ࢠScemi di guerraࢠࢠnel linguaggio popolare ࢠfurono definiti non solo i soldati ricoverati negli ospedali psichiatrici per i traumi, come lo shock da combattimento, riportati al fronte, ma anche chi invece simulava simili disagi per evitare di essere mandato in trincea. La ricerca ha preso le mosse dalla ricostruzione dello scenario materiale, cioàƒ¨ lࢠOspedale psichiatrico di Colorno, nella sua realtàƒÂ  storica, edilizia, organizzativa, amministrativa, e delle relazioni con le autoritàƒÂ  militari, per continuare con lࢠanalisi di problemi e aspetti della realtàƒÂ  scientifico-clinica e con lࢠindagine sulla tensione che nella cultura psichiatrica si era aperta fra la tradizione positivista-lombrosiana e lࢠemergere di approcci che, mettendo al centro dellࢠattenzione il soggetto e la malattia, si ponevano interrogativi sulla curabilitàƒÂ  o, almeno, sulla sensibile riduzione del danno. Entrando nel cuore del lavoro, la ricostruzione statistico-quantitativa dei ricoverati nel manicomio di Colorno durante i quattro anni di guerra ha evidenziato che il numero sempre crescente di nuovi ingressi era legato allࢠentrata dei soldati, sia da tenere semplicemente sotto osservazione per alcuni giorni che da ricoverare permanentemente. Scomponendo tali ricoveri per ogni anno di guerra, inoltre non stupisce osservare come il loro numero sia, sostanzialmente, condizionato dallࢠandamento del conflitto. Tra essi erano sostanzialmente assenti gli ufficiali nel manicomio, elemento da porre in relazione al fatto che Colorno era un ospedale di retrovia. Lࢠanalisi delle motivazioni dei ricoveri àƒ¨ stata compiuta leggendo fra le righe delle tabelle nosografiche ࢠnelle quali i medici segnalavano periodicamente disturbi e comportamenti in modo frammentario e spesso poco chiaro ࢠo dei certificati che venivano richiesti ai medici del paese di provenienza per comprendere le ragioni dei loro disturbi. Il motivo principale che condusse gran parte dei ricoverati in manicomio furono le conseguenze di traumi riportati in battaglia, o, per usare la terminologia del periodo, lo shell shock, pur nella consapevolezza della sua ambiguitàƒÂ , come segnalavano anche le fonti coeve. Tuttavia, le diagnosi di ࢠstato depressivo stuporosoࢠ, o di ࢠstato dࢠarresto psicomotorioࢠ, apparentemente non legate a simulazione e non poste in relazione diretta con la vita al fronte, segnalano la difficoltàƒÂ  anche da parte dei medici psichiatri di Colorno a identificare lo shell shock, trauma che aveva iniziato a diffondersi tra i soldati proprio durante quel conflitto. Rarissime sono le eccezioni, e sempre tese a sminuire la portata del trauma. Anche a Colorno sembra dunque prevalere lࢠadesione al paradigma psichiatrico del tempo, vale a dire la predisposizione biologica alla malattia mentale che non teneva conto della possibilitàƒÂ  da parte degli eventi bellici di produrre effetti patologici autonomi. Tuttavia, il personale sanitario non potàƒ© restare indifferente talora a palesi manifestazioni di sintomi patologici. Alto e decisamente significativo (pari a circa un terzo) appare dalla ricerca il numero dei soldati ricoverati considerati privi di qualsiasi forma di alienazione mentale: in ciàƒ² ha certamente giocato un ruolo un vero e proprio assillo da parte del corpo medico ࢠsoprattutto militare ࢠdi individuare i simulatori che cercavano di sfuggire ai loro doveri, che avrebbero cosàƒ¬ dimostrato una totale mancanza di amor di patria, anche se le diagnosi sono solo apparentemente semplici, perchàƒ© talora richiedevano complesse operazioni che portavano inizialmente a chiudere gli occhi anche su precedenti à,«disordini nel contegnoà,» di persone che giàƒÂ  erano state sotto osservazione o erano state ricoverate in manicomio nelle loro province dࢠorigine. Lo studio ha preso in considerazione anche i rapporti tra i soldati e il mondo esterno, per verificare come si poteva uscire da unࢠistituzione totale dopo unࢠesperienza assoluta come quella bellica, e la possibilitàƒÂ  o meno da parte dei soldati di reintegrarsi con la societàƒÂ  e con la quotidianitàƒÂ  del presente. Nellࢠintento di allargare lo sguardo alle relazioni sociali e ai legami tra soldati e civili del ࢠfronte internoࢠ, inoltre, si àƒ¨ indagata anche la presenza di vincoli comunitari che legavano i ricoverati al loro mondo quotidiano e che in molti casi si mantennero e presero la forma di sostegni ࢠeconomici e morali ࢠper farli tornare a casa. Ragionare sul grande cambiamento innescato dalla guerra ha condotto, infine, anche ad analizzare i mutamenti dei rapporti tra gli uomini ricoverati e il mondo femminile, quali emergono dalle lettere contenute nelle cartelle cliniche.

"Scemi di guerra". Comportamenti sociali e nevrosi psichiche tra i soldati della Grande guerra. Il caso di Parma.

2012

Abstract

ࢠScemi di guerraࢠࢠnel linguaggio popolare ࢠfurono definiti non solo i soldati ricoverati negli ospedali psichiatrici per i traumi, come lo shock da combattimento, riportati al fronte, ma anche chi invece simulava simili disagi per evitare di essere mandato in trincea. La ricerca ha preso le mosse dalla ricostruzione dello scenario materiale, cioàƒ¨ lࢠOspedale psichiatrico di Colorno, nella sua realtàƒÂ  storica, edilizia, organizzativa, amministrativa, e delle relazioni con le autoritàƒÂ  militari, per continuare con lࢠanalisi di problemi e aspetti della realtàƒÂ  scientifico-clinica e con lࢠindagine sulla tensione che nella cultura psichiatrica si era aperta fra la tradizione positivista-lombrosiana e lࢠemergere di approcci che, mettendo al centro dellࢠattenzione il soggetto e la malattia, si ponevano interrogativi sulla curabilitàƒÂ  o, almeno, sulla sensibile riduzione del danno. Entrando nel cuore del lavoro, la ricostruzione statistico-quantitativa dei ricoverati nel manicomio di Colorno durante i quattro anni di guerra ha evidenziato che il numero sempre crescente di nuovi ingressi era legato allࢠentrata dei soldati, sia da tenere semplicemente sotto osservazione per alcuni giorni che da ricoverare permanentemente. Scomponendo tali ricoveri per ogni anno di guerra, inoltre non stupisce osservare come il loro numero sia, sostanzialmente, condizionato dallࢠandamento del conflitto. Tra essi erano sostanzialmente assenti gli ufficiali nel manicomio, elemento da porre in relazione al fatto che Colorno era un ospedale di retrovia. Lࢠanalisi delle motivazioni dei ricoveri àƒ¨ stata compiuta leggendo fra le righe delle tabelle nosografiche ࢠnelle quali i medici segnalavano periodicamente disturbi e comportamenti in modo frammentario e spesso poco chiaro ࢠo dei certificati che venivano richiesti ai medici del paese di provenienza per comprendere le ragioni dei loro disturbi. Il motivo principale che condusse gran parte dei ricoverati in manicomio furono le conseguenze di traumi riportati in battaglia, o, per usare la terminologia del periodo, lo shell shock, pur nella consapevolezza della sua ambiguitàƒÂ , come segnalavano anche le fonti coeve. Tuttavia, le diagnosi di ࢠstato depressivo stuporosoࢠ, o di ࢠstato dࢠarresto psicomotorioࢠ, apparentemente non legate a simulazione e non poste in relazione diretta con la vita al fronte, segnalano la difficoltàƒÂ  anche da parte dei medici psichiatri di Colorno a identificare lo shell shock, trauma che aveva iniziato a diffondersi tra i soldati proprio durante quel conflitto. Rarissime sono le eccezioni, e sempre tese a sminuire la portata del trauma. Anche a Colorno sembra dunque prevalere lࢠadesione al paradigma psichiatrico del tempo, vale a dire la predisposizione biologica alla malattia mentale che non teneva conto della possibilitàƒÂ  da parte degli eventi bellici di produrre effetti patologici autonomi. Tuttavia, il personale sanitario non potàƒ© restare indifferente talora a palesi manifestazioni di sintomi patologici. Alto e decisamente significativo (pari a circa un terzo) appare dalla ricerca il numero dei soldati ricoverati considerati privi di qualsiasi forma di alienazione mentale: in ciàƒ² ha certamente giocato un ruolo un vero e proprio assillo da parte del corpo medico ࢠsoprattutto militare ࢠdi individuare i simulatori che cercavano di sfuggire ai loro doveri, che avrebbero cosàƒ¬ dimostrato una totale mancanza di amor di patria, anche se le diagnosi sono solo apparentemente semplici, perchàƒ© talora richiedevano complesse operazioni che portavano inizialmente a chiudere gli occhi anche su precedenti à,«disordini nel contegnoà,» di persone che giàƒÂ  erano state sotto osservazione o erano state ricoverate in manicomio nelle loro province dࢠorigine. Lo studio ha preso in considerazione anche i rapporti tra i soldati e il mondo esterno, per verificare come si poteva uscire da unࢠistituzione totale dopo unࢠesperienza assoluta come quella bellica, e la possibilitàƒÂ  o meno da parte dei soldati di reintegrarsi con la societàƒÂ  e con la quotidianitàƒÂ  del presente. Nellࢠintento di allargare lo sguardo alle relazioni sociali e ai legami tra soldati e civili del ࢠfronte internoࢠ, inoltre, si àƒ¨ indagata anche la presenza di vincoli comunitari che legavano i ricoverati al loro mondo quotidiano e che in molti casi si mantennero e presero la forma di sostegni ࢠeconomici e morali ࢠper farli tornare a casa. Ragionare sul grande cambiamento innescato dalla guerra ha condotto, infine, anche ad analizzare i mutamenti dei rapporti tra gli uomini ricoverati e il mondo femminile, quali emergono dalle lettere contenute nelle cartelle cliniche.
2012
Italiano
asylum
Colorno - Ospedali psichiatrici - Manicomio provinciale - 1914-1918
combat stress reaction
first world war
Guerra mondiale 1914-1918 - Aspetti psicologici
Psicopatie - Soldati
shell shock
soldiers
traumatic war neurosis
war stress
Università degli Studi di Parma
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPR-233126