La tesi indaga l'opera di Pietro Giacomo Palmieri, disegnatore, incisore e pittore, nato il 7 dicembre 1737 a Bologna; protetto dal Cardinal Lambertini, Palmieri riceve la sua formazione nell'ambito dell'Accademia Clementina e sotto la guida di Ercole Graziani, il quale, circa negli stessi anni, fu maestro anche di Gaetano Gandolfi. L'artista riceve diverse commissioni dagli stampatori cittadini, godendo di un rapporto privilegiato con Luigi Guidotti. L'analisi delle opere riconducibili al periodo bolognese permette di verificare il debito di Palmieri nei confronti di Graziani e in generale del filone classicista bolognese che rimonta a Donato Creti e Marcantonio Franceschini. L'esercizio di copia dalle stampe dei maestri, propedeutico all'educazione impartita presso l'Istituto accademico, trasmette a Palmieri una consuetudine all'imitazione dello stile altrui †" in particolare, oltre ai modelli classici, quelli nordici, soprattutto olandesi †", un'attitudine che diventerà  cifra caratteristica del suo linguaggio, nutrito di un gusto divertito per il pastiche, fatto di rimandi e citazioni colte, che si compiace dell'uso virtuosistico della penna, strumento che Palmieri domina con una disinvoltura che gli consente di fingere lo scambio tra le tecniche. Si trasferisce in seguito a Parma, dove, grazie alla protezione del ministro Du Tillot, viene nominato professore in Accademia per l'anno 1771. Nel 1773 raggiunge il suo protettore a Parigi, dove ha rapporti con importanti personaggi quali Basan e Wille. I cataloghi delle vendite parigine †" nei quali vengono in particolare elogiate le mirabili qualità  tecniche di Palmieri, la †œfacilità †� del tratto a penna, la sua capacità  di imitare lo stile altrui e di †œscambiare le tecniche†� - rendono testimonianza del ruolo giocato da Palmieri nell'ambito del collezionismo. L'assenza di menzioni di Palmieri nelle fonti letterarie di argomento storico-artistico trova ragione nel suo coinvolgimento col mercato e nell'assenza di rapporti coi canali ufficiali di committenza pubblica. Nel 1778 si reca a Torino, dove i suoi lavori vengono richiesti dalla corte e dall'aristocrazia locale e dove muore il 18 dicembre 1804, due anni dopo aver ricevuto la nomina a professore di disegno in Accademia Albertina. La sua permanenza a Torino ha inciso sul collezionismo di disegni e stampe olandesi della corte sabauda e sulla pittura di paesaggio locale.

Pietro Giacomo Palmieri (Bologna, 1737-Torino, 1804)

2013

Abstract

La tesi indaga l'opera di Pietro Giacomo Palmieri, disegnatore, incisore e pittore, nato il 7 dicembre 1737 a Bologna; protetto dal Cardinal Lambertini, Palmieri riceve la sua formazione nell'ambito dell'Accademia Clementina e sotto la guida di Ercole Graziani, il quale, circa negli stessi anni, fu maestro anche di Gaetano Gandolfi. L'artista riceve diverse commissioni dagli stampatori cittadini, godendo di un rapporto privilegiato con Luigi Guidotti. L'analisi delle opere riconducibili al periodo bolognese permette di verificare il debito di Palmieri nei confronti di Graziani e in generale del filone classicista bolognese che rimonta a Donato Creti e Marcantonio Franceschini. L'esercizio di copia dalle stampe dei maestri, propedeutico all'educazione impartita presso l'Istituto accademico, trasmette a Palmieri una consuetudine all'imitazione dello stile altrui †" in particolare, oltre ai modelli classici, quelli nordici, soprattutto olandesi †", un'attitudine che diventerà  cifra caratteristica del suo linguaggio, nutrito di un gusto divertito per il pastiche, fatto di rimandi e citazioni colte, che si compiace dell'uso virtuosistico della penna, strumento che Palmieri domina con una disinvoltura che gli consente di fingere lo scambio tra le tecniche. Si trasferisce in seguito a Parma, dove, grazie alla protezione del ministro Du Tillot, viene nominato professore in Accademia per l'anno 1771. Nel 1773 raggiunge il suo protettore a Parigi, dove ha rapporti con importanti personaggi quali Basan e Wille. I cataloghi delle vendite parigine †" nei quali vengono in particolare elogiate le mirabili qualità  tecniche di Palmieri, la †œfacilità †� del tratto a penna, la sua capacità  di imitare lo stile altrui e di †œscambiare le tecniche†� - rendono testimonianza del ruolo giocato da Palmieri nell'ambito del collezionismo. L'assenza di menzioni di Palmieri nelle fonti letterarie di argomento storico-artistico trova ragione nel suo coinvolgimento col mercato e nell'assenza di rapporti coi canali ufficiali di committenza pubblica. Nel 1778 si reca a Torino, dove i suoi lavori vengono richiesti dalla corte e dall'aristocrazia locale e dove muore il 18 dicembre 1804, due anni dopo aver ricevuto la nomina a professore di disegno in Accademia Albertina. La sua permanenza a Torino ha inciso sul collezionismo di disegni e stampe olandesi della corte sabauda e sulla pittura di paesaggio locale.
2013
Italiano
Disegni italiani - Sec. 18.
drawing
Palmieri, Pietro Giacomo
Palmieri, Pietro Giacomo
Università degli Studi di Parma
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/244333
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPR-244333