Dante in Inf. II, 32 sostituisce il parallelo Mosàƒ¨-San Paolo invalso nella letteratura teologica medievale, come quelli che hanno avuto la massima esperienza del soprannaturale e del divino, con unࢠaltra coppia di Veggenti: Enea-San Paolo. L'intera Tesi àƒ¨ un'analisi di questi due modelli sui quali Dante costruisce la propria identitàƒÂ di destinatario della Visione e di Profeta della salvezza del Mondo ad opera dell'inviato divino cui egli stesso apre la strada. Il modello paolino serve a Dante a confermare lࢠautorevolezza della propria ࢠvisioneࢠe della propria missione: lࢠinvestitura ࢠapostolicaࢠdi Dante da parte di san Pietro e poi di san Giacomo e san Giovanni nel Paradiso rende esplicita la continuitàƒÂ della sua Missione con quella di Paolo, che allo stesso modo ricevette l'investitura dai tre Apostoli. La continuitàƒÂ della missione apostolico-profetica con quella di Paolo àƒ¨ intanto possibile in quanto Dante vive in un contesto storico e spirituale caratterizzato da forti spinte gioachimite, presenti anche in un settore del Francescanesimo ed elaborate da San Bonaventura, che portavano a valorizzare la Profezia come ancora operante nel contesto della storia cristiana, sul modello del Profetismo cristiano delle Origini, autorevolmente testimoniato e incoraggiato da Paolo. àƒ in questa continuitàƒÂ storica che sࢠinserisce il profetismo di Dante: àƒ¨ in essa che egli mette a fuoco il messaggio che si sente chiamato a diffondere per la salvezza del Mondo e della Chiesa, offrendosi ai propri lettori, col suo à,«poema sacro/ al quale ha posto mano e cielo e terraà,» (Par. XXV, 1-2), come Profeta e scriba dei. Dante opera una contaminatio tra le profezie di Virgilio (che ritiene profeta non soltanto nella IV Egloga, secondo l'allegoresi del tempo, ma anche nell'Eneide) e Isaia facendole confluire in diverse profezie della Comedàƒ¬a e del macrotesto dantesco: si tratterebbe dunque di un caso di à,«risemantizzazioneà,» di questi suoi auctores (procedimento tipico di Dante, soprattutto rispetto alle fonti classiche), dai quali desume, tra l'altro, un sistema metaforico ࢠVirgaࢠ-ࢠVirgoࢠin direzione funzionale al sistema ideologico della Comedàƒ¬a, soprattutto per quel che riguarda la ProvvidenzialitàƒÂ dellࢠImpero romano. Vi àƒ¨ un filo diretto, per Dante, tra le vicende e i personaggi dell'Eneide e la profezia della virga di Isaia XI, 1, che Dante interpreta erroneamente (ma secondo un'esegesi consolidata al suo tempo) come profezia della "Virgo" Maria e che infatti traduce, nel quarto trattato del Convivio, nel seguente modo: à,«nasceràƒÂ virga della radice di Iesse, e fiore della sua radice saliràƒÂ à,». Questo filo diretto àƒ¨ da Dante stesso indicato nella sua lettura sinottica di tale profezia con quella di Giove del primo libro dell'Eneide. Dante infatti dichiara che Davide, figlio di Iesse, ed Enea erano contemporanei e che dalla stirpe di Davide sorse la virga-"Virgo Maria" che diede alla luce il flos nel regno di pace e di Giustizia (Giustizia, a sua volta, che Dante vede allegorizzata nella "Virgo" della IV Egloga) instaurato dai discendenti di Enea.
«Io non Enà«a, io non Paulo sono» : il profetismo di Dante tra Isaia, Virgilio e Paolo
2014
Abstract
Dante in Inf. II, 32 sostituisce il parallelo Mosàƒ¨-San Paolo invalso nella letteratura teologica medievale, come quelli che hanno avuto la massima esperienza del soprannaturale e del divino, con unࢠaltra coppia di Veggenti: Enea-San Paolo. L'intera Tesi àƒ¨ un'analisi di questi due modelli sui quali Dante costruisce la propria identitàƒÂ di destinatario della Visione e di Profeta della salvezza del Mondo ad opera dell'inviato divino cui egli stesso apre la strada. Il modello paolino serve a Dante a confermare lࢠautorevolezza della propria ࢠvisioneࢠe della propria missione: lࢠinvestitura ࢠapostolicaࢠdi Dante da parte di san Pietro e poi di san Giacomo e san Giovanni nel Paradiso rende esplicita la continuitàƒÂ della sua Missione con quella di Paolo, che allo stesso modo ricevette l'investitura dai tre Apostoli. La continuitàƒÂ della missione apostolico-profetica con quella di Paolo àƒ¨ intanto possibile in quanto Dante vive in un contesto storico e spirituale caratterizzato da forti spinte gioachimite, presenti anche in un settore del Francescanesimo ed elaborate da San Bonaventura, che portavano a valorizzare la Profezia come ancora operante nel contesto della storia cristiana, sul modello del Profetismo cristiano delle Origini, autorevolmente testimoniato e incoraggiato da Paolo. àƒ in questa continuitàƒÂ storica che sࢠinserisce il profetismo di Dante: àƒ¨ in essa che egli mette a fuoco il messaggio che si sente chiamato a diffondere per la salvezza del Mondo e della Chiesa, offrendosi ai propri lettori, col suo à,«poema sacro/ al quale ha posto mano e cielo e terraà,» (Par. XXV, 1-2), come Profeta e scriba dei. Dante opera una contaminatio tra le profezie di Virgilio (che ritiene profeta non soltanto nella IV Egloga, secondo l'allegoresi del tempo, ma anche nell'Eneide) e Isaia facendole confluire in diverse profezie della Comedàƒ¬a e del macrotesto dantesco: si tratterebbe dunque di un caso di à,«risemantizzazioneà,» di questi suoi auctores (procedimento tipico di Dante, soprattutto rispetto alle fonti classiche), dai quali desume, tra l'altro, un sistema metaforico ࢠVirgaࢠ-ࢠVirgoࢠin direzione funzionale al sistema ideologico della Comedàƒ¬a, soprattutto per quel che riguarda la ProvvidenzialitàƒÂ dellࢠImpero romano. Vi àƒ¨ un filo diretto, per Dante, tra le vicende e i personaggi dell'Eneide e la profezia della virga di Isaia XI, 1, che Dante interpreta erroneamente (ma secondo un'esegesi consolidata al suo tempo) come profezia della "Virgo" Maria e che infatti traduce, nel quarto trattato del Convivio, nel seguente modo: à,«nasceràƒÂ virga della radice di Iesse, e fiore della sua radice saliràƒÂ à,». Questo filo diretto àƒ¨ da Dante stesso indicato nella sua lettura sinottica di tale profezia con quella di Giove del primo libro dell'Eneide. Dante infatti dichiara che Davide, figlio di Iesse, ed Enea erano contemporanei e che dalla stirpe di Davide sorse la virga-"Virgo Maria" che diede alla luce il flos nel regno di pace e di Giustizia (Giustizia, a sua volta, che Dante vede allegorizzata nella "Virgo" della IV Egloga) instaurato dai discendenti di Enea.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/273095
URN:NBN:IT:UNIROMA3-273095