Lo scopo della tesi e' il riesame critico del rapporto che intercorre tra il De amore di Andrea Cappellano e la Scuola poetica siciliana alla corte di Federico II di Svevia. Gli studiosi, tradizionalmente, hanno trovato nella poesia siciliana un grande influsso della dottrina cappellaniana, basandosi essenzialmente su poche e deboli somiglianze contenutistiche o lessicali. Questo giudizio si basa, a sua volta, su un'interpretazione cortese del trattato risalente alla critica positivista di Gaston Paris e Pio Rajna, i quali, per primi, hanno considerato il De amore come una comoda e rassicurante codificazione della dottrina cortese. La critica posteriore ha contestato questa tradizionale visione del libro di Andrea e ha elaborato una serie di varianti interpretative che presto si sono consolidate in veri e propri paradigmi. Questi paradigmi sono stati individuati nella prima parte della tesi. In base a queste nuove interpretazioni, il De amore di Andrea Cappellano e' visto come un testo ironico, di provenienza clericale e con il preciso intento di condannare l'amore umano nella sua veste letteraria cortese. Sul versante della ricezione, gli studi hanno dimostrato che il De amore fu recepito, prima di tutto, come un trattato morale sull'amore umano, che intendeva condannare la cupiditas. L'assoluta assenza di citazioni letterarie del De amore nella letteratura volgare, nel XII secolo, e i primi casi di ricezione dotta, in Nord Italia, all'inizio del XIII secolo, confermano questo trend. Nella seconda parte della tesi si prende in considerazione la ricezione del De amore nella poesia sveva. Nella lirica siciliana giocano un ruolo importante due vettori culturali: la poesia trobadorica e la tradizione scientifica coltivata alla corte di Federico II. Dal momento che non esistono prove di una tradizione manoscritta del De amore nel regno di Sicilia, e' necessario cercare nella poesia trobadorica e nella tradizione scientifica federiciana quei contenuti dottrinali che gli storici della letteratura e i filologi attribuiscono ad un influsso diretto del De amore. Nel caso siciliano e nella maggior parte della letteratura volgare anteriore agli esordi del XIV secolo, l'applicazione della dottrina di Andrea Cappellano non e' giustificabile in quanto, nel XII e XIII secolo, il trattato era ancora gravato da una significazione anticortese che si attenuera' solo con gli esordi del XIV secolo. Per questo motivo l'uso del De amore per spiegare la natura dei testi cortesi e' un'operazione illegittima che si basa su una visione errata del libro di Andrea e non accettabile alla luce della critica moderna. La complessita' e l'ambiguita' del libro di Andrea, ridotto a un semplice manuale della fin'amor, rendono incerto l'uso della sua dottrina per la comprensione della letteratura cortese.
Influssi del De amore di Andrea Cappellano nella Scuola poetica siciliana. Una revisione critica.
2011
Abstract
Lo scopo della tesi e' il riesame critico del rapporto che intercorre tra il De amore di Andrea Cappellano e la Scuola poetica siciliana alla corte di Federico II di Svevia. Gli studiosi, tradizionalmente, hanno trovato nella poesia siciliana un grande influsso della dottrina cappellaniana, basandosi essenzialmente su poche e deboli somiglianze contenutistiche o lessicali. Questo giudizio si basa, a sua volta, su un'interpretazione cortese del trattato risalente alla critica positivista di Gaston Paris e Pio Rajna, i quali, per primi, hanno considerato il De amore come una comoda e rassicurante codificazione della dottrina cortese. La critica posteriore ha contestato questa tradizionale visione del libro di Andrea e ha elaborato una serie di varianti interpretative che presto si sono consolidate in veri e propri paradigmi. Questi paradigmi sono stati individuati nella prima parte della tesi. In base a queste nuove interpretazioni, il De amore di Andrea Cappellano e' visto come un testo ironico, di provenienza clericale e con il preciso intento di condannare l'amore umano nella sua veste letteraria cortese. Sul versante della ricezione, gli studi hanno dimostrato che il De amore fu recepito, prima di tutto, come un trattato morale sull'amore umano, che intendeva condannare la cupiditas. L'assoluta assenza di citazioni letterarie del De amore nella letteratura volgare, nel XII secolo, e i primi casi di ricezione dotta, in Nord Italia, all'inizio del XIII secolo, confermano questo trend. Nella seconda parte della tesi si prende in considerazione la ricezione del De amore nella poesia sveva. Nella lirica siciliana giocano un ruolo importante due vettori culturali: la poesia trobadorica e la tradizione scientifica coltivata alla corte di Federico II. Dal momento che non esistono prove di una tradizione manoscritta del De amore nel regno di Sicilia, e' necessario cercare nella poesia trobadorica e nella tradizione scientifica federiciana quei contenuti dottrinali che gli storici della letteratura e i filologi attribuiscono ad un influsso diretto del De amore. Nel caso siciliano e nella maggior parte della letteratura volgare anteriore agli esordi del XIV secolo, l'applicazione della dottrina di Andrea Cappellano non e' giustificabile in quanto, nel XII e XIII secolo, il trattato era ancora gravato da una significazione anticortese che si attenuera' solo con gli esordi del XIV secolo. Per questo motivo l'uso del De amore per spiegare la natura dei testi cortesi e' un'operazione illegittima che si basa su una visione errata del libro di Andrea e non accettabile alla luce della critica moderna. La complessita' e l'ambiguita' del libro di Andrea, ridotto a un semplice manuale della fin'amor, rendono incerto l'uso della sua dottrina per la comprensione della letteratura cortese.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/272085
URN:NBN:IT:UNICT-272085