L'esigenza dell'educazione dei detenuti nasce assieme all'idea stessa del carcere nelle società moderne. Già Cesare Beccaria, che per primo ha formulato i principi su cui si basano i sistemi di giustizia penale di molti Paesi moderni, collocandoli all'interno di un'articolata visione della società , identificava proprio nella rieducazione del reo il fine ultimo della sanzione penale. Egli concludeva il suo saggio De' delitti e delle pene indicando l'educazione come il migliore strumento per combattere il crimine e scrivendo che †œfinalmente il pi๠sicuro ma difficil mezzo di prevenire i delitti si ਠdi perfezionare l'educazione†� (Beccaria, 1764). Nel corso di oltre duecento anni tra le formulazioni illuminate di Beccaria e i pi๠recenti sistemi di giustizia, l'idea dell'educazione in carcere si ਠradicata sia nelle riflessioni teoriche sia nei propositi della politica educativa. Negli ultimi decenni, in particolare, si ਠassistito a una crescente consapevolezza dell'irrinunciabilità di questo processo e, al giorno d'oggi, tutti i Paesi occidentali condividono il principio che il carcere, pi๠che essere uno strumento di difesa sociale, trovi il suo fondamento e la sua ragione di essere nella rieducazione e ri-socializzazione del detenuto. Tutte le teorie penologiche giustificano l'esistenza della prigione con questo fine, cosଠcome tutte le legislazioni nazionali fondano su questo principio la funzione dell'istituzione penitenziaria. Lo studio presentato in questo documento si propone, attraverso l'approfondimento della letteratura di settore e la presentazione di una ricerca condotta in un carcere italiano, di dare una risposta a questi interrogativi e, attraverso la descrizione dei profili educativi dei detenuti, avviare una riflessione sul rapporto tra educazione e carcere. Nella prima parte, chiamata Il contesto, si introduce la realtà del mondo carcerario. L'obiettivo ਠquello di fornire un quadro articolato sulle caratteristiche della popolazione carceraria, in Italia e nel mondo, sulla normativa vigente in materia di educazione in carcere e sulla storia dell'istituzione carceraria. Questo quadro ਠnecessario a sviluppare una visione d'insieme che ਠun punto di partenza imprescindibile per una riflessone educativa documentata. La seconda parte della tesi, chiamata La ricerca, presenta uno studio condotto al carcere di Spoleto. Si tratta di uno studio sulle scelte educative, le abitudini culturali e le competenze alfabetiche dei detenuti della struttura condotto su un campione statistico di 100 unità . Infine, nelle Conclusioni, ਠriportata una sintesi dei dati ottenuti attraverso la rilevazione e, alla luce degli obiettivi della ricerca e della riflessione teorica presentata nei capitoli precedenti, si sviluppano alcune riflessioni sul rapporto tra educazione e carcere.
Crimine, detenzione, educazione : studio sui detenuti della casa di reclusione di Spoleto
2013
Abstract
L'esigenza dell'educazione dei detenuti nasce assieme all'idea stessa del carcere nelle società moderne. Già Cesare Beccaria, che per primo ha formulato i principi su cui si basano i sistemi di giustizia penale di molti Paesi moderni, collocandoli all'interno di un'articolata visione della società , identificava proprio nella rieducazione del reo il fine ultimo della sanzione penale. Egli concludeva il suo saggio De' delitti e delle pene indicando l'educazione come il migliore strumento per combattere il crimine e scrivendo che †œfinalmente il pi๠sicuro ma difficil mezzo di prevenire i delitti si ਠdi perfezionare l'educazione†� (Beccaria, 1764). Nel corso di oltre duecento anni tra le formulazioni illuminate di Beccaria e i pi๠recenti sistemi di giustizia, l'idea dell'educazione in carcere si ਠradicata sia nelle riflessioni teoriche sia nei propositi della politica educativa. Negli ultimi decenni, in particolare, si ਠassistito a una crescente consapevolezza dell'irrinunciabilità di questo processo e, al giorno d'oggi, tutti i Paesi occidentali condividono il principio che il carcere, pi๠che essere uno strumento di difesa sociale, trovi il suo fondamento e la sua ragione di essere nella rieducazione e ri-socializzazione del detenuto. Tutte le teorie penologiche giustificano l'esistenza della prigione con questo fine, cosଠcome tutte le legislazioni nazionali fondano su questo principio la funzione dell'istituzione penitenziaria. Lo studio presentato in questo documento si propone, attraverso l'approfondimento della letteratura di settore e la presentazione di una ricerca condotta in un carcere italiano, di dare una risposta a questi interrogativi e, attraverso la descrizione dei profili educativi dei detenuti, avviare una riflessione sul rapporto tra educazione e carcere. Nella prima parte, chiamata Il contesto, si introduce la realtà del mondo carcerario. L'obiettivo ਠquello di fornire un quadro articolato sulle caratteristiche della popolazione carceraria, in Italia e nel mondo, sulla normativa vigente in materia di educazione in carcere e sulla storia dell'istituzione carceraria. Questo quadro ਠnecessario a sviluppare una visione d'insieme che ਠun punto di partenza imprescindibile per una riflessone educativa documentata. La seconda parte della tesi, chiamata La ricerca, presenta uno studio condotto al carcere di Spoleto. Si tratta di uno studio sulle scelte educative, le abitudini culturali e le competenze alfabetiche dei detenuti della struttura condotto su un campione statistico di 100 unità . Infine, nelle Conclusioni, ਠriportata una sintesi dei dati ottenuti attraverso la rilevazione e, alla luce degli obiettivi della ricerca e della riflessione teorica presentata nei capitoli precedenti, si sviluppano alcune riflessioni sul rapporto tra educazione e carcere.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/273018
URN:NBN:IT:UNIROMA3-273018