Intorno al XV-XVII secolo, la geografia inizio' a diventare una disciplina autonoma. Tale progresso derivo' principalmente dalla situazione politica del tempo, basata sull'espansionismo imperial-religioso e imperial-nazionale e, di conseguenza, su una visione universalistica dell'Europa. Si stava quindi formando una cultura fondata sul rapporto tra geografia, conoscenza e potere, che avrebbe poi portato alla nascita della geopolitica e dell'etnologia. In questo processo di nascita di una cultura geografica del potere, grandissima importanza ebbe la Roma pontificia con la sua ambizione di espansione mondiale, i cui programmi venivano formulati dalla Congregazione De Propaganda Fide e i cui esecutori erano i diversi ordini religiosi. Questa spinta espansionistica rivolta soprattutto verso il Nuovo Mondo, l'Asia e l'Africa, aveva bisogno di una produzione cartografica. Importanza grandissima, quindi, per lo sviluppo della geografia e della cartografia ebbero la ragion di chiesa, la ragion di mercato e la ragion di stato. A partire dal Cinquecento la Sicilia diede un grosso contributo alla storia della geografia. In questo periodo lo stretto legame tra natura, mito, storia e letteratura, la descrizione dell'isola come un triangolo geometrico, la rappresentazione del vulcano Etna come luogo di convergenza dei due elementi primari nella tradizione siciliana della natura e del mito, l'interesse per il paesaggio economico e demografico basato sulla divisione araba della Sicilia nella Val di Mazara, Val Demone e Val Di Noto, la descrizione di essa come luogo di comunicazione grazie alla sua posizione strategica, gettarono le basi per lo sviluppo della geografia e di una vasta produzione cartografica. La seconda meta' del Seicento fu caratterizzata dalla diminuzione, a causa della crisi della monarchia spagnola, della rappresentazione cartografica siciliana, ma fu proprio in questo periodo che inizi0' a pubblicare le sue opere uno dei maggiori geografi del Seicento: Giovan Battista Nicolosi, geografo siciliano e della Sicilia. Egli, nato nel 1610 a Paterno', grosso borgo situato alle pendici meridionali dell'Etna, dopo aver intrapreso gli studi seminarili a Catania si trasferi' definitivamente a Roma dove inizio' la sua carriera di geografo che gli diede tanti onori da parte dei potenti del tempo. Ad uno di essi, Giovan Battista Borghese, dedico' la sua opera maggiore: Dell' Hercole e Studio Geografico, scritta nel 1660 in due volumi in folio, la cui traduzione latina, Hercules Siculus, apparve nel 1670. Il primo volume e' diviso in tre parti: la prima parte tratta degli aspetti fisici della terra, la seconda della sua posizione rispetto all'universo, la terza delle divisioni politiche della terra. L'opera riporta notizie fino alle piu' recenti scoperte geografiche. Le fonti sono le opere di precedenti studiosi, le osservazioni dirette del Nicolosi derivanti dai suoi viaggi, le relazioni dei navigatori e degli esploratori. Sono presenti anche tante citazioni di eventi storici. Un cenno particolare e' rivolto all'isola di Sicilia, alla quale il Nicolosi si riferisce con maggiore sensibilita', dovuta alla nostalgia e al ricordo, che si nota dal frequente uso di iperboli che nascondono l'analisi scientifica, facendo apparire la Sicilia quasi un mitico regno di Saturno. Il secondo volume e'quasi interamente composto dalla cartografia disegnata dall'autore stesso e composta da ventidue tavole: le prime due raffigurano i planisferi del vecchio e del nuovo continente, le altre raffigurano l'Europa, l'Asia, l'Africa e le due Americhe. Insomma tale opera costitui' una sorta di summa geographica che influenzo' fortemente l'evoluzione del pensiero geografico in Italia.
La geografia come natura, ragione e volonta'. Dell' Hercole e Studio Geografico (1660) di Giovan Battista Nicolosi
2011
Abstract
Intorno al XV-XVII secolo, la geografia inizio' a diventare una disciplina autonoma. Tale progresso derivo' principalmente dalla situazione politica del tempo, basata sull'espansionismo imperial-religioso e imperial-nazionale e, di conseguenza, su una visione universalistica dell'Europa. Si stava quindi formando una cultura fondata sul rapporto tra geografia, conoscenza e potere, che avrebbe poi portato alla nascita della geopolitica e dell'etnologia. In questo processo di nascita di una cultura geografica del potere, grandissima importanza ebbe la Roma pontificia con la sua ambizione di espansione mondiale, i cui programmi venivano formulati dalla Congregazione De Propaganda Fide e i cui esecutori erano i diversi ordini religiosi. Questa spinta espansionistica rivolta soprattutto verso il Nuovo Mondo, l'Asia e l'Africa, aveva bisogno di una produzione cartografica. Importanza grandissima, quindi, per lo sviluppo della geografia e della cartografia ebbero la ragion di chiesa, la ragion di mercato e la ragion di stato. A partire dal Cinquecento la Sicilia diede un grosso contributo alla storia della geografia. In questo periodo lo stretto legame tra natura, mito, storia e letteratura, la descrizione dell'isola come un triangolo geometrico, la rappresentazione del vulcano Etna come luogo di convergenza dei due elementi primari nella tradizione siciliana della natura e del mito, l'interesse per il paesaggio economico e demografico basato sulla divisione araba della Sicilia nella Val di Mazara, Val Demone e Val Di Noto, la descrizione di essa come luogo di comunicazione grazie alla sua posizione strategica, gettarono le basi per lo sviluppo della geografia e di una vasta produzione cartografica. La seconda meta' del Seicento fu caratterizzata dalla diminuzione, a causa della crisi della monarchia spagnola, della rappresentazione cartografica siciliana, ma fu proprio in questo periodo che inizi0' a pubblicare le sue opere uno dei maggiori geografi del Seicento: Giovan Battista Nicolosi, geografo siciliano e della Sicilia. Egli, nato nel 1610 a Paterno', grosso borgo situato alle pendici meridionali dell'Etna, dopo aver intrapreso gli studi seminarili a Catania si trasferi' definitivamente a Roma dove inizio' la sua carriera di geografo che gli diede tanti onori da parte dei potenti del tempo. Ad uno di essi, Giovan Battista Borghese, dedico' la sua opera maggiore: Dell' Hercole e Studio Geografico, scritta nel 1660 in due volumi in folio, la cui traduzione latina, Hercules Siculus, apparve nel 1670. Il primo volume e' diviso in tre parti: la prima parte tratta degli aspetti fisici della terra, la seconda della sua posizione rispetto all'universo, la terza delle divisioni politiche della terra. L'opera riporta notizie fino alle piu' recenti scoperte geografiche. Le fonti sono le opere di precedenti studiosi, le osservazioni dirette del Nicolosi derivanti dai suoi viaggi, le relazioni dei navigatori e degli esploratori. Sono presenti anche tante citazioni di eventi storici. Un cenno particolare e' rivolto all'isola di Sicilia, alla quale il Nicolosi si riferisce con maggiore sensibilita', dovuta alla nostalgia e al ricordo, che si nota dal frequente uso di iperboli che nascondono l'analisi scientifica, facendo apparire la Sicilia quasi un mitico regno di Saturno. Il secondo volume e'quasi interamente composto dalla cartografia disegnata dall'autore stesso e composta da ventidue tavole: le prime due raffigurano i planisferi del vecchio e del nuovo continente, le altre raffigurano l'Europa, l'Asia, l'Africa e le due Americhe. Insomma tale opera costitui' una sorta di summa geographica che influenzo' fortemente l'evoluzione del pensiero geografico in Italia.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/249253
URN:NBN:IT:UNICT-249253