In questo studio dal titolo "Il sentimento del colore. Bufalino e le arti figurative", si indaga il rapporto tra scrittura letteraria e arte in un "classico" del secondo Novecento, lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino. In Bufalino non esiste testo narrativo o saggistico che non contenga almeno un riferimento a un pittore o a un'opera d'arte, dipinto, incisione o scultura che sia. Forte in lui, anche per una vicinanza all'amato Baudelaire, l'aspirazione di fare della descrizione un frammento pittorico. Nell'opera bufaliniana e' sempre molto forte la presenza del colore, di cui sono state indagate le implicazioni simboliche. Se nelle prime opere il colore e' una presenza ossessiva - tanto da farmi definire "Diceria dell'untore" (1981) romanzo "espressionista" e "Argo il cieco" (1984), romanzo "impressionista" -, di opera in opera avviene una progressiva spoliazione delle immagini sino a giungere a una sorta di nudita'. Il colore, "farmaco contro l'ossificazione del mondo", sembra dunque essere venuto meno nell'ultimo Bufalino. L'intero studio e'supportato da una ricerca d'archivio, dalla lettura di lettere inedite e la ricognizione di manoscritti e dattiloscritti conservati presso la Fondazione Bufalino di Comiso. L'ultima parte dello studio e' dedicata all'accostamento di Bufalino al mondo dell'incisione e al rapporto con i pittori piu' amati, fra cui Clerici e Guccione. La sua scrittura intrisa di gusto e sapienza del figurativo nasce infatti a stretto contatto con esperienze pittoriche e grafiche e con esse vive un rapporto d'interscambiabilita'.

Il sentimento del colore. Gesualdo Bufalino e le arti figurative

2011

Abstract

In questo studio dal titolo "Il sentimento del colore. Bufalino e le arti figurative", si indaga il rapporto tra scrittura letteraria e arte in un "classico" del secondo Novecento, lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino. In Bufalino non esiste testo narrativo o saggistico che non contenga almeno un riferimento a un pittore o a un'opera d'arte, dipinto, incisione o scultura che sia. Forte in lui, anche per una vicinanza all'amato Baudelaire, l'aspirazione di fare della descrizione un frammento pittorico. Nell'opera bufaliniana e' sempre molto forte la presenza del colore, di cui sono state indagate le implicazioni simboliche. Se nelle prime opere il colore e' una presenza ossessiva - tanto da farmi definire "Diceria dell'untore" (1981) romanzo "espressionista" e "Argo il cieco" (1984), romanzo "impressionista" -, di opera in opera avviene una progressiva spoliazione delle immagini sino a giungere a una sorta di nudita'. Il colore, "farmaco contro l'ossificazione del mondo", sembra dunque essere venuto meno nell'ultimo Bufalino. L'intero studio e'supportato da una ricerca d'archivio, dalla lettura di lettere inedite e la ricognizione di manoscritti e dattiloscritti conservati presso la Fondazione Bufalino di Comiso. L'ultima parte dello studio e' dedicata all'accostamento di Bufalino al mondo dell'incisione e al rapporto con i pittori piu' amati, fra cui Clerici e Guccione. La sua scrittura intrisa di gusto e sapienza del figurativo nasce infatti a stretto contatto con esperienze pittoriche e grafiche e con esse vive un rapporto d'interscambiabilita'.
2011
it
Bufalino - letteratura - arti figurative - colore
Letteratura italiana
Università degli Studi di Catania
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/272084
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNICT-272084