Le neoplasie delle vie biliari costituiscono circa il 2% di tutte le neoplasie maligne. La confluenza biliare (colangiocarcinoma ilare) ਠla sede pi๠frequente di insorgenza, comprendendo il 60% dei casi. Nel periodo gennaio 1997-novembre 2008 presso l'Istituto di Clinica Chirugica e Trapianti d'Organo dell'Università di Parma sono stati sottoposti a resezione epatica o epato-biliare (HB) 80 pazienti affetti da colangiocarcinoma (CC) su un totale di 575 (80/575: 14%) interventi di chirurgia HB per patologia neoplastica. 47, pari all'8.2% (47/575) erano affetti da colangiocarcinoma intraepatico (IHCC), mentre 33, il 5.8% (33/575) da tumore di Klatskin (TK). I TK e gli IHCC, non sono stati differenziati in quanto tali, ma sulla base dell'infiltrazione delle strutturre vasculo-biliari viciniori, unico discrimine per l'assegnazione di ogni singolo paziente all'uno o all'altro dei due gruppi in esame (pz. affetti da neoplasia epatobiliare localmente avanzata/ pz. affetti da neoplasia epatobiliare confinata). L'obiettivo del nostro studio ਠstato quello di confrontare i due gruppi di pazienti (16 con malattia localmente avanzata e 64 con neoplasia epato-biliare confinata) in termini di morbilità /mortalità perioperatoria, intervallo libero da malattia (FDI), sopravvivenza a distanza dopo resezione, con intento curativo (R0). Dal nostro studio, emergono i seguenti elementi a sostegno di una chirurgia aggressiva (rescue surgery), appunto “di salvataggio”, nei confronti dei colangiocarcinomi in fase localmente avanzata: l'incidenza globale di complicanze non aumenta (p = 0.0725), estendendo la resezione, ben oltre le strutture epatobiliari, agli organi circostanti; il tasso di recidiva ਠsignificativamente maggiore nelle resezioni epatobiliari isolate (p = 0.0001); l'intervallo libero da malattia non appare influenzato negativamente dall'estensione extraepatica della neoplasia, se trattata adeguatamente con chirurgia radicale (p = 0,2758); unico elemento prognosticamente rilevante sulla sopravvivenza a distanza risulta essere la metastatizzazione dei linfonodi di I e II livello (p = 0.0012), ma l'infiltrazione di visceri e strutture vascolo-biliari viciniori non ਠassociata ad un coinvolgimento linfodale significativamente superiore (p = 0.237); nei colangiocarcinomi localmente avanzati trattati con “rescue surgery”, la sopravvivenza, rispettivamente a 1, 3 e 5 anni, risulta essere: 84.6%, 37.5% e 25%. L'estensione dell'intervento resettivo agli organi viciniori non condiziona quindi una riduzione della sopravvivenza globale statisticamente significativa (p = 0.8777). Una chirurgia “di salvataggio” in cui si associno resezioni epatobiliari maggiori estese ad organi e strutture circostanti, con linfoadenectomie radicali portate anche oltre il II livello costituisce oggigiorno una reale possibilità di cura e si avvia a costituire il futuro gold standard nel trattamento dei colangiocarcinomi localmente avanzati.
"Rescue surgery" nel colangiocarcinoma in stadio avanzato : razionale e risultati di un atteggiamento terapeutico aggressivo
2009
Abstract
Le neoplasie delle vie biliari costituiscono circa il 2% di tutte le neoplasie maligne. La confluenza biliare (colangiocarcinoma ilare) ਠla sede pi๠frequente di insorgenza, comprendendo il 60% dei casi. Nel periodo gennaio 1997-novembre 2008 presso l'Istituto di Clinica Chirugica e Trapianti d'Organo dell'Università di Parma sono stati sottoposti a resezione epatica o epato-biliare (HB) 80 pazienti affetti da colangiocarcinoma (CC) su un totale di 575 (80/575: 14%) interventi di chirurgia HB per patologia neoplastica. 47, pari all'8.2% (47/575) erano affetti da colangiocarcinoma intraepatico (IHCC), mentre 33, il 5.8% (33/575) da tumore di Klatskin (TK). I TK e gli IHCC, non sono stati differenziati in quanto tali, ma sulla base dell'infiltrazione delle strutturre vasculo-biliari viciniori, unico discrimine per l'assegnazione di ogni singolo paziente all'uno o all'altro dei due gruppi in esame (pz. affetti da neoplasia epatobiliare localmente avanzata/ pz. affetti da neoplasia epatobiliare confinata). L'obiettivo del nostro studio ਠstato quello di confrontare i due gruppi di pazienti (16 con malattia localmente avanzata e 64 con neoplasia epato-biliare confinata) in termini di morbilità /mortalità perioperatoria, intervallo libero da malattia (FDI), sopravvivenza a distanza dopo resezione, con intento curativo (R0). Dal nostro studio, emergono i seguenti elementi a sostegno di una chirurgia aggressiva (rescue surgery), appunto “di salvataggio”, nei confronti dei colangiocarcinomi in fase localmente avanzata: l'incidenza globale di complicanze non aumenta (p = 0.0725), estendendo la resezione, ben oltre le strutture epatobiliari, agli organi circostanti; il tasso di recidiva ਠsignificativamente maggiore nelle resezioni epatobiliari isolate (p = 0.0001); l'intervallo libero da malattia non appare influenzato negativamente dall'estensione extraepatica della neoplasia, se trattata adeguatamente con chirurgia radicale (p = 0,2758); unico elemento prognosticamente rilevante sulla sopravvivenza a distanza risulta essere la metastatizzazione dei linfonodi di I e II livello (p = 0.0012), ma l'infiltrazione di visceri e strutture vascolo-biliari viciniori non ਠassociata ad un coinvolgimento linfodale significativamente superiore (p = 0.237); nei colangiocarcinomi localmente avanzati trattati con “rescue surgery”, la sopravvivenza, rispettivamente a 1, 3 e 5 anni, risulta essere: 84.6%, 37.5% e 25%. L'estensione dell'intervento resettivo agli organi viciniori non condiziona quindi una riduzione della sopravvivenza globale statisticamente significativa (p = 0.8777). Una chirurgia “di salvataggio” in cui si associno resezioni epatobiliari maggiori estese ad organi e strutture circostanti, con linfoadenectomie radicali portate anche oltre il II livello costituisce oggigiorno una reale possibilità di cura e si avvia a costituire il futuro gold standard nel trattamento dei colangiocarcinomi localmente avanzati.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/241032
URN:NBN:IT:UNIPR-241032