La tesi analizza un territorio che nell'arco di pochi decenni subisce alterazioni profonde per opera dell'uomo. Una storia che prende forma in una regione posta lungo le rotte petrolifere e che dal 1946 gode di uno Statuto speciale, che le garantisce competenza esclusiva in materia di urbanistica e industria. E' l'epoca in cui l'idea dello sviluppo industriale si afferma come unica soluzione per il risollevamento del Meridione e che con la seconda fase della Cassa per il Mezzogiorno (legge 634/1957) vedra' l'introduzione di quelle forme di incentivazione settoriale e territoriale, che costituiscono il principale oggetto di indagine del presente lavoro: i Piani regolatori territoriali delle Aree di sviluppo industriale. Le Aree rappresentarono il tentativo di superamento dell'istituto delle precedenti Zone industriali. Di la' dei risultati, si tratto' di una grande innovazione nell'ambito della disciplina urbanistica e dell'approccio meridionalistico, in cui i piani industriali prendevano la sostanza dei piani di sviluppo. Tra tutti i luoghi isolani investiti dallo sviluppo industriale, la rada di Augusta (Siracusa) rappresenta sicuramente uno degli esempi maggiormente esemplificativi. Nei suoi sessant'anni di vita il polo vedra' l'elaborazione di due piani consortili realizzati in periodi diversi, gli anni '60 e gli anni '90, che riflettono le divergenze proprie di due epoche lontane tra loro. Del primo strumento regolatore si sottolinea la grande visione propria di un approccio globale, seppur con evidenti connotazioni settoriali ed una manipolazione del territorio tipicamente fordista. Il secondo giunge, invece, dopo il crollo del mito del piano e si presenta come un'opera tecnicista con un profilo ben piu' riduttivo del primo. Oggi l'Area si presenta come un territorio in cui le industrie, concentrate lungo la strada litoranea, appaiono inframmezzate da parecchi vuoti rappresentati dalle emergenze archeologico-ambientali, dall'area urbana di Priolo e da svariati lotti inutilizzati. In un'ottica che voglia meglio potenziare l'Area per attrarre nuove imprese, si continua, pero', a sottovalutare il vantaggio competitivo delle risorse ambientali, di cui il territorio, nonostante tutto, ancora dispone.
Sviluppo a Mezzogiorno, tra pianificazione e industrialismo. Storia di un polo siciliano
2011
Abstract
La tesi analizza un territorio che nell'arco di pochi decenni subisce alterazioni profonde per opera dell'uomo. Una storia che prende forma in una regione posta lungo le rotte petrolifere e che dal 1946 gode di uno Statuto speciale, che le garantisce competenza esclusiva in materia di urbanistica e industria. E' l'epoca in cui l'idea dello sviluppo industriale si afferma come unica soluzione per il risollevamento del Meridione e che con la seconda fase della Cassa per il Mezzogiorno (legge 634/1957) vedra' l'introduzione di quelle forme di incentivazione settoriale e territoriale, che costituiscono il principale oggetto di indagine del presente lavoro: i Piani regolatori territoriali delle Aree di sviluppo industriale. Le Aree rappresentarono il tentativo di superamento dell'istituto delle precedenti Zone industriali. Di la' dei risultati, si tratto' di una grande innovazione nell'ambito della disciplina urbanistica e dell'approccio meridionalistico, in cui i piani industriali prendevano la sostanza dei piani di sviluppo. Tra tutti i luoghi isolani investiti dallo sviluppo industriale, la rada di Augusta (Siracusa) rappresenta sicuramente uno degli esempi maggiormente esemplificativi. Nei suoi sessant'anni di vita il polo vedra' l'elaborazione di due piani consortili realizzati in periodi diversi, gli anni '60 e gli anni '90, che riflettono le divergenze proprie di due epoche lontane tra loro. Del primo strumento regolatore si sottolinea la grande visione propria di un approccio globale, seppur con evidenti connotazioni settoriali ed una manipolazione del territorio tipicamente fordista. Il secondo giunge, invece, dopo il crollo del mito del piano e si presenta come un'opera tecnicista con un profilo ben piu' riduttivo del primo. Oggi l'Area si presenta come un territorio in cui le industrie, concentrate lungo la strada litoranea, appaiono inframmezzate da parecchi vuoti rappresentati dalle emergenze archeologico-ambientali, dall'area urbana di Priolo e da svariati lotti inutilizzati. In un'ottica che voglia meglio potenziare l'Area per attrarre nuove imprese, si continua, pero', a sottovalutare il vantaggio competitivo delle risorse ambientali, di cui il territorio, nonostante tutto, ancora dispone.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/266691
URN:NBN:IT:UNICT-266691