Questa tesi di dottorato indaga un settore specifico del vasto tema delle Opere Pie nell'Italia postunitaria, poichà© analizza gli enti pii attivi a Roma a sostegno dei minori poveri ed abbandonati tra la grande guerra e il Ventennio fascista. Si tratta di un argomento finora inesplorato che chiama in causa il processo di formazione e di trasformazione dello Stato sociale in Italia. L'ipotesi principale che ਠalla base di questo lavoro di ricerca ਠcapire se ci sia stata un'evoluzione delle politiche assistenziali tra il periodo liberale e la parentesi mussoliniana, descrivendo la normativa e verificando l'applicazione delle leggi nel contesto romano, con uno sguardo dettagliato al funzionamento e all'organizzazione amministrativa di alcune Opere Pie infantili. Per rispondere a questo interrogativo, si ਠscelto di consultare alcuni fondi appartenenti al Ministero dell'Interno, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, agli archivi fascisti e a quelli degli enti assistenziali, e di analizzare monografie e riviste d'epoca, oltre ad un'attenta analisi della letteratura a disposizione sul regime, sulla città di Roma, sulle pie istituzioni e sulle donne e la maternità . E' solo dopo la prima guerra mondiale che lo Stato italiano ha compiuto i primi passi verso un'assunzione di responsabilità dirette per garantire ai cittadini una protezione sociale in relazione ai loro bisogni. Nello stesso tempo, l'ultimo governo liberale ha preso atto del ritardo del nostro Paese sulla scena internazionale per la mancanza di una legislazione pro infanzia chiara e completa. Rispetto alla precedente posizione di assoluta marginalità , il settore assistenziale ha conosciuto un forte sviluppo negli anni del fascismo, diventando uno dei pi๠appariscenti vessilli del regime. Il governo Mussolini si ਠconcentrato prevalentemente sulla protezione della maternità e della prima infanzia per realizzare da un lato l'obiettivo della crescita demografica e per concretizzare dall'altro le aspirazioni di «difesa della razza». I risultati derivanti dalla strategia assistenziale fascista sono stati comunque inferiori rispetto ai proclami e alla retorica del regime, confermando la mancanza di una visione d'insieme della questione assistenziale minorile.
Le opere pie dal Liberalismo al Fascismo : l'assistenza ai bambini e agli adolescenti poveri ed abbandonati nella città di Roma (1915-1943)
2014
Abstract
Questa tesi di dottorato indaga un settore specifico del vasto tema delle Opere Pie nell'Italia postunitaria, poichà© analizza gli enti pii attivi a Roma a sostegno dei minori poveri ed abbandonati tra la grande guerra e il Ventennio fascista. Si tratta di un argomento finora inesplorato che chiama in causa il processo di formazione e di trasformazione dello Stato sociale in Italia. L'ipotesi principale che ਠalla base di questo lavoro di ricerca ਠcapire se ci sia stata un'evoluzione delle politiche assistenziali tra il periodo liberale e la parentesi mussoliniana, descrivendo la normativa e verificando l'applicazione delle leggi nel contesto romano, con uno sguardo dettagliato al funzionamento e all'organizzazione amministrativa di alcune Opere Pie infantili. Per rispondere a questo interrogativo, si ਠscelto di consultare alcuni fondi appartenenti al Ministero dell'Interno, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, agli archivi fascisti e a quelli degli enti assistenziali, e di analizzare monografie e riviste d'epoca, oltre ad un'attenta analisi della letteratura a disposizione sul regime, sulla città di Roma, sulle pie istituzioni e sulle donne e la maternità . E' solo dopo la prima guerra mondiale che lo Stato italiano ha compiuto i primi passi verso un'assunzione di responsabilità dirette per garantire ai cittadini una protezione sociale in relazione ai loro bisogni. Nello stesso tempo, l'ultimo governo liberale ha preso atto del ritardo del nostro Paese sulla scena internazionale per la mancanza di una legislazione pro infanzia chiara e completa. Rispetto alla precedente posizione di assoluta marginalità , il settore assistenziale ha conosciuto un forte sviluppo negli anni del fascismo, diventando uno dei pi๠appariscenti vessilli del regime. Il governo Mussolini si ਠconcentrato prevalentemente sulla protezione della maternità e della prima infanzia per realizzare da un lato l'obiettivo della crescita demografica e per concretizzare dall'altro le aspirazioni di «difesa della razza». I risultati derivanti dalla strategia assistenziale fascista sono stati comunque inferiori rispetto ai proclami e alla retorica del regime, confermando la mancanza di una visione d'insieme della questione assistenziale minorile.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/282036
URN:NBN:IT:UNIROMA3-282036