Ogni antropologo ਠfiglio del suo tempo. Il mondo che ci si presenta davanti ਠun mondo in rapido movimento (T. Ingold 2000) e le scienze sociali devono rapidamente analizzare e comprendere i cambiamenti. Un'antropologia, che in questo senso evidenzi, affronti e, se possibile, risolva i disagi sociali presenti nelle nuove società multiculturali, che hanno pi๠visibilità nelle grandi metropoli europee e americane e si delineano sempre di pi๠come †œcittà globali†� (R. Cohen 1997). La globalizzazione ci presenta un mondo dove tradizione ed innovazione si intersecano in un continuo mutamento: un †œtermine che solo qualche decennio fa era quasi sconosciuto e che oggi invece ਠuna parola chiave.†� (U. Hannerz 2001: 7) La ricerca si prefigge di analizzare come la conservazione dell'identità culturale e religiosa della comunità sikh nella provincia di Roma, la sua pratica e la sua istituzionalizzazione possano costituire una base per l'inclusione sociale o se invece favoriscano l'esclusione sociale o l'autoemarginazione. Le ragioni della scelta sono: i sikh sono una minoranza nella minoranza. Minoranza degli immigrati indiani, che sono minoranza essi stessi; gli studi eseguiti da ricercatori italiani sul gruppo di migranti provenienti dal Punjab sono stati effettuati solo nel nord Italia. Manca, di conseguenza, uno studio approfondito sulla condizione dei migranti sikh nella provincia romana; l'interesse verso un movimento religioso di tipo monoteistico. Ho utilizzato una metodologia qualitativa, con i metodi dell'osservazione partecipante, dell'etnografia intesa come una †œetnografia pubblica†� (B. Tedlock 1991), la raccolta di storie di vita, †œun'azione indispensabile†� (M. Marzano 2006), una †œpotenzialità †� (M. I. Macioti 1995: 9) †œche dà luogo all'emergere dei fattori cruciali di un vissuto personale, che non ਠmai solo individuale ma profondamente innestato nel corpo sociale†� (R. Cipriani 1987: 26) forse la pi๠adatta per approfondire il tema della percezione del cambiamento culturale e del rapporto tra comunità di approdo e di partenza nella vita sociativa degli attori sociali e il metodo dell'antropologia visiva (F. Faeta 2006). Per comprendere meglio i fatti sociali, ed interpretarli, ho utilizzato come teoria di riferimento le tre fasi dei riti di passaggio indicate da Van Gennep (A. Van Gennep 1981) †" separazione, margine (transizione), riaggregazione †" considerando la migrazione come un fatto sociale totale (A. Sayad 2002). Delle tre fasi sopra elencate la seconda, ovvero il margine o transizione, ਠla pi๠importante, proprio per la possibilità dell'attore sociale di superare o meno di tale fase e produrre una chiusura o una apertura verso l'esterno. Il lavoro ਠcomposto da cinque capitoli preceduti da una introduzione che comprende la nota metodologica e concluso da brevi riflessioni finali. Il primo capitolo prende in esame la costruzione dell'identità sikh. Il secondo capitolo considera gli aspetti inerenti alla migrazione sikh in Italia in generale e a Roma in particolare. Il terzo capitolo ਠl'etnografia di due eventi importanti della comunità sikh. Il primo ਠil Vaisakhi, la festa che della fondazione del Khalsa. Il secondo evento ਠil D-Day, il giorno del turbante, manifestazione di rivendicazione dei diritti sociali, culturali, politici e religiosi da arte della comunità sikh. Il quarto capitolo ਠla restituzione dei risultati della ricerca agli attori sociali in un confronto dialogico tra ricercatore e soggetti della ricerca e ultimo passaggio metodologico.
Polisemia del contadino Sikh : relazioni e comunicazione nella società complessa
2013
Abstract
Ogni antropologo ਠfiglio del suo tempo. Il mondo che ci si presenta davanti ਠun mondo in rapido movimento (T. Ingold 2000) e le scienze sociali devono rapidamente analizzare e comprendere i cambiamenti. Un'antropologia, che in questo senso evidenzi, affronti e, se possibile, risolva i disagi sociali presenti nelle nuove società multiculturali, che hanno pi๠visibilità nelle grandi metropoli europee e americane e si delineano sempre di pi๠come †œcittà globali†� (R. Cohen 1997). La globalizzazione ci presenta un mondo dove tradizione ed innovazione si intersecano in un continuo mutamento: un †œtermine che solo qualche decennio fa era quasi sconosciuto e che oggi invece ਠuna parola chiave.†� (U. Hannerz 2001: 7) La ricerca si prefigge di analizzare come la conservazione dell'identità culturale e religiosa della comunità sikh nella provincia di Roma, la sua pratica e la sua istituzionalizzazione possano costituire una base per l'inclusione sociale o se invece favoriscano l'esclusione sociale o l'autoemarginazione. Le ragioni della scelta sono: i sikh sono una minoranza nella minoranza. Minoranza degli immigrati indiani, che sono minoranza essi stessi; gli studi eseguiti da ricercatori italiani sul gruppo di migranti provenienti dal Punjab sono stati effettuati solo nel nord Italia. Manca, di conseguenza, uno studio approfondito sulla condizione dei migranti sikh nella provincia romana; l'interesse verso un movimento religioso di tipo monoteistico. Ho utilizzato una metodologia qualitativa, con i metodi dell'osservazione partecipante, dell'etnografia intesa come una †œetnografia pubblica†� (B. Tedlock 1991), la raccolta di storie di vita, †œun'azione indispensabile†� (M. Marzano 2006), una †œpotenzialità †� (M. I. Macioti 1995: 9) †œche dà luogo all'emergere dei fattori cruciali di un vissuto personale, che non ਠmai solo individuale ma profondamente innestato nel corpo sociale†� (R. Cipriani 1987: 26) forse la pi๠adatta per approfondire il tema della percezione del cambiamento culturale e del rapporto tra comunità di approdo e di partenza nella vita sociativa degli attori sociali e il metodo dell'antropologia visiva (F. Faeta 2006). Per comprendere meglio i fatti sociali, ed interpretarli, ho utilizzato come teoria di riferimento le tre fasi dei riti di passaggio indicate da Van Gennep (A. Van Gennep 1981) †" separazione, margine (transizione), riaggregazione †" considerando la migrazione come un fatto sociale totale (A. Sayad 2002). Delle tre fasi sopra elencate la seconda, ovvero il margine o transizione, ਠla pi๠importante, proprio per la possibilità dell'attore sociale di superare o meno di tale fase e produrre una chiusura o una apertura verso l'esterno. Il lavoro ਠcomposto da cinque capitoli preceduti da una introduzione che comprende la nota metodologica e concluso da brevi riflessioni finali. Il primo capitolo prende in esame la costruzione dell'identità sikh. Il secondo capitolo considera gli aspetti inerenti alla migrazione sikh in Italia in generale e a Roma in particolare. Il terzo capitolo ਠl'etnografia di due eventi importanti della comunità sikh. Il primo ਠil Vaisakhi, la festa che della fondazione del Khalsa. Il secondo evento ਠil D-Day, il giorno del turbante, manifestazione di rivendicazione dei diritti sociali, culturali, politici e religiosi da arte della comunità sikh. Il quarto capitolo ਠla restituzione dei risultati della ricerca agli attori sociali in un confronto dialogico tra ricercatore e soggetti della ricerca e ultimo passaggio metodologico.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/273165
URN:NBN:IT:UNIROMA3-273165