Il presente lavoro si propone di indagare il nesso che lega Dante al platonismo elaborato nel XII secolo in Francia dalla scuola di Chartres, con particolare riferimento a Bernardo Silvestre e al suo Commentum al capolavoro virgiliano. Con puntualitàƒÂ e insieme con equilibrio, sono messi in evidenza e discussi ampiamente, in un attenta analisi comparativa, tutti quei passi di Dante nei quali il sottofondo dell esegesi bernardiana si lascia percepire. Sono documentabili vere e proprie citazioni; in forza della loro presenza, divengono evidenti anche le allusioni, non poche e di una certa rilevanza. Naturalmente, l analisi soppesa, caso per caso, nonchàƒ© in sede di bilancio complessivo, la risignificazione che Dante imprime ai prestiti di cui si avvale. Sulla base dei riscontri testuali si puàƒ² affermare che l esegesi bernardiana ha fortemente condizionato Dante nei primi tre trattati del Convivio; ma all altezza del quarto trattato di quest opera, Dante àƒ¨ attratto dalla lettura offerta da Servio. Per Bernardo, l Eneide si deve leggere secondo l allegoria dei poeti, dunque come narrazione non vera nel senso letterale; da parte sua, Servio accredita una lettura storica del capolavoro virgiliano. Ora questa seconda ottica diviene per Dante il Dante appunto del quarto trattato del Convivio, volto a esaltare l Impero sia come idea-guida, sia come concreta realizzazione promossa dai Romani una conquista decisiva. Un racconto virgiliano che risulti storicamente vero puàƒ² accertare la fondazione illustre dell Impero universale, di cui àƒ¨ padre nobile un eroe come Enea, e inoltre rivendicare il suo carattere provvidenziale, che Virgilio enfatizzava. Non àƒ¨ ignorato il fatto che si pone a questo punto il problema di una coerenza della Commedia con la rivalutazione del senso letterale operata dal quarto trattato del Convivio. Ma non sussiste alcuna contraddizione: pur essendo costruito secondo l allegoria dei teologi, il poema sacro si avvale in alcuni passi dell allegoria poetica (àƒ¨ il caso della selva oscura), e ad ogni modo si ritiene libero di valorizzare spunti utili a livello di senso secondo anche quando rivendica la veridicitàƒÂ della lettera. Una direzione giàƒÂ visibile nel quarto trattato del Convivio. Ripensare Dante alla luce del neoplatonismo significa correggere quella direttrice interpretativa di taglio aristotelico che ha avuto un peso notevole nella critica dantesca. Correzione inevitabile: il contatto di Dante con la Scuola di Chartres e in particolare con Bernardo Silvestre si puàƒ² considerare un dato certo. Non si dovràƒÂ per questo mettere in dubbio l impalcatura aristotelica della Commedia; semmai acquisire che quello dantesco àƒ¨ un aristotelismo sincretico, con forti venature di neoplatonismo.
"Sotto 'l manto di queste favole". Dante e il Commento all'"Eneide" di Bernardo Silvestre
2012
Abstract
Il presente lavoro si propone di indagare il nesso che lega Dante al platonismo elaborato nel XII secolo in Francia dalla scuola di Chartres, con particolare riferimento a Bernardo Silvestre e al suo Commentum al capolavoro virgiliano. Con puntualitàƒÂ e insieme con equilibrio, sono messi in evidenza e discussi ampiamente, in un attenta analisi comparativa, tutti quei passi di Dante nei quali il sottofondo dell esegesi bernardiana si lascia percepire. Sono documentabili vere e proprie citazioni; in forza della loro presenza, divengono evidenti anche le allusioni, non poche e di una certa rilevanza. Naturalmente, l analisi soppesa, caso per caso, nonchàƒ© in sede di bilancio complessivo, la risignificazione che Dante imprime ai prestiti di cui si avvale. Sulla base dei riscontri testuali si puàƒ² affermare che l esegesi bernardiana ha fortemente condizionato Dante nei primi tre trattati del Convivio; ma all altezza del quarto trattato di quest opera, Dante àƒ¨ attratto dalla lettura offerta da Servio. Per Bernardo, l Eneide si deve leggere secondo l allegoria dei poeti, dunque come narrazione non vera nel senso letterale; da parte sua, Servio accredita una lettura storica del capolavoro virgiliano. Ora questa seconda ottica diviene per Dante il Dante appunto del quarto trattato del Convivio, volto a esaltare l Impero sia come idea-guida, sia come concreta realizzazione promossa dai Romani una conquista decisiva. Un racconto virgiliano che risulti storicamente vero puàƒ² accertare la fondazione illustre dell Impero universale, di cui àƒ¨ padre nobile un eroe come Enea, e inoltre rivendicare il suo carattere provvidenziale, che Virgilio enfatizzava. Non àƒ¨ ignorato il fatto che si pone a questo punto il problema di una coerenza della Commedia con la rivalutazione del senso letterale operata dal quarto trattato del Convivio. Ma non sussiste alcuna contraddizione: pur essendo costruito secondo l allegoria dei teologi, il poema sacro si avvale in alcuni passi dell allegoria poetica (àƒ¨ il caso della selva oscura), e ad ogni modo si ritiene libero di valorizzare spunti utili a livello di senso secondo anche quando rivendica la veridicitàƒÂ della lettera. Una direzione giàƒÂ visibile nel quarto trattato del Convivio. Ripensare Dante alla luce del neoplatonismo significa correggere quella direttrice interpretativa di taglio aristotelico che ha avuto un peso notevole nella critica dantesca. Correzione inevitabile: il contatto di Dante con la Scuola di Chartres e in particolare con Bernardo Silvestre si puàƒ² considerare un dato certo. Non si dovràƒÂ per questo mettere in dubbio l impalcatura aristotelica della Commedia; semmai acquisire che quello dantesco àƒ¨ un aristotelismo sincretico, con forti venature di neoplatonismo.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/246198
URN:NBN:IT:UNICT-246198