifesta e con le motivazioni che la generano: oggi la tipologia degli eventi a cui viene riconosciuta la qualità di violenza non ਠlimitata alle sole situazioni che implicano l'esercizio della forza fisica, ma comprende categorie molto pi๠elusive e non materialistiche, ਠquello che potrebbe essere definito il †œnon apparire†� della violenza, la sua sublimazione e il suo svolgersi in modo simbolico. Il campo semantico entro cui si analizzano gli approcci filosofici che si sono occupati della violenza ਠquello del bàos, ossia la vita intesa non in senso naturalistico, ma nel suo particolare significato di «forma o maniera di vivere propria di un singolo o di un gruppo». Se bàos ਠuna esistenza qualificata, tra le qualificazioni della vita ਠricompresa la violenza. In questo senso la violenza ਠuna dimensione della vita. Come insegna Socrate, ritenuto tradizionalmente il primo filosofo del bàos, ਠpossibile distinguere †œla vita†�, intesa come esistenza, dalle †œvite,†� a seconda delle molteplici qualità e virt๠che alla vita stessa possono essere attribuite. E se il compito dell'uomo politico e, in generale della politica, à¨, come ci ricorda Aristotele, occuparsi del bàos, essa deve cercare di fare in modo che la vita degli uomini si svolga in armonia. La storia dell'uomo puಠessere allora letta come la storia della violenza, o meglio, quella delle strategie che gli uomini hanno messo in pratica contro la propria violenza per garantire la sopravvivenza della loro comunità . In tale ambito si osserva che la prevenzione e la cura della violenza ਠstata affidata a dispositivi di autoimmunizzazione, spesso inefficaci, che si caratterizzano per la loro ambivalenza in quanto tentano di neutralizzare e regolare la violenza incorporandola. Il diritto moderno, il rimedio pi๠propriamente curativo della violenza, ਠl'emblema di questo misconoscimento della violenza e della sua metabolizzazione all'interno del bàos. Nello stato moderno, infatti, un soggetto terzo, il sovrano, ha monopolizzato l'esercizio della violenza e la ha amministrata attraverso le regole. Il diritto, dunque, non elimina la violenza tra le qualificazioni della vita degli uomini, ma la incorpora trasformandola in legittima, perchà© autorizzata, mettendo al bando quella del singolo che diventa illegittima. Su tali premesse si sono prese in rassegna le categorie di ordine, potere, identità e guerra. Concetti che implicano la violenza, ma al tempo stesso fanno parte di bàos in quanto luoghi in cui il problema della violenza ਠposto (nel senso di concepito, conceptus, appunto), talvolta superato, ma sopratutto, dove bàos (vita) e violenza si rapportano continuamente, tentando di differenziarsi.
I nomi della violenza
2016
Abstract
Oggetto della ricerca che si ਠsvolta ਠla violenza e il suo rapporto complesso, per certi aspetti complesso e contraddittorio, con il potere e con il diritto. L'analisi degli approcci teorici che di tale tema si sono occupati ਠstrutturata intorno alla semantica della violenza, con l'intento di costruire quello che puಠdefinirsi un vero e proprio lessico della violenza, analizzando, quindi, in primo luogo l'ambito linguistico entro cui porre il problema della violenza. La violenza ci pone, infatti, innanzitutto di fronte ad un problema linguistico, di significati, per cui occorre chiedersi di cosa parliamo quando facciamo riferimento ad essa, sopratutto se analizzata nel suo rapporto con il potere e con il diritto. Il concetto di violenza ਠestremamente complesso e mutevole. In linea generale con esso si fa riferimento a qualsiasi atto o comportamento che faccia uso della forza fisica per recare danno ad altri o sulle cose. Ma tale definizione deve fare necessariamente i conti con la mutevolezza del contesto in cui la violenza si manifesta e con le motivazioni che la generano: oggi la tipologia degli eventi a cui viene riconosciuta la qualità di violenza non ਠlimitata alle sole situazioni che implicano l'esercizio della forza fisica, ma comprende categorie molto pi๠elusive e non materialistiche, ਠquello che potrebbe essere definito il †œnon apparire†� della violenza, la sua sublimazione e il suo svolgersi in modo simbolico. Il campo semantico entro cui si analizzano gli approcci filosofici che si sono occupati della violenza ਠquello del bàos, ossia la vita intesa non in senso naturalistico, ma nel suo particolare significato di «forma o maniera di vivere propria di un singolo o di un gruppo». Se bàos ਠuna esistenza qualificata, tra le qualificazioni della vita ਠricompresa la violenza. In questo senso la violenza ਠuna dimensione della vita. Come insegna Socrate, ritenuto tradizionalmente il primo filosofo del bàos, ਠpossibile distinguere †œla vita†�, intesa come esistenza, dalle †œvite,†� a seconda delle molteplici qualità e virt๠che alla vita stessa possono essere attribuite. E se il compito dell'uomo politico e, in generale della politica, à¨, come ci ricorda Aristotele, occuparsi del bàos, essa deve cercare di fare in modo che la vita degli uomini si svolga in armonia. La storia dell'uomo puಠessere allora letta come la storia della violenza, o meglio, quella delle strategie che gli uomini hanno messo in pratica contro la propria violenza per garantire la sopravvivenza della loro comunità . In tale ambito si osserva che la prevenzione e la cura della violenza ਠstata affidata a dispositivi di autoimmunizzazione, spesso inefficaci, che si caratterizzano per la loro ambivalenza in quanto tentano di neutralizzare e regolare la violenza incorporandola. Il diritto moderno, il rimedio pi๠propriamente curativo della violenza, ਠl'emblema di questo misconoscimento della violenza e della sua metabolizzazione all'interno del bàos. Nello stato moderno, infatti, un soggetto terzo, il sovrano, ha monopolizzato l'esercizio della violenza e la ha amministrata attraverso le regole. Il diritto, dunque, non elimina la violenza tra le qualificazioni della vita degli uomini, ma la incorpora trasformandola in legittima, perchà© autorizzata, mettendo al bando quella del singolo che diventa illegittima. Su tali premesse si sono prese in rassegna le categorie di ordine, potere, identità e guerra. Concetti che implicano la violenza, ma al tempo stesso fanno parte di bàos in quanto luoghi in cui il problema della violenza ਠposto (nel senso di concepito, conceptus, appunto), talvolta superato, ma sopratutto, dove bàos (vita) e violenza si rapportano continuamente, tentando di differenziarsi.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/232959
URN:NBN:IT:UNIROMA3-232959